Un figlio per il senatore Sergio Lo Giudice e il marito

E’ il primo politico gay dichiarato ad avere un figlio. Il piccolo è nato negli Usa.

Non è il primo parlamentare gay ad essersi sposato (qualche mese prima, nell’estate del 2011, Paola Concia aveva sposato la sua compagna in Germania), ma Sergio Lo Giudice, senatore del Pd ed ex presidente di Arcigay, è destinato a passare alla storia come il primo ad avere avuto un figlio.

Lo Giudice e il marito Michele Giarratano, che si sono sposati ad Oslo nell’autunno del 2011, infatti, hanno appena portato a casa Luca, il figlio nato grazie ad una madre surrogata statunitense.

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Lo Giudice ha dichiarato di essere “un padre felice”, ma soprattutto ha raccontato tutti gli ostacoli che prima lui da solo e poi insieme al marito, ha dovuto superare per realizzare il loro sogno.

“Chi arriva ad avere un figlio in una famiglia arcobaleno come ora siamo noi a tutti gli effetti – ha raccontato il neo-papà -, davvero lo deve desiderare molto, più che mai se vive in Italia. Per prima cosa sai che dovrai andare all’estero, poi che tornando in Italia dovrai combattere per i diritti di tuo figlio. Per fortuna ormai le famiglie arcobaleno sono a centinaia anche da noi, e quindi esiste una rete organizzativa e di supporto informativo che aiuta molto”.

E come tutte le famiglie omogenitoriali italiane sanno, le difficoltà non finiscono con la nascita del bambino. A quel punto, iniziano le battaglie per i diritti non solo del piccolo, ma anche dei genitori. “La questione più seria riguarda semmai i diritti del genitore non legale – ha spiegato il senatore -. Ed è una questione grave. Se per ipotesi dovesse venire a mancare il genitore che ha concepito, l’altro, al compimento dei 12 anni del bimbo, potrebbe perfino vederselo sottratto dalla famiglia d’origine del concepente. In altri paesi la posizione dei due genitori è già equiparata, come il buon senso consiglierebbe. Da noi esiste lo ius sanguinis, ma esiste anche un progetto di legge che abbiamo presentato io e Luigi Manconi per modificarlo”.

Le cose da cambiare, le barriere da abbattere, passano anche dal linguaggio. Per questo Lo Giudice, preferisce parlare di “gestazione per altri” piuttosto che di “utero in affitto”, locuzione a cui spesso viene conferita un’accezione negativa che rischia di ridurre tutto ad una questione economica. Perché, come lui stesso ha spiegato, con la donna che ha partorito il piccolo, si è instaurato un ottimo rapporto, destinato a durare. “Noi abbiamo conosciuto e frequentato a lungo la donna che ha tenuto in grembo Luca – ha precisato Lo Giudice -. Abbiamo anche conosciuto la sua famiglia, siamo stati insieme al mare, gli abbiamo raccontato la nostra vita e loro lo hanno fatto con noi. Le stiamo già mandando foto di Luca durante questo viaggio di rientro e lei presto verrà a trovarci a Bologna. Non è solo una questione di affetto che si instaura, è anche bene che il bambino sappia da subito il modo in cui è venuto al mondo, e quanto amore abbia avuto attorno a lui”.

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Tra i tanti messaggi di auguri e felicitazioni giunti alla coppia, non sono mancate le critiche e gli attacchi, soprattutto dal mondo della politica, comprese le accuse di avere “aggirato la legge”, cosa che, secondo il Giornale, non si addice ad un Senatore della Repubblica.