Bullismo omofobico: ce lo racconta Claudio Volpe nel suo nuovo libro “Il rosa è solo un colore”

A metà tra diario personale e racconto di formazione, le pagine narrano pezzi di vita del sedicenne liceale Nicola.

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Il rosa è solo un colore Claudio Volpe
Il rosa è solo un colore Claudio Volpe
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Sabato 21 ottobre alle ore 17:30, presso il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, è stato presentato il nuovo libro dello scrittore catanese Claudio Volpe, edito da Einaudi. A moderare l’incontro ci sono stati Mario Colamarino, Presidente del Circolo, e Marta Bonafoni, Consigliera regionale.

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Pic by @ccomariomieli, Instagram.

Andrea Spezzacatena, conosciuto da tutti come “il ragazzo dai pantaloni rosa”, si spense il 20 novembre del 2012 legando il suo collo a una sciarpa sulle scale di casa. Alla soglia dei suoi 15 anni, il giovane omosessuale Andrea si tolse la vita a causa di una società che non gli permetteva essere sé stesso e amare il colore rosa. L’ultima fatica letteraria di Claudio Volpe prende spunto proprio da questo tragico fatto di cronaca che ha sconvolto il Paese intero. Tuttavia, “Il rosa è solo un colore” non è un libro biografico. Non ha la presunzione di essere portavoce della storia di Andrea. Il movente che si cela dietro l’opera di Claudio nasce da un forte senso di ingiustizia. La parola scritta si trasforma così in un atto di reazione e protesta. “Il rosa è solo un colore”, infatti, è molto più che un libro sul bullismo omofobico. È un’apologia della parola. Perché ci sono parole e parole. Alcune lacerano, come quelle che i compagni di classe rivolgono giornalmente a Nicola, il protagonista del romanzo; altre invece salvano, come quelle che Nicola stesso scrive in forma di poesia a Mattia, il suo primo amore.

A metà tra diario personale e racconto di formazione, le pagine di Volpe narrano pezzi di vita del sedicenne liceale. Nicola si sente vuoto, invisibile, incorporeo. Stanco di subire ingiustizie e abusi, si chiede spesso che senso abbia continuare a vivere. E tutto a un tratto la risposta sopraggiunge: è l’amore che dona un respiro al dolore. Sebbene non possa risolvere il passato né riparare alcuna ferita, l’amore salva. Sempre. Laddove i genitori sono assenti e noncuranti, Nicola può contare sulla sua migliore amica Agata, sull’insegnante di italiano e soprattutto sull’arte, la poesia, grande alleata terapeutica e liberatoria. Le pagine che raccontano la quotidianità del protagonista sono intrise di profondo dolore e grande frustrazione. Ma quando meno ce lo aspettiamo, ecco che arrivano in soccorso quelli che Virginia Woolf definisce “gli attimi di gioia” (the moments of being) – quelle minuscole pietre preziose che costellano il mare oscuro dell’esistenza; quelle piccole felicità che hanno la durata di un istante ma che ci danno la sensazione di essere infiniti: l’intervento della professoressa, la risposta di Rossella a cena, l’abbraccio con Agata, il bacio repentino di Mattia, il bagno di mezzanotte e la prima volta in cui fanno l’amore.

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Pic by @claudiovolpe_wr, Instagram.

Con una scrittura schietta ma poetica, frammentata ma fluida, il libro di Claudio Volpe è un racconto introspettivo che ha in sé il germe della speranza. È un’opera narrativa necessaria che si rivolge tanto agli adolescenti come agli adulti. Ribadisce l’importanza di un’educazione genitoriale da un lato, e di un’educazione scolastica volta all’affettività dall’altro. Ma soprattutto, “Il rosa è solo un colore” ci fa comprendere la potenza delle parole, che sono importanti e vanno usate con cura. Questo lo fa senza assumere un tono pietista o melodrammatico. La drammaticità della storia è difatti stemperata da un potente slancio verso (è proprio il caso di dirlo) un futuro più roseo. Perché sì, le cose cambiano davvero: it gets better.

Questo è il libro che avrei voluto leggere da adolescente, quando anch’io, arrivato al limite come Nicola, mi ritrovai davanti al baratro della scelta: raggiungere quel Paradiso rosa al quale anela il protagonista oppure restare. È vero che non si resta vivi per gli altri, ma è anche vero che gli altri possono aiutarci a trovare le parole per dirlo, trasformando il nostro salto verso la libertà oltremondana in un salto verso la felicità terrena. Come sostiene Albert Camus, quando si nominano in maniera corretta le cose si diminuisce la sofferenza che c’è al mondo. E solo l’amore, in tutte le sue forme, permette di trovare quelle parole salvifiche che, nei momenti più bui, sembrano sfuggirci. Citando la frase a mio avviso più bella del libro:

“Alla fine di tutto conta solo l’amore.
L’amore che tutto sommerge e tutto avvolge.
L’amore che dà la forza di stare al mondo”.

Foto: © Claudio Volpe, Facebook

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