X reintroduce le politiche di moderazione contro deadnaming e misgendering

La nuova politica si rivolge solo a quei casi in cui “un'azione malevola viene ripetuta e specificamente mirata verso un singolo individuo”.

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Discreta ma notevole inversione di rotta per l’ormai disastrato X – ex Twitter. A fine gennaio, il team di moderazione ha infatti reintrodotto, almeno parzialmente, alcune delle politiche contro deadnaming e misgendering sulla piattaforma – eliminate l’anno scorso durante il rebranding della piattaforma. 

Nell’ambito delle nuove modifiche, in caso di rilevazione di una violazione delle norme da parte di un utente, i post saranno resi “meno visibili” e, in alcuni casi, rimossi, ma solo l’individuo vittima di deadnaming o di attribuzione di un genere sbagliato avrà la facoltà di segnalare la violazione.

A rendere noto il cambiamento, Chaya Raichik, fondatrice del profilo “Libs of TikTok” – noto per la sua pesante retorica anti-LGBTQIA+ – che ha accusato Elon Musk di voler riservare un “trattamento speciale” alla comunità transgender, costringendo chi “non crede nell’ideologia gender” a mentire.

Ricordiamo che la pagina “Libs of TikTok” è recentemente finita sotto i riflettori per un motivo particolarmente grave. Un video di scherno pubblicato su questa piattaforma ha indotto alle dimissioni una docente pro LGBTQIA+ della scuola frequentata da Nex Benedict, adolescente non binari* la cui vita è stata tragicamente spezzata in seguito ad un’aggressione da parte di alcune compagne di scuola. Un episodio emblematico di un clima di ostilità e transfobia crescente che dai social arriva nella vita reale, e che ha contribuito a creare le condizioni per la tragedia.

In risposta a Raichik, Musk ha sottolineato come la nuova politica si rivolga solo a quei casi in cui “un’azione malevola venga ripetuta e specificamente mirata verso un singolo individuo”.

Le sue posizioni in ambito di comunità LGBTQIA+ non sembrano quindi essere cambiate dall’ultima debacle, quando il magnate di Tesla e Space X si sarebbe offerto di pagare le spese legali per Gina Carano, licenziata da Disney in seguito ad alcune esternazioni trasfobiche sui social.

Inoltre, di fronte alla richiesta di un altro utente su un’eventuale nuova inversione di marcia sulla politica, Musk ha lasciato intendere che la questione è sotto esame. Linda Yaccarino, CEO dell’azienda, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche riguardo ai cambiamenti introdotti.

È innegabile tuttavia che, dopo l’acquisizione e il successivo cambio di nome dell’azienda nel 2022, Musk abbia trasformato X, precedentemente una piattaforma social ubiquitaria, in un veicolo per le sue posizioni ultraconservatrici, complottiste e anti-trans, spingendo gli account anti-LGBTQIA+ e introducendo regolamentazioni polarizzanti, tra cui il divieto di utilizzare il termine “cisgender”.

Nel corso dell’ultimo anno, Musk ha intrapreso azioni legali contro le organizzazioni non profit Media Matters e il Center for Countering Digital Hate, accusandole di comportamenti inadeguati  e di parte nell’ambito della loro attività di documentazione dell’aumento di discorsi d’odio su X.

Resta incerto se il reinstauro della politica in questione riuscirà a riconquistare la fiducia degli utenti transgender su X. Dall’acquisizione della piattaforma da parte di Elon Musk, giornalisti, personalità pubbliche e attivisti a favore dei diritti LGBTQ+ hanno progressivamente abbandonato il sito, evidenziando una preoccupante escalation di tossicità e problemi legati alla sicurezza.

La reputazione di Musk e della sua azienda ha subito ulteriori danni lo scorso novembre, quando in un post il magnate sembrava appoggiare una teoria del complotto antisemita. Che il Consiglio di Amministrazione abbia finalmente convinto Musk ad allentare un po’ la presa?

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