“Due uomini non fanno una madre”, l’indecente campagna di Pro Vita contro le famiglie arcobaleno

Manifesti omofobi affissi a Roma, Milano e Torino. Pro Vita e Generazione Famiglia lanciano la campagna #StopUteroinAffitto.

Ennesima provocazione omofoba da parte di Pro Vita e Generazione Famiglia, con manifesti affissi a Roma, Milano e Torino in cui appaiono due giovani che spingono un carrello con dentro un bambino disperato, ‘comprato’ dalla coppia, individuati come “genitore 1” e “genitore 2”, e a fianco la scritta: “Due uomini non fanno una madre. #StopUteroinAffitto”.

«La nostra iniziativa – ha dichiarato Toni Brandi, presidente di Pro Vita – intende sottolineare ciò che non si dice e non si fa vedere dell’utero in affitto, perché noi siamo dalla parte dei più deboli, i bambini, ma anche per la salute delle donne, trattate come schiave e ignare dei rischi per la salute a cui si espongono».

«L’utero in affitto è vietato in Italia e i bambini non si comprano – ha continuato l’altro promotore del Family Day, Jacopo Coghe di Generazione Famiglia – perché sono soggetti di diritto e non oggetti. Con l’utero in affitto la dignità delle donne viene calpestata per accontentare l’egoismo dei ricchi committenti. Dall’immagine si vede bene cosa manca a questo bambino: la mamma».

Entrambi, ovviamente, tacciono volutamente quella che è la vera realtà della gestazione per altri, che nel 90% dei casi italiani riguarda le coppie eterosessuali. Composte da un uomo e una donna. L’utero ‘in affitto’ si fa tristemente pretesto per attaccare le famiglie arcobaleno, che esistono insieme ai loro figli ad oggi privi di diritti, per una terrificante campagna pensata come replica a quei giudici e sindaci che hanno disposto la trascrizione o l’iscrizione di atti di nascita di bambini come figli di due madri o di due padri. Chiara Appendino, tra i primi sindaci ad intervenire in tal senso, ha così replicato alla campagna: “Ma due persone che si amano fanno una famiglia. Continuerò le trascrizioni e non smetterò di dare la possibilità a questo amore di realizzarsi“.

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Ciò che non si capisce, come sottolinea l’attivista LGBT Cathy La Torre sui social, è come sia possibile che simili provocazioni possano avere le autorizzazioni per le affissioni. “E se sì, i comuni sanno che ne risponderanno?“.

5 commenti su ““Due uomini non fanno una madre”, l’indecente campagna di Pro Vita contro le famiglie arcobaleno

  1. Che iniziativa orrenda. Che rabbia. Piena solidarietà alle famiglie arcobaleno che hanno avuto figli grazie alla gestazione per altri, metodo di procreazione assistita che trovo davvero bello e sacrosanto, molto lontano dalla pessima descrizione che ne viene fatta in quei discorsi. Nel momento in cui una donna in tutta libertà decide di offrire un servizio di gestazione per altri, a titolo gratuito o volendo essere pagata, è giusto che lo possa fare; trovo del tutto inaccettabile che le leggi si mettano di traverso a proibire il tutto, tra l’altro pure ostacolando il pieno riconoscimento dei bambini nati all’estero grazie a questa tecnica.

  2. La “madre mancante” ricalca l’immagine di una donna ritenuta non in grado di decidere autonomamente se e quando intraprendere una gravidanza oppure di un’indigente che vende i propri figli. Esistono invece paesi dove da anni il percorso della gpa si sviluppa attraverso i principi di condivisione e solidarietà tra le parti in contatto. L’unico modo di contrastare la propaganda di terrore credo sia la testimonianza dei tanti figli ormai adulti cresciuti nelle famiglie arcobaleno.

  3. A me la gestazione per altri/”utero in affitto” non piace, come non mi piacciono l’aborto e il consumo di droghe. Ma se uno ha un minimo di cervello ci mette un secondo a capire che, legale o illegale, la gente comprerà la droga, abortirà e farà un bambino tramite un’altra donna. Spingere per la proibizione significa permettere a chi ha i soldi di andare in Svizzera e fare quel che vuole, e impedire a chi non è ricco di esercitare un proprio diritto. In sostanza si tolgono diritti ai poveri e si danno ai ricchi. Bella merda. Senza considerare, come nell’articolo, che 9 su 10 sono coppie etero a compiere la gestazione per altri. Solita retrograda retorica ipocrita.

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