Franco e Gianni, prima unione civile a Torino: “Avevamo già fatto testamento. Lo Stato è stato lento, ma ora è fatta”

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L'intervista di Repubblica: "I nostri amici erano tutti coppie gay, come Giorgio e Armando. Sono morti tutti: se solo la legge fosse arrivata prima...".

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Si sposeranno sabato mattina e saranno la prima unione civile celebrata a Torino. Franco ha 83 anni e Gianni 79. Insieme da 52 anni, una vita. Sono stati intervistati proprio oggi da Repubblica. Una bellissima e toccante intervista, in cui hanno raccontato il loro punto di vista privilegiato di coppia omosessuale che ha attraversato tutto il Secondo Novecento e questi primi decenni del terzo millennio. Parole eleganti e piene di quotidianità e di consapevolezza. Parole di chi ha vissuto a lungo senza diritti, anche se mai nascondendosi.

Due anni fa avevano scritto a Renzi per chieder di velocizzare l’approvazione del decreto sulle unioni civili e ora finalmente di dicono felici: Ci farà ridiventare cittadini di serie A, anche se noi ci siamo sempre considerati tali. E se anche il Vaticano o l’arcivescovo di Torino dicono che la famiglia è una sola, noi ci siamo sempre sentiti famiglia. Il nostro rapporto a due diventerà tale di fronte al mondo. Il primo motivo dunque è l’affetto. Il secondo è l’aspetto patrimoniale, la reversibilità della pensione, la successione. Uno di noi, Franco, soffre di salute e ha subito sette interventi chirurgici: tutte le volte abbiamo dovuto dichiarare che eravamo insieme per non essere sbattuti fuori dall’ospedale. I giovani hanno la vita davanti, noi quel poco di vecchiaia che ci resta”.

Sono credenti Franco e Gianni, ma non molto praticanti: “anche se qualche affidamento dell’anima al cielo, alla nostra età, lo facciamo. A settembre non potremo essere all’unione civile di Stefano (il ragazzo che li ha aiutati nel disbrigo delle pratiche con l’anagrafe, ndr) perché saremo a Lourdes.  Sull’argomento “figli” hanno parlato schiettamente: hanno detto di non aver mai sentito l’esigenza di averne e che hanno “qualche dubbio” sulle adozioni per le coppie gay: Va fatto con molta intelligenza e attenzione nei confronti dei ragazzini. Che, va detto, si fanno molti meno problemi degli adulti“.

Franco e Gianni si sono conosciuti nel 1964: “un 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia. Era un lunedì. Una festa a casa di amici in collina. Avevamo 26 e 31 anni. Non c’erano ancora i locali. Nell’ambito gay ci si trovava nelle case. C’erano giri di amici, ci si conosceva e ci si incontrava“. Racconti davvero suggestivi e preziosi, che evocano altri tempi, atmosfere completamente diverse da quelle odierne.

Sono andati a vivere insieme due anni dopo essersi conosciuti e le difficoltà non sono mancate: “Trovare casa è stata un’impresa. Quando l’agenzia o i proprietari vedevano arrivare due uomini ci mandavano a stendere. Non lo dicevano mai chiaramente, ma accampavano scuse. Alla fine ci siamo riusciti. Ed è iniziata la nostra convivenza. Con gli anni abbiamo anche comprato casa con il mutuo. Come una coppia qualsiasi”Coi vicini non hanno mai avuto problemi: “Mai storie, reazioni scomposte o negative”. Neppure sul lavoro, dicono: “Io – annota Franco – ero impiegato tecnico Fiat. Gianni direttore di un negozio in piazza Statuto. Alle spalle poteva capitare la battuta, ma mai oltre. Non abbiamo mai attaccato i manifesti, né siamo stati gay politicamente impegnati, ma non abbiamo mai negato la nostra identità a chi chiedeva. Mai fatto “finta di”.

Ricette per far durare la coppia così tanto tempo non ne sanno dare: Non c’è nulla di diverso dalle coppie che arrivano a vivere molto tempo assieme. E si accetta di non dare sberle a tutte le mosche. Ruoli ben precisi però non ce ne sono. Uno ha il compito della lavastoviglie, l’altro della lavatrice“. Hanno iniziato a pensare di sposarsi tempo fa, “quando si è cominciato a parlare dei Pacs”. Anche se, con tutte le peripezie dello scenario politico italiano: dopo anni non pensavamo più di farcela. Avevamo già fatto testamento. Lo Stato è stato lento, carente. Con rabbia vedevamo l’Europa andare avanti e l’Italia restare ferma. I nostri amici erano tutti coppie gay, come Giorgio e Armando. Sono morti tutti: se solo la legge fosse arrivata prima…“. 

Riguardo alla cerimonia di sabato si dicono felici “anche se un po’ stanchi. È un’emozione molto forte. Quelle piccole cose che un novello sposo fa quasi senza accorgersene, come comprare gli anelli, provare gli abiti, decidere gli invitati alla cerimonia o il ristorante sono state tutte nuove ed emozionanti“. Il giorno dopo, domenica, già sanno che dormiranno tutto il giorno, per recuperare dopo questo periodo straordinario e molto intenso. “E lunedì ricomincia la nostra vita di sempre, ma con un qualcosa in più: non avremo più bisogno di dimostrare al mondo chi siamo“.

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