Come sopravvivere al pranzo con i parenti?

Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, diceva Tolstoj. E ogni famiglia ha il suo modo di tediarti.

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Tornare a casa per Natale riserva trionfi e penitenze.

Questo 24 Dicembre vorrei mettere lo smalto borgogna, maniche a sbuffo ottocentesche, e due pendenti d’oro ma ce lo risparmiamo.

Anche quest’anno torno a casa per le vacanze di Natale per prendere il meglio della mia famiglia: comodità, buon cibo, e l’illusione di vivere senza responsabilità solo per qualche giorno.

In cambio devo solo cercare di sopravvivere a battute che non fanno più ridere nessuno da mezzo secolo, domande che mi risparmierei, e interventi imbarazzanti.
È il prezzo da pagare se non voglio più cucinare fino a Capodanno.

Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, diceva Tolstoj. E ogni famiglia ha il suo modo di tediarti.

Tornare a casa per Natale dopo che sei andato a vivere altrove è come risvegliarsi da un temporaneo torpore, contrattare le tue nuove abitudini con le idiosincrasie del passato, accorgendoti che in tre anni non è cambiato davvero nulla: i commenti grassofobici, il velato razzismo, l’ossessione per quanto guadagni, quanti esami hai dato, e con chi vai a letto sono ancora tutti lì.

Casomai, sei tu che te l’eri dimenticato.

Seduta a tavola le opzioni solo due, entrambe valide: restare ingrugnita, con un muso che scende a terra, assordare la stanza con il tuo silenzio di tomba che ricorda a chiunque che tu sei quello diverso, quello che ha studiato certi argomenti e quindi ne sai meglio di loro (non diremo che hai letto solo qualche infografica e copiato le parole della tua attivista preferita su Instagram).

Tu sei la badessa che non si fa passare uno slur sotto il naso nemmeno morta, e chiunque si ritroverà a fare una battuta problematica dovrà prima passare alla dogana del tuo punto di vista transfemmnista, intersezionale, e altri termini che zio Tonino non ha mai sentito prima.

L’alternativa è che tu sia stanca. Ma davvero esausta, praticamente al capolinea.

C’era un tempo in cui rendere la tua vita un costante dibattito politico era quasi motivazionale, uno sprint alla soporifera routine di essere perfettamente conformi alle aspettative della tua famiglia.

Ma oggi chi te lo fa fare? Tu vuoi solo mangiare tortellini al brodo, trangugiare Prosecco senza preoccuparti di pagarlo, ricevere la busta con i soldi dei nonni che ti svolta le spese di Gennaio 2023, e possibilmente, sentire il calore delle persone che ti hanno cresciuto. Per quanto insopportabili.

Il consiglio più saggio è quello di essere te stesso. Ma cosa succede quando essere te stesso rischia di rovinare la festa a chiunque? E se dovessi dire che mi pesa la testa, che vorrei farmi un pianto passando dai tortellini all’arrosto, che non riesco a proiettarmi in nessun futuro imminente perché mi sto ancora conoscendo giorno dopo giorno, e non è sempre un bello spettacolo.

Cosa spaventa queste persone? Che aspettative hanno dal domani?

A differenza tua, loro hanno già trovato il proprio posto del mondo tanto da concentrarsi su tre fondamentali urgenze: salute, denaro, e serenità (quest’ultima direttamente proporzionata alle altre due).

I pranzi di Natale sono un salto nel passato e l’occasione di osservare il presente come se fosse un filmino dei ricordi, allenando una consapevolezza che non avresti mai avuto quindici anni fa. Potrebbe innervosirti, angosciarti, costringerti a fare il punto su roba che non richiede spiegazioni, oppure semplicemente annoiarti a morte.

Nulla è davvero cambiato, ma se è successo qualcosa di buono, in questo tempo da solo hai imparato a conoscerti e conservare le tue energie.
Quello che non sapevi quindici anni fa, è che puoi permetterti di vivere una vita carina anche senza lo sguardo della tua famiglia.

Vi state nutrendo di elementi diversi, i vostri percorsi si dividono mentre a tenervi uniti rimangono le tradizioni, i legami di sangue, e un’ancestrale e inspiegabile forma d’amore.

Memorizza quello che non sopporti dei tuoi parenti e cerca di non rifarlo con i cugini più piccoli.
Ogni volta che ti sorprendi perché sembrano più svegli, belli, e preparati di te alla tua età, sappi che è davvero così: si chiama evoluzione della specie.

Memorizza i parenti che sbagliano i tuoi pronomi di proposito e quelli che ci provano fino all’ultimo ma l’abitudine li frega. Lascia un pezzo di torrone ai secondi.

Se non sai più cosa dire quando chiedono ancora dov’è la fidanzatina, rispondi che è morta.

Passare il Natale con i parenti può diventare un tragicomico spettacolo in grado, tra una battutaccia e l’altra, di strapparti ancora un sorriso.

Ma ridendo e scherzando, ricorda che non sarai tu ad immolarti su una croce: se la tua salute mentale rischia di bruciarsi al forno, è meglio passare le feste con la tua nuova famiglia, quella che non ti ha cresciuto ma ti nutre ogni giorno, con le cure di cui non puoi più fare a meno.

Riscrivi le tradizioni da capo, anche se non assomigliano a quelle dei tuoi ricordi.

Nel migliore dei casi potresti sentirti a casa.

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