Offensiva contro le unioni civili: ormai probabili alcune modifiche

Stepchild col foglio rosa, niente doppio cognome, eliminati rimandi al codice civile

Nelle segrete stanze di Palazzo Madama c’è chi scrive moltissimo in questi giorni: sono gli estensori degli emendamenti al ddl Cirinnà che, in particolar modo dopo le parole del Cardinale Bagnasco, è evidente a tutti che non passerà indenne dall’esame dell’aula. A lavorarci sono alcuni dei malpancisti più convinti, che chiameremo “super-malpancisti” (le senatrici Di Giorgi e Fattorini – quest’ultima ieri ha addirittura parlato di incostituzionalità del testo – e il senatore Lepri), col capogruppo Zanda che cerca invano di tenere unito un gruppo che ormai la pensa su alcuni temi in modo diametralmente opposto. A guardare sono i grillini, in attesa di capire se il gioco al ribasso attualmente in atto porti il testo ad un livello di diritti così basso da rendere il ddl indigeribile per loro. In mezzo c’è la comunità lgbt, che non perde le speranze di veder approvato un testo di legge atteso da trent’anni, che cambierebbe le loro vite: ma al tremendo gioco della politica questo poco importa, lo sappiamo tutti drammaticamente.

Le modifiche si dice riguarderebbero innanzitutto la stepchild. Tre sono le opzioni: lo stralcio (soluzione molto improbabile, che accarezzano solo pochi duri e puri), un affido “ultra-rinforzato (partendo dalla bozza di emendamento presentata giorni fa come base di discussione) o una novità, un coniglio dal cappello che sta prendendo in realtà sempre più piede. Si tratta di una sorta di “stepchild col foglio rosa“: l’applicazione alle coppie unite civilmente dell’adozione in casi particolari previsto dalla legge 44 del 1983 (che è la “stepchild adoption” così come contenuta nel testo attuale) scatterebbe non subito, ma dopo due anni di “foglio rosa”, di prova generale, nella quale la procedura sarebbe simile a quella dell’affido rinforzato.

Ma non è solo sulla stepchild che i “malpancisti” stanno andando a cambiare il testo attuale, forti della paginata di Repubblica che ieri, ad arte, ha diffuso improbabili orientamenti del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale sarebbe intenzionato a rimandare alle Camere il testo di legge Cirinnà se rimanesse nella sua formulazione attuale. E la scelta dell’Ufficio Stampa del Quirinale che ieri, anche da noi interpellato, ha preferito non rettificare nulla e starsene zitto, li ha ovviamente galvanizzati, arrivando a far dire alla Senatrice PD Fattorini che il ddl Cirinnà sarebbe incostituzionale, come se fosse la prima volta che lo vede.

Tutti i cambiamenti che si stanno scrivendo in queste ore – la Fattorini su Repubblica li definisce “chirurgici” – vanno in un’unica direzione: accentuare le differenze tra matrimonio eterosessuale e unioni civili. Obiettivo dichiarato: evitare l’atto del Presidente della Repubblica. Obiettivo vero: non dare troppo noia alle gerarchie cattoliche, le cui opinioni sono tenute in grande considerazione da molti dei senatori “malpancisti” e la cui mobilitazione del 30 gennaio col Famili Day fa paura a molti, specie dopo l’imprimatur del Cardinale Bagnasco. Così, un altro cambiamento riguarderebbe il doppio cognome: sarà infatti probabile che qualcuno proponga di eliminare questa possibilità dal ddl Cirinnà. Altri cambiamenti toglierebbero alcuni rimandi al codice civile nell’articolo 2, in particolare quelli che fanno riferimento al regime patrimoniale dei coniugi.