Gender: così Papa Francesco tradisce la parola di Cristo. Amen.

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Le durissime parole di Bergoglio contro la cosiddetta teoria del gender in Georgia restituiscono un'immagine inquietante della fede del pontefice.

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Papa Francesco ieri, durante l’incontro con i religiosi nella chiesa dell’Assunta a Tbilisi (Georgia), ha pronunciato parole durissime contro i diritti delle donne e della comunità LGBT. A dire il vero uscite simili, anche se forse meno eclatanti, si erano già registrare in passato: come quando, nell’aprile del 2015, nel corso dell’udienza in San Pietro, Bergoglio si era espresso contro i “dubbi” e lo “scetticismo” che l’epoca contemporanea manifesta nei confronti dellea differenza sessuale e di genere. All’epoca il Pontefice aveva ipotizzato che la “teoria del gender sia di fatto una sorta di esito negativo della “frustrazione” e della “rassegnazione” che uomini e donne sperimentano verso la differenza sessuale. Differenza sessuale che il “gender” vorrebbe abolire, disse all’epoca il Papa.

IL PAPA CHE LOTTA CONTRO UN FANTASMA

Ricollegandosi a una domanda posta da una donna presente nella chiesa dell’Assunta, Bergoglio ha detto:

“Tu, Irina, hai menzionato un grande nemico oggi del matrimonio: la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee: ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono. Pertanto bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche”.

 

Il terreno è già predefinito. È uno scontro, la Chiesa è attaccata e deve difendersi. Va da subito rilevata l’insistenza nell’utilizzare l’espressione “teoria del gender, che non ha un riferimento reale nel dibattito contemporaneo, nel senso che, al di fuori dagli ambienti cattolici, non esiste alcuna “teoria del gender“. La Chiesa pensa – o forse solo vuol fare credere – che esista un fronte compatto di teorici politicizzati dediti allo smantellamento della differenza sessuale, ignorando ad esempio che, soprattutto in Italia, all’interno degli studi di genere, il femminismo si è manifestato proprio come “teoria della differenza sessuale”, rivendicando l’autonomia e la parità della donna, a dispetto della tradizione.

Certo per buona parte degli studiosi di genere (ma se per questo anche degli antropologi, sociologi, filosofi, e chi più ne ha più ne metta)  la tradizione non è natura, dato di fatto, ma al contrario è costruzione, una costruzione perlopiù opera degli uomini, dei maschi e dedita alla repressione sistematica di tutti quelli ritenuti inferiori: i deboli (ad esempio, donne bambini) e i deviati (ad esempio, omosessuali e transessuali). Una tradizione alla cui edificazione hanno collaborato, nei secoli papi, vescovi, sovrani, statisti, imprenditori, intellettuali, padri di famiglia – tutti rigorosamente uomini.

LA TRADIZIONE NON È TUTTO CIÒ CHE CI RESTA

E infatti le donne, le femministe, a un certo punto hanno detto no, la tradizione va ripensata perché essa, ben lungi dall’essere un dato di fatto, è un artificio elaborato dagli uomini per sottomettere e mantenere il controllo sulle donne, a vari livelli e sotto diversi, svariati punti di vista. Mentre esistono, sulla Terra, uomini e donne. E ne consegue che la società tutta debba (dovrebbe) essere ripensata alla luce delle dinamiche di potere che l’hanno costituita. Dinamiche di potere che hanno da sempre visto l’uomo imporre e la donna obbedire. Dinamiche ingiuste, oppressive e che vanno abolite, superate.

Ora: la teoria del gender viene definita da Papa Francesco come grande “nemico del matrimonio“. Se teniamo fede a ciò che i cattolici vogliono intendere con teoria del gender – ovvero più o meno “smantellamento dei ruoli” maschile e femminile – il punto è molto chiaro. I ruoli a cui fa riferimento il Papa sono rapporti di potere consolidati ma iniqui. Gli studi di genere intendono prendere atto di differenze, non costruirle o inventarle. Gli studi di genere portano alla luce le vite sommerse, i diritti negati, le storie che il mondo non ha raccontato. Le dinamiche patriarcali e di rifiuto delle differenze – ad esempio del femminile e della comunità LGBT – hanno date e luoghi di nascita, non sono cadute dal cielo. Sono state pensate, costruite, decise. E come tali, possono essere superate. E spesso devono essere superate, perché sono portatrici di ingiustizie, sopraffazione e delitti. La politica ha il compito, e vorrei dire il dovere, di realizzare queste conquiste, di proteggere anche queste regioni dell’umanità.

LA CHIESA NON PUÒ PERMETTERSI DI ESSERE GIUSTA

Il matrimonio eterosessuale, quello per cui fa il tifo Francesco, certamente è un’istituzione in crisi, ma se è vero che la crisi dipende dal “gender” ovvero – traducendo l’espressione nel linguaggio terrestre di noi profani – dall’aumentata consapevolezza dei diritti e delle possibilità, beh, vorremmo dire: tanto peggio per il matrimonio. I matrimoni in passato duravano anche grazie al silenzio e alla subordinazione della donna. Dinamiche terribili e a volte tragiche, che la Chiesa però evidentemente apprezza, basti vedere il modo in cui tratta ancora oggi le suore, costrette nella penombra dei sottoscala, dei conventi e degli ospizi e delle case di cura, al pari perlopiù di anonime inservienti, escluse quindi dalla gestione dei sacramenti e dalla riflessione teologica ovvero da qualsiasi posizione di potere e prestigio.

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