Case gay (magari etero-friendly)

Non occorre fare sesso coi propri coinquilini, basta vivere in una casa dove possiamo farlo con chi ci pare. Senza sottovalutare certe discriminazioni gay, a volte a subirle sono gli etero.

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Quando entro in chat e invito qualcuno a venirmi a trovare mi viene chiesto se vivo da solo. Alla mia risposta che siamo in sette, qualcuno si spaventa e decide di lasciar perdere. Altri mi chiedono se in casa sanno di me e se mi accettano. Alla mia risposta che siamo tutti liberi e che alcuni di loro (non tutti) sono gay, inevitabilmente il loro pensiero va a clamorose ammucchiate. Che è l’ultima cosa che farei coi miei coinquilini.

Dico questo, prendendo il discorso alla larga, perché mi ha molto colpito il servizio che rivelava le difficoltà di una coppia gay nel trovare una stanza in affitto nella Capitale. Personalmente mi auguro si trattasse di un montaggio azzeccato delle situazioni più inquietanti e che l’omofobia reale sia meno assoluta. Affittare una stanza, inoltre, è pur sempre una trattativa economica ed ognuno è libero di concluderla con chi preferisce.

Attenzione: non intendo affatto sminuire la cosa o issare bandiera bianca, ma detesto certe sterili autocommiserazioni, specie quando i problemi sono altri e molto gravi. In Italia esistono infatti tante forme di discriminazione, piccole e grandi: ci sono ancora case dove si affitta "a sole donne", altre dove non si possono portare amanti, fidanzati (etero), perfino ospiti, e dove i proprietari invadono la privacy degli inquilini, magari senza averli messi in regola. Quella omofobia fa parte di un più ampio provincialismo italiano, gretto e avido, che pretende solo diritti e non ha doveri.

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Inoltre, la voce al telefono (ammettiamolo, non proprio simpatica) parlava di "coppia". Il che, anche se non lo si dice esplicitamente, significa "sesso" e il sesso (non solo omo) è comunque un elemento che disturba. Se perfino molti genitori hanno bisogno di tempo per digerire un coming out (che pure significa "sesso"), figuriamoci dei perfetti estranei. È vero che il sesso ci può essere comunque, ma molti preferiscono non vedere e non sentire. Ripeto: siamo in Italia.

Quando alcuni anni fa decisi di andare a vivere per conto mio, faticai parecchio per trovare una stanza, sia che dicessi di essere gay sia che lo omettessi. Risolsi il problema prendendo un intero appartamento, subaffittando le stanze che non mi servivano e dettando io le regole. Ossia dicendo esplicitamente che ero gay, che ospitavo in casa amici, fidanzati e amanti, e chiedendo se fosse un problema. Chi aveva bisogno urgente di un tetto rispondeva che non lo era.

Temo quindi che la sincerità sia, come sempre, un rischio solo per il più debole, il quale (non vale solo per l’omosessualità) meno dice e meglio è. Anche se, a volte, l’immediata franchezza può essere l’inizio di un buon rapporto. Non so consigliare una strada unica. So solo che in tutti questi anni, oltre che col famigerato condominio (con cui è bene avere a che fare il meno possibile), ho avuto sì problemi di convivenza, ma mai per questioni sessuali. Né con i gay in quanto gay né con gli etero in quanto etero.

Ho vissuto con molti etero (è una casa etero-friendly), dando però una leggera preferenza ai gay, come fanno d’altronde anche altri gay (in casa e sul lavoro). Inoltre, anche se non erano (lo spero) in base all’orientamento, al sex-appeal o alla "disponibilità", effettuavo comunque delle scelte e quindi potrei essere tacciato di discriminazione.

A volte mi è capitato di prendere persone che tutti rifiutavano: gay molto evidenti o ragazze dell’est, ma anche un ragazzo (etero) dai magnifici occhi azzurri cui serviva un posto per un solo mese, che nessuno voleva prendersi l’incomodo di dargli, oppure un maschione cubano (pure lui etero) discriminato per il colore della pelle, con il quale ebbi una convivenza tranquilla, nonostante fosse anche notevolmente dotato.

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Gli amici, amanti e fidanzati gay che sono passati negli anni si sono sempre integrati con chi viveva in casa, ma anche gli amici, fidanzati e amanti etero non hanno mai manifestato particolare imbarazzo o repulsione. Perché è vero che esiste un clima di omofobia, ma sarebbe sbagliato fare di tutta un’erba un fascio e dare troppa importanza a casi marginali, trascurando quelli più gravi. Come sarebbe sbagliato credere che gli etero siano tutti cattivi e i gay tutti buoni, sensibili e altruisti.

La mia casa non è l’unica a vedere una tranquilla coesistenza di etero e gay, uomini e donne, romani, settentrionali, meridionali e stranieri: non etichette ma persone, molto particolari e molto diverse tra loro. Ci possono essere discussioni e divergenze di opinioni ma ognuno vive (e pratica) liberamente la propria sessualità, qualunque essa sia. Non pretendiamo di essere un’oasi felice in una presunta Capitale dell’omofobia (anche se il fatto di stare di fianco al Vaticano ci fa sentire un pizzico "Yeah!"). Ci basta di non esserlo noi omofobi, di non essere nemmeno eterofobi e, soprattutto, di fare tutto il sesso che vogliamo, come e con chi ci pare.

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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di Flavio Mazzini

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