Body positivity al maschile. Ne parliamo con Riccardo Onorato, il creatore di Guy Overboard

"Tutti e tutte potremmo cominciare a non associare più un valore morale alla forma del corpo proprio e di quello degli altri, a non creare gerarchie in base alle quali una persona è degna di maggior rispetto e considerazione per la forma fisica che ha". Riccardo Onorato aka Guy Overboard

body positivity
6 min. di lettura

No grassi”, “solo maschi”, “niente effemminati”, “no bassi”. Basta aprire l’app di incontri gay più scaricata al mondo e navigare tra i vari profili per imbattersi in bio che contengono queste frasi discriminatorie. Il body-shaming, ovvero l’atto di discriminare e deridere una persona per il suo aspetto fisico, su questa applicazione è cosa comune, nonostante i vari tentativi intrapresi dall’azienda per sensibilizzare gli utenti.

La piattaforma image-centric per eccellenza come Instagram è un altro luogo virtuale dove l’uomo dal corpo non conforme può maturare una percezione negativa di sé, visto il maggior engagement che hanno i fisici scolpiti rispetto ad altri. Probabilmente ti sarà capitato che, dopo aver seguito l’account di un ragazzo “tutto addominali”, la sezione “Esplora” di Instagram sia stata letteralmente invasa da corpi atletici. Anche lo stesso Instagram, seppur involontariamente, ce ne mette di suo per abbassare l’autostima e far sentire in difetto le persone.

Il discorso body positivity riguarda, quindi, anche gli uomini, non soltanto le donne che da tempo immemore hanno a che fare con determinate pressioni sociali a riguardo del loro aspetto estetico. Con il termine body positivity ci riferiamo in particolare a quel movimento che ha tra gli obiettivi principali la rimozione delle discriminazioni nei confronti di chi ha corpi non conformi.

Qui di seguito vogliamo approfondire l’argomento parlandone direttamente con un content creator che, attraverso il suo blog ed i suoi profili social, parla di accettazione del corpo maschile come quasi nessun altro sa fare.

Body positivity al maschile. Chi seguire su Instagram

Body positivity al maschile. Ne parliamo con Riccardo Onorato, il creatore di Guy Overboard - body positivity riccardoonorato e1619216520450 - Gay.it
Instagram Riccardo Onorato, @guyoverboard

Riccardo Onorato aka Guy Overboard è tra i pochi content creator e influencer italiani che realizzano contenuti interessanti sulla mascolinità tossica e sulla body positivity declinata al maschile. Lo abbiamo contattato perché desideriamo che gli utenti del nostro portale scoprano di più a riguardo del movimento che sta rivoluzionando gli standard tradizionali di bellezza.

Vogliamo che sul nostro portale si abbia, inoltre, più consapevolezza in merito alla pressione subita dagli uomini gay all’interno della comunità per quanto riguardo l’aspetto fisico. Già uno studio del 2011 pubblicato sul Journal of Social & Clinical Psychology rivelò che gli uomini gay possono soffrire di disturbi alimentari dieci volte di più rispetto agli uomini etero. Un altro studio, pubblicato da Psychology of Men & Masculinity affermò che il 58% sente una forte pressione, dettata da tv e riviste, ad avere “un corpo più attraente”.

Ecco, qui di seguito, alcune domande che abbiamo posto a Riccardo.

Body positivity. Intervista a Riccardo Onorato, “fat-shionista content creator”

riccardo onorato, body positivity al maschile
Instagram Riccardo Onorato, @guyoverboard

Classe 1987 e designer di prodotti digitali, ti occupi da tempo di un progetto, chiamato Guy Overboard, dove parli di body positivity ed argomenti connessi alla mascolinità. Cosa significa il titolo del blog?

“Guy Overboard” è un titolo che ho preso in prestito da un brano delle Girls Aloud (gli amanti della musica pop capiranno!): mi piace il significato letterale che ha, “ragazzo esagerato”, perché esprime bene come sono, ma mi piace anche interpretare “over-board” come l’idea di andare “oltre il bordo”, ossia di non far sì che il corpo diventi un ostacolo nella piena realizzazione della propria vita. Credo che per tanti ragazzi che vivono o hanno vissuto pressioni sul loro corpo questo approccio possa essere davvero importante.

Qual è stata l’idea che ti ha portato a creare un blog dedicato agli uomini plus size?

Inizialmente è nato come luogo di condivisione e ispirazione per l’abbigliamento maschile plus-size, avendo io stesso difficoltà a trovare capi della mia taglia che uscissero fuori dai soliti modelli, colori e stoffe a cui i negozi di “taglie forti” ci hanno abituato. Ma oltre a tanti consigli, ho ricevuto anche molte testimonianze di persone che condividevano con me le insicurezze sul loro corpo. I loro racconti mi sembravano molto vicini e mi hanno fatto sentire meno solo, sbagliato, come se non fossi l’unico ad aver vissuto quelle esperienze. Da lì ho pensato che sarebbe potuto essere utile anche per altri ragazzi sentir parlare del corpo in una maniera non giudicante, libera da stereotipi e pregiudizi negativi.

Oltre al portale, hai una pagina Instagram molto attiva (@guyoverboard), che conta all’incirca 80 mila follower. Quali sono i contenuti social che proponi?

Su Instagram mi piace parlare di come si possa combattere lo stigma sociale nei confronti di quei corpi considerati dalla nostra società come “non conformi”, come uscire dalla gabbia dei ruoli di genere e dal racconto tossico di una mascolinità egemone, come approfondire la conoscenza e l’apprezzamento di se stessi ed essere più consapevoli del proprio corpo e delle sue qualità, ma anche come riconsiderare il desiderio e la sessualità maschile e come vivere la diversità per rendere il mondo un luogo più inclusivo. E lo faccio mettendo me davanti alla (foto)camera e partendo quasi sempre da esperienze personali. Oltre questo però mi piace anche condividere le mie passioni sull’abbigliamento, sul beauty al maschile, musica, libri e serie tv.

A proposito di Instagram. Gli algoritmi lavorano per mostrare ciò che più ti piace. Basta un cuoricino ad una foto di una persona palestrata, magari un tuo amico personal trainer che sta promuovendo la sua attività online, per trovarti il feed pieno di pubblicità che invitano ad acquistare schede personalizzate di workout, diete e ad altro. Questo può avere un impatto fortemente negativo sull’autostima delle persone, quelle in particolare che sentono di avere un corpo non conforme agli standard tipici di bellezza. Per non parlare poi del bodyshaming che una persona a te estranea può venire a fare sotto le tue ultime foto con commenti che, se sei insicuro e non hai un buon rapporto con il tuo corpo, possono profondamente nuocere alla tua salute mentale. Quali sono i consigli che senti di dare a quelle persone che, a causa dei social, vivono in maniera pressante la continua rappresentazione del corpo perfetto?

Prima di tutto, non vivete in maniera colpevole la sensazione di disagio nei confronti del vostro corpo. Anche se razionalmente pensiate che sia una sciocchezza, viviamo comunque in una società che è ossessionata dalla forma fisica tant’è che anche le persone che potremmo considerare “con un corpo perfetto” si sentono comunque inadeguate. Siamo tutti sulla stessa barca: non è una lotta grassi contro magri o belli contro brutti. Però tutti e tutte potremmo cominciare a non associare più un valore morale alla forma del corpo proprio e di quello degli altri, a non creare gerarchie in base alle quali una persona è degna di maggior rispetto e considerazione per la forma fisica che ha. Questo non vuol dire che guardandoci allo specchio ci ameremo di più, ma avremo la libertà di non permettere ai pensieri sul corpo di governare la nostra vita e le nostre scelte. Meritiamo tutti e tutte di vivere, di fare e di essere preoccupandoci come appariamo se ne abbiamo voglia, non perché dobbiamo.

In Italia, rispetto a paesi come la Francia e l’Inghilterra, si contano sulle dita di una mano i brand inclusivi che vendono capi di tendenza per lo shopping plus-size. Si possono trovare negozi di taglie plus-size che, tuttavia, non propongono spesso vestiti belli e alla moda. Come mai secondo te siamo così indietro?

Il concetto di bellezza nella moda ha difficoltà a prendere le distanze da quell’ideale elitario, inarrivabile e a tratti normativo che ha sempre portato avanti, e questo si riversa nell’educazione sartoriale, nella scelta dei casting, nei lavori all’interno delle aziende e anche nella produzione degli abiti. È un problema che non riguarda solo i corpi, ma anche il colore della pelle o il genere. Il fatto è che non basta semplicemente decidere di aumentare il range delle taglie o produrre un’apposita linea plus-size per cambiare le cose. Non è una questione di marketing, è proprio un cambiamento culturale del sistema moda che deve essere messo in atto. Come comunità LGBT+ in Italia ci rendiamo ben conto della diffidenza nei confronti della diversità, le paure che si hanno nel fare passi avanti come se questo significasse rinunciare a qualcosa. Ecco, questa stessa idea è applicabile anche a troppe fabbriche, industrie e case di moda italiane. Fintanto che non avverrà una rivoluzione culturale, sarà molto difficile che in maniera spontanea e naturale un brand di abbigliamento capisca che esiste una parte di popolazione che ha le stesse necessità di vestirsi di tutte le altre persone che già possono farlo in maniera libera e personale.

Domanda scomoda. Cosa rispondi a coloro che dicono che promuovi l’obesità?

Direi “e allora dove sono i miei soldi”? Scherzo. Gli direi che il problema delle persone che vivono con obesità, ma anche di quelle grasse o in sovrappesso, è la loro stigmatizzazione. Il modo in cui si parla di questi corpi, ma anche di tanti altri corpi “non conformi”, non fa che alimentare quell’insieme di azioni di derisione o atti di bullismo nei confronti di queste persone. È un’ignoranza che nutre paure e pregiudizi. D’altronde quale sarebbe l’idea che invece andrebbe promossa, quella che la salute debba essere un altro deterrente per discriminare, far sentire male o impedire una vita piena e libera alle persone? Lo stigma non fa che ostacolare la prevenzione e aumenta solo la possibilità di essere rifiutati, isolati ed emarginati.

 

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Stefano Lani 25.4.21 - 21:17

Traducendo in pratica, nella realtà ci provi con una persona, ti arriva un rifiuto, e se non lo accetti, aspetti un po' prima di provarci. Se lo accetti te ne freghi anche del termine (limitatamente) e ci provi con il prossimo. Su Grindr molte persone pur di scopare mandano msg a persone diverse, anche contemporaneamente, poi si lamentano se ad una persona arrivano 10 msg di persone al quale non sono interessate, o a te 10 msg di rifiuto, passi da str. se rifiuti, venendo tacciato come superfigo o omofobo per essere terminologia e per essere stati selettivi in modo da ridurre i problemi e i relativi msg. (I primi a cercare il figo siamo stati noi) Per parlare chiaro, se non ti si drizza con determinati tipi, poco c'e' da fare. Diversa questione con la conoscenza, dove puoi trovare lati diversi ed interessare l'altro, diventando anche sessualmente piu' appetibile.

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Stefano Lani 25.4.21 - 20:52

Il body positive funziona effettivamente lavorando su se stessi,così da apparire all'esterno piu' appetibili, sentendoti meglio corpo e anima.Decisamente difficile da attuare se non con il tempo. Su un app,a meno di non promuovere il tuo personale body positive, si appare in maniera "piu 'oggettiva", a volte piu' in positivo, altre piu' in negativo. Senza fattori determinanti come il linguaggio del corpo,gli sguardi, i gesti chiunque e' preda o cacciatore di chiunque, sottovalutando i gusti personali dell'altro. Se da una parte e' bruttissimo scrivere determinate limitazione,dall'altro evita discussioni spiacevoli e inutili rifiuti continui (e i Vaffa gratuiti anche se sei stato gentilissimo, e dico veramente gentile). E non dimentichiamoci che in primo piano siamo i giudici piu' inflessibili con l'estetica (che Enzo Miccio ci ha fatto un programma con titolo ad hoc per parlare di solo di vestiti). Da un altro punto di vista siamo piu' inclusivi,e notiamo particolari della bellezza che ad esempio nel mondo etero sarebbero passati gia' nel dimenticatoio. Poi di nuovo primi a chiedersi perché un manzo e' andato con uno meno attraente. Quindi istuiamo Instagram facebook Twitter per trovare profili piu' adatti alle nostre esigenze, ma non possiamo fare a meno di cambiare Grindr, perché prima di una tromba app e' un app per trovarsi e basta.

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