PRINCESA: TRANS A MILANO

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Intervista a regista e attrici del film oggi nelle sale

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Esce in questi giorni nelle sale italiane ‘Princesa’ di Henrique Goldman, tratto dall’omonimo libro autobiografico della trans brasiliana Fernanda Farias de Albuquerque (scritto con la collaborazione di Maurizio Jannelli), malata di Aids, detenuta nel carcere di Rebibbia, morta poi suicida.

Gay.it ha incontrato il regista Henrique Goldman e le attrici protagoniste, Ingrid De Souza che interpreta il ruolo di Princesa, e Lulu Pecorari, nel film la transessuale Karin.

Perché hai girato a Milano e in quali zone?

Henrique GoldmanMilano è la capitale mondiale del mercato della prostituzione dei trans. Questa storia potrebbe svolgersi anche in Brasile ma ambientandola in Italia ho voluto raccontare anche lo scontro tra due mondi, tra due culture. Non condanno comunque questo mondo, la prostituzione è un lavoro come un altro in cui alcuni clienti sono cari amici e altri no: come Ronaldinho gioca a pallone, così i trans si prostituiscono. Abbiamo girato per quattro settimane tra gennaio e febbraio, tra le location c’è Piazza Santorre di Santarosa. Sono passati sei anni da quando avevo letto il libro per la prima volta.

Qual è stato il criterio di scelta degli attori?

H. G.: Cercavo una trans che potesse rappresentare la mia razza, una persona introversa, acqua e sapone, opposta all’immagine classica della transona con due seni enormi che sembrano quasi attributi maschili. Per caso ho conosciuto Ingrid, che è una persona molto religiosa, nel Duomo di Milano. In effetti questo è anche un film sulla religiosità.

Nel libro da cui è tratto, ‘Princesa’ di Fernanda Farias de Albuquerque e Maurizio Jannelli, vengono descritte minuziosamente scene di sesso molto forti. Come le hai gestite nel film?

H. G.: Ho voluto far vedere qualcosa di nuovo in un mondo sordido. Non mi interessava raccontare ciò che c’è di schifoso, volevo mostrare la possibilità di qualcosa di puro, magari proprio non facendo vedere tutto. Volevo raccontarlo con gli occhi di una trans, e non un trans: visto che l’identità è femminile è una forma di rispetto chiamarla col nome giusto.

Che limiti ti sei imposto nelle scene di sesso?

H. G.: Un regista deve comunicare col pubblico. Io mi sono chiesto: devo far vedere o no Fernanda completamente nuda? No, è una forma di rispetto nei suoi confronti. Lascio all’immaginazione del pubblico, è importante tanto quello che si vede che ciò che non si vede.

In un film come questo le linee di confine tra le sessualità, etero, omo e trans sono molto labili. Come hai affrontato l’omosessualità in ‘Princesa’?

H. G.: Di petto. C’è un personaggio gay dichiarato, che si accetta, che si veste da donna. Bisogna stare attenti, però: il trans è diverso dal gay, Ingrid e Lulu non sono omosessuali. Questo vale anche per i clienti: ci sono quelli ipocriti che si vestono da donna e vogliono farsi scopare, quelli assolutamente etero… ci sono sei miliardi di sessualità!

E Fernanda e il suo uomo?

H. G.: E’ la storia di una giovane che non si accetta. Fernanda avrebbe voluto l’uomo normale. Lui scopre in Fernanda qualcosa di nuovo ma lui secondo me non è gay, la questione è più complessa. Il film non vuole rispondere a questa domanda, vuole sollevarne altre. Io per esempio non sono gay, sono un noioso eterosessuale, borghese e ‘normale’ ma per il resto mi identifico con Fernanda: anch’io sono arrivato in Italia dal Brasile, era il 1983, e poi ho vissuto qui sette anni, prima vivevo a New York.

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Che distribuzione ha avuto il film?

H. G.: E’ stato venduto in America, Francia, Italia (distribuito dalla Bim, N.d.R.), Germania e Israele.

Ti sei posto il problema di utilizzare nel film la canzone ‘Princesa’ di De André?

H. G.: No. Non abbiamo lo stesso sguardo. Lui è un poeta, guarda l’esotico. ‘Princesa’ per lui è in una dimensione extraeuropea, viene da lontano. Per me non è esotica!

Lulu, tu interpreti il ruolo di Karin, trans che controlla il lavoro sulle strade e prende sotto la sua protezione Fernanda. Ci parli della sessualità del tuo personaggio?

Lulu Pecorari – Secondo me l’omosessualità non c’entra, o meglio c’entra come deviazione dell’omosessualità: il trans non è omosessuale. Nel film però ci sono anche personaggi che non sono transessuali ma sono ragazzi che di sera si mettono una parrucca e si travestono, persone che di notte si trasformano per soldi. Sono travestiti, non hanno mai preso estrogeni. Conosco invece dei gay che sono splendidi uomini che non metterebbero mai una calza da donna.

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