“Vi racconto perché la mia ex si è suicidata”

Alessandra, una ragazza di origini pugliesi, ha deciso di rendere nota una storia che la stampa ha invece taciuto. E’ quella di Elena, la sua ex compagna, che si è tolta la vita buttandosi dal balcone

Elena aveva 37 anni, era lesbica e viveva in paese della provincia di Foggia che si chiama Torre Maggiore. Il passato è d’obbligo, parlando di lei, perché l’11 ottobre scorso, Elena ha scelto di non continuare a vivere. Nessuno l’ha saputo, perché neanche la stampa locale ha riportato la notizia. A raccontarci la sua storia è Alessandra, che non ha dubbi sulle ragioni che hanno spinto la sua ex compagna a prendere questa decisione.

“Vivere a Torre Maggiore per una lesbica è impossibile, per questo me ne sono andata. Il clima che si vive lì è distruttivo nei confronti di chi come me ed Elena vive una sessualità diversa – racconta Alessandra -. Lei era ‘la lesbica del paese’ additata e giudicata da tutti al punto che fermarsi a parlare con lei per strada era segno di omosessualità”.

La condizione che le due ragazze sono state costrette a vivere è comune a molti gay e a molte lesbiche che vivono in piccoli centri, dove il pregiudizio chiude la mente delle persone al punto di emarginare chi conduce uno stile di vita ‘non usuale’. 

“Io ed Elena abbiamo avuto una storia, nel 1994 – continua Alessandra – che però è durata poco. Non appena le nostre famiglie sono venute a conoscenza della cosa, hanno fatto di tutto per impedirci di stare insieme. I miei genitori mi costrinsero anche ad andare in terapia sperando che questo mi avrebbe ‘guarita’.

Naturalmente non è andata così e l’anno dopo decisi di lasciare Torre Maggiore e andare a vivere prima all’estero e poi nel nord d’Italia, dove tuttora abito”.

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Il racconto di Alessandra è fatto di lunghe pause piene di commozione e amarezza.

“Elena ha fatto di tutto per provare ad essere accettata dalla comunità – prosegue – si è anche sposata, ma ha divorziato poco tempo dopo. Un gesto certamente dettato dalla disperazione e dal desiderio profondo di essere amata. Questa è una storia di un paese del sud, freddo e ignorante, che ti cambia dentro anche se non lo vuoi e che ti porta a scappare e ad odiare te stessa. Elena provò ad andarsene, ma a volte le radici sono più forti della ragione e non si recidono. Tornare a vivere a Torre Maggiore con una famiglia che non l’accettava è stato probabilmente determinante”.

Le due ragazze, separate a causa della distanza, oltre che dell’ignoranza, per anni  non sono più state in contatto. Solo nel 2000 tentarono un riavvicinamento, ma senza successo. 

“Le poche volte che, durante l’anno, tornavo in paese, non mi era possibile andarla a trovare o chiamarla. La mia famiglia mi ha anche nascosto la notizia della sua morte, forse per paura che prendessi parte al funerale, il che per loro sarebbe stato una vergogna – dice Alessandra -. L’estate scorsa Elena tentò di riavvicinarsi a me, ma io non conoscevo quello che le era successo negli ultimi tempi e non ho capito che quella poteva essere una richiesta d’aiuto”. 

Adesso Alessandra vive serenamente la sua vita, ma la notizia della morte della sua ex compagna,  lasciatasi cadere dal balcone  mentre tutta la famiglia era in casa, l’ha segnata profondamente. “Mi resta un vuoto dentro, non colmabile e che non riesco ad accettare. Elena è stata lasciata morire con gli anni, giorno dopo giorno, a causa dell’indifferenza della gente e di chi avrebbe dovuto amarla e che invece l’ha emarginata, additata come peccatrice e diversa. Spero solo che il suo ultimo volo sia una piccola speranza per tutti noi, che ci spinga a cambiare le tante situazioni come questa che sono molto diffuse in Italia”.

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di Caterina Coppola