Covid e transizione di genere, tra violenze domestiche e mancanze psicoterapeutiche e sanitarie

Abbiamo raccolto la storia di Silvia, Chagnai e Davide, persone trans e non-binarie, in difficoltà ancor più marcata in piena pandemia.

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Dallo scorso anno, ci ritroviamo ad affrontare la pandemia di Covid 19, con tutto ciò che comporta. Come ben sappiamo, l’Italia è stato uno dei paesi maggiormente colpiti nella fase iniziale. Per tale motivo, sono stati varate norme severe. La quarantena è indubbiamente ciò che ha messo più a dura prova i cittadini. Questa forma di isolamento ha certamente influito su tutti, ancora di più su chi necessita di servizi medici costanti.

Le persone transgender che affrontano una transizione medicalizzata, sono tra queste. Con i servizi ambulatoriali ridotti al minimo e gli ospedali concentrati sull’epidemia, molti ragazzi e ragazze transgender hanno dovuto affrontare lunghi ritardi per la prescrizione degli ormoni. Molti si sono ritrovati senza assistenza psicoterapeutica, necessaria in particolare nella prima fase del percorso. Silvia ci racconta la sua esperienza: “Per quanto riguarda il mio lockdown, io ho patito molto la solitudine. Purtroppo non potendo vedere amici e persone, nel momento più intenso in cui ho deciso di procedere con la transizione, ha pesato molto. Ma la parte peggiore, è la lista d’attesa vista pesantemente slittare di mesi e mesi per un incontro nella scelta per il percorso. Motivo per cui ho poi deciso di intraprendere la strada privatamente. Quindi nell’insieme, il peggio è la mancanza di rapporti sociali normali e tutto ciò che è stato rimandato in maniera direi esagerata a causa del Covid. Davvero dura da sopportare tutto insieme…”. Anche persone non binarie come Chagnai, hanno riscontrato difficoltà simili.

Dovevamo iniziare la TOS esattamente quando è cominciata la quarantena. In quel periodo purtroppo chiusero i reparti, così dovetti aspettare molto prima che riaprisse e poter iniziare finalmente la TOS. Da quel momento ogni tre mesi dovevo portare degli esami del sangue per vedere l’andazzo della terapia, ma c’è sempre stata molta confusione e ogni volta l’andrologo cambiava e cambiavano anche i referti. Una visita l’abbiamo direttamente svolta al telefono appunto perché a secondo del periodo e del tasso di contagio, l’ospedale si attrezzava chiudendo e aprendo reparti.

Davide invece, è già piuttosto avanti con il suo percorso medico: “Io ho già un piano terapeutico, quindi non ho avuto difficoltà a reperire il testosterone. Quello che è stato davvero difficile per me, è stato dover interrompere la psicoterapia. Ho provato a contattare la mia terapeuta per telefono, ma non è la stessa cosa. Mi sono sentito molto solo. So di essere forte, ma a volte ho bisogno di qualcuno che me lo ricordi. Avere chi ci sostiene in un percorso così difficile è importante…”.

Davide è forte davvero, non ha una bella situazione familiare ed è stato costretto a stare chiuso in casa con chi gli fa del male. E’ noto ormai, che il lockdown ha esacerbato molte situazioni di violenza domestica. Ci sono stati movimenti internazionali che hanno codificato dei segnali di aiuto per le donne maltrattate dai partner. Ma non è una novità, che anche le persone LGBT spesso subiscono violenza domestica per via del proprio modo di essere. Quante volte abbiamo letto di ragazzi gay buttati fuori di casa? Di ragazze lesbiche stuprate? E anche le violenze psicologiche, non sono da sottovalutare.

Quindi Davide, si è ritrovato prigioniero in casa con un padre violento che non accetta la sua identità di genere e una madre che lo denigrava costantemente, rifiutandosi di usare il suo nome maschile. Dobbiamo ricordarci che non siamo soli persino quando siamo isolati. C’è sempre qualcuno che vive un’esperienza simile alla nostra e questo ci rende più vicini e uniti. Anche quando la famiglia di origine non è l’ideale, ricordiamoci che la comunità LGBT+ esiste proprio per ricordarci che siamo famiglia.

 

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bacibaci 27.2.21 - 14:08

La verità che nessuno vuole confessare è che la pandemia è stata e continua ad essere un'ulteriore occasione di fancazzismo. Il personale che lavora nei reparti non interessati dal covid è praticamente in vacanza, non erogano nessuna prestazione se non quelle emergenziali e a volte neppure queste. Stipendio pieno e prestazioni sanitarie ridottissime. Conte ha fatto un disastro, agevolando questo parassitismo, aspetto Draghi al varco, perchè il tempo passa ed aspetto di vedere se sarà in grado di ripristinare un regolare servizio sanitario, per le persone transgender come per tutti gli altri. Voglio vedere quale giornalista e soprattutto quale politico ha il coraggio di dire che il covid è stato la scusa per un bel pò di fancazzismo pubblico, compreso il settore sanitario, eccettuati i reparti interessati dal covid.

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