Boris Johnson positivo al Coronavirus

Dalla fantomatica 'immunità' di gregge ventilata tra le polemiche due settimane or sono alla positività.

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“Nelle ultime 24 ore ho sviluppato sintomi lievi e sono risultato positivo al coronavirus. Ora sono in auto-isolamento ma continuerò a guidare la risposta del governo in videoconferenza, mentre combattiamo questo virus. Insieme lo batteremo. #StayHomeSaveLives”.

Così Boris Johnson, chiacchierato premier inglese, ha annunciato sui social di essere risultato positivo al Coronavirus, dopo aver avuto “febbre e tosse persistente”. Solo due settimane fa, quando in Italia il Covid-19 era già esploso, paralizzando il Paese, Johnson scioccava il mondo prendendone le distanze e parlando apertamente di “immunità di gregge”, ovvero di un contagio di massa per uscirne in piedi, a pandemia conclusa . Boris avvisò addirittura i suoi cittadini che avrebbero dovuto prepararsi a piangere i propri cari, invitando gli over 70 a rinchiudersi in casa per 3 mesi. In due settimane, neanche a dirlo, è cambiato tutto anche nel Regno Unito, con oltre 11.000 contagi, compreso il Principe Carlo. Londra ha chiuso, letteralmente, così come tutte le città del Regno Unito, con il suo ex primo cittadino ultimo positivo illustre.

Johnson, come dimenticarlo, che  è stato spesso ambiguo in ambito LGBT. Negli anni ’90, quando era ancora un giornalista, Boris definiva gli omosessuali “barboni in canotta”, attaccando “l’agenda spaventosa dei Labour, che incoraggiano l’insegnamento dell’omosessualità nelle scuole”. Poi nel 2001, dalle pagine del suo libro Friends, Voters, Countrymen, criticò aspramente il matrimonio egualitario, chiedendosi come mai non vadano bene le unioni tra “tre uomini”, o tra “tre uomini e un cane”. In aula, invece, Johnson si è dimostrato più liberale. Eletto per la prima volta in parlamento nel 2001, Johnson si è più volte ribellato al proprio partito, pur di appoggiare i diritti LGBT. Nel 2003 votò per abolire la Sezione 28, che vietava la “promozione” dell’omosessualità nelle scuole, mentre nel 2004 votò a favore delle unioni civili. In qualità di sindaco di Londra dal 2008 al 2016, Johnson ha più volte presenziato al Pride (saltando le edizioni del 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015).

Nel 2012 ha sostenuto la campagna Out4Marriage, chiedendo al governo di approvare il matrimonio gay, aggiungendo: “Non vedo assolutamente alcun motivo per cui il matrimonio dovrebbe essere negato a chiunque nel nostro Paese, ed è per questo che sto sostenendo la campagna Out4Marriage“.

Dopo essere diventato Segretario agli Esteri di Theresa May nel 2016, Johnson ha eliminato un controverso divieto nei confronti delle bandiere rainbow, che non potevano essere esibite nelle ambasciate e tra i consolati britannici in tutto il mondo. Nel 2017 ha infine incontrato diversi attivisti russi LGBT, elogiando il loro lavoro. Nel 2018, invece, ha dato il via libera a una legge nelle Bermuda che imponeva un nuovo divieto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Tutto e il contrario di tutto, come accaduto con il Coronavirus.  Semplicemente Boris Johnson.

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