Domande sulle unioni civili? Rispondono gli avvocati di Gaylex.it

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Divorzio, pensione, alimenti e mille altre cose: tutte i vostri dubbi sulle unioni civili

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Arriveranno in aula al Senato il prossimo 26 gennaio e non sono ancora legge, quindi, né abbiamo certezza che lo saranno e se quello attuale è il testo che sarà approvato in via definitiva. Però, dopo aver pubblicato una esaustiva guida definitiva al ddl Cirinnà , ci sono iniziate ad arrivare diverse domande che abbiamo girato ai nostri esperti del sito Gaylex.it ed in particolare all’avvocato Michele Giarratano, che è già nostro blogger . Ecco quindi le domande, le risposte e il form per porne altre.

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Ciao, vi scrivo in merito al vostro articolo sulle unioni civili. Forse mi sai dire come si procederà nei confronti di chi è già regolarmente sposato all’estero. Immagino che le possibili soluzioni sono 3: 1) I matrimoni non vengono convertiti in unioni civili quindi si deve procedere come se non si fosse sposati; 2) I matrimoni vengono automaticamente convertiti in unioni civili; 3) I matrimoni vengono convertiti in unioni civili solo se espressamente richiesto dalla coppia. Non so se possano esistere altri approcci alla questione. Grazie.

Salve. Al momento la soluzione adottata sembrerebbe la terza, con un riconoscimento del matrimonio precedentemente contratto, ma senza alcun automatismo. La coppia regolarmente sposata all’estero, infatti, potrà recarsi presso l’ufficio di stato civile del comune di residenza e richiedere che il matrimonio o l’unione civile contratte all’estero vengano in qualche modo “convertiti” in unione civile come prevista dalla legge italiana. Gli effetti giuridici saranno prodotti a partire da quel momento e non saranno quindi retroattivi. Ovviamente per essere certi di queste modalità bisognerà attendere il testo finale approvato da entrambe le camere ed i successivi decreti attuativi come previsto, sul tema, proprio dal ddl 2081 (c.d. Cirinnà) all’art. 8 lett. b.

Salve, il mio compagno è separato in attesa di divorzio che la moglie non vuole concedere. Da quel che capisco non potremo unirci civilmente. Potremo fare un contratto di convivenza come previsto dallo stesso disegno di legge? E quali sono le principali differenze con le unioni civili?

Salve. Il ddl 2081 (c.d. Cirinnà), nell’attuale testo che ancora deve essere discusso e votato in Senato, all’art. 20 comma 1 lett. A prevede espressamente che “il contratto di convivenza è affetto da nullità che può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse se concluso in presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o di un altro contratto di convivenza”. La separazione non scioglie il vincolo matrimoniale che viene invece sciolto con il divorzio. Dunque sia per contrarre le unioni civili che per contrarre un contratto di convivenza valido è necessario che non ci sia alcun vincolo matrimoniale. Vanno però dette due cose: la prima è che l’attuale legislatore ha approvato con legge 55/2015 il c.d. “divorzio breve” che permette di chiedere la separazione giudiziale (ovvero non consensuale) trascorsi 12 mesi dall’inizio della separazione, e non più dopo 3 anni come era previsto precedentemente; la seconda è che durante il procedimento di divorzio, e senza necessità di aspettare la fine del procedimento stesso, si può richiedere (in base all’art. 4 comma 12 legge sul divorzio) sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio nel caso in cui il procedimento debba continuare per la determinazione dell’assegno o altre questioni. Dunque ottenere lo scioglimento del vincolo matrimoniale è questione ormai non più particolarmente gravosa e lunga.

Le differenze fra unioni civili e convivenze di fatto sono tante: mentre di fatto le prime estendono alle coppie omosessuali la quasi totalità dei diritti e doveri matrimoniali riservati alle coppie eterosessuali sposate, le seconde invece sono più circostanziate e regolano solo alcuni diritti e doveri e, in particolare: reciproca assistenza (artt. 12 e 17 ddl Cirinnà), diritti di abitazione (artt. 13 e 14), obbligo di mantenimento (art. 15), diritti nell’attività di impresa (art. 16), risarcimento del danno (art. 18).

Ovviamente per essere certi dell’effettività di quanto detto sopra bisognerà attendere il testo finale approvato da entrambe le camere ed i successivi decreti attuativi del governo.

Ma con l’entrata in vigore delle unioni civili, una coppia omosessuale potrà quindi adottare?

Il ddl 2081 (c.d. Cirinnà) non prevede l’estensione tout court dell’istituto delle adozioni per le coppie omosessuali. Per una coppia omosessuale unita civilmente, dunque, non sarà possibile – qualora alle camere fosse confermato l’attuale testo – procedere ad adozione di un minore. Quello che sarà possibile, invece, è la c.d. stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner. L’art. 5 del disegno di legge, infatti, prevede che l’adozione in casi particolari ex art. 44 lett. B – finora riservata al solo coniuge eterosessuale – venga estesa anche al partner in coppia omosessuale unita civilmente. Il procedimento passerà comunque attraverso un ricorso al tribunale per i minorenni e consentirà che un minore, legalmente figlio di uno dei due partner soltanto, divenga per adozione legalmente anche figlio dell’altro. Va detto che, rispetto all’adozione “piena” o “legittimante”, l’adozione in casi particolari è “semplice” e non estende, ad esempio, il legame giuridico con i familiari dell’adottante. Questo articolo sembra essere, da quanto riportano i media, quello su cui potrebbe esserci una maggiore discussione in aula e pertanto per capire la reale portata dell’estensione dei diritti genitoriali nelle famiglie omosessuali con il ddl Cirinnà bisognerà verificare quale sarà effettivamente il testo finale approvato.

Salve, io convivo da due anni con un ragazzo marocchino che è attualmente purtroppo senza permesso di soggiorno. Con l’eventuale approvazione delle unioni civili cosa succederà? Potremo unirci civilmente? E lui potrà così ottenere il permesso di soggiorno finalmente?

Si, non è necessario essere cittadini italiani per contrarre le unioni civili, ma è sufficiente essere “due persone maggiorenni dello stesso sesso ” (art. 2 comma 1 ddl Cirinnà) e che non ci siano cause impeditive (art. 2 comma 3 ddl Cirinnà). Una volta uniti civilmente, il tuo compagno marocchino potrà richiedere il permesso di soggiorno per motivi familiari. In realtà – comunque – già da qualche anno, grazie all’intervento dei Tribunali (a partire da una sentenza del febbraio 2012 del Tribunale di Reggio Emilia), il cittadino extracomunitario sposato all’estero con cittadino italiano dello stesso sesso può accedere alla richiesta di permesso di soggiorno per motivi familiari.

Salve, il testo del decreto prevede anche le modalità con cui i comuni registreranno l’unione civile? Intendo dire, si dovrà presentare solo una apposita modulistica, da firmare davanti a un funzionario del comune, oppure sarà prevista un minimo di ufficialità con tanto di testimoni ecc.?

Dalla lettura del testo del ddl 2081 (cd. Cirinnà) le modalità sembrano essere le stesse dei matrimoni civili in comune. L’art. 2 del disegno di legge recita infatti che: “due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni”. Spetterà comunque poi ai decreti attuativi, ed eventualmente ai singoli regolamenti comunali, stabilire le modalità esatte di svolgimento.

Il mio compagno e’ extracomunitario ed ha una carta soggiorno per lavoro. Nel caso di una unione civile verrebbe tramutata in carta soggiorno per motivi familiari? Avrebbe il diritto di restare sul territorio italiano in seguito ad un eventuale divorzio o mia morte?

Salve, per quanto riguarda il diritto dell’immigrazione alla lettura del testo del ddl 2081 (cd. Cirinnà) sembrerebbe che vengano estese alle coppie unite civilmente le stesse norme previste per le coppie sposate. Questo quindi sia per la concessione del permesso di soggiorno (vedi sopra), che per la tramutazione di un permesso di soggiorno o carta permanente di soggiorno, che per il resto. Dunque in caso di divorzio o morte il cittadino extracomunitario avrebbe le stesse tutele di un coniuge extracomunitario: per un approfondimento sul tema consigliamo questa scheda molto ben fatta realizzata dalla prefettura di Firenze e dalla regione Toscana.

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