Alma Cappiello: la parlamentare che nel 1988 propose per la prima volta le unioni civili in Italia

Sempre in prima linea nel difendere i diritti delle donne, della comunità LGBT e in generale di tutte le minoranze.

Agata Alma Cappiello è stata una deputata e senatrice socialista, dal 1987 al 1994. In pochi la conoscono, ma è stata la prima, 31 anni fa, a proporre una legge sul riconoscimento delle coppie LGBT. La proposta era molto semplice, perché indicava il riconoscimento delle convivenze tra persone. Nulla di più. Ma la parlamentare scomparsa prematuramente nel 2006, a soli 58 anni, è sempre stata dalla parte delle minoranze. Il suo impegno politico, le sue battaglie e le sue vittorie non possono cadere nell’oblio. Perché fa parte della storia della comunità LGBT italiana.

Di una famiglia originaria di Napoli, Agata Alma Cappiello nasce a Milano il 16 gennaio 1948. Oggi, avrebbe 71 anni, ma una malattia l’ha portata via il 7 novembre 2006. Alla sua morte, politici come Craxi e Fassino la ricordarono come una donna forte, instancabile nel suo impegno, che svolgeva il suo ruolo di parlamentare per il bene del Paese. La parte più importante per la nostra comunità è nel 1988, quando inizia la sua battaglia per il riconoscimento delle unioni civili. Impensabile, negli Anni ’80.

L’impegno di Alma Cappiello per il riconoscimento delle coppie LGBT

Il suo impegno nella politica italiana è durato circa dieci anni. Tra la presidenza e la vice presidenza di varie commissioni parlamentari, sia alla Camera che al Senato, ha anche lavorato alla redazione della  legge del 10 aprile 1991, n. 125, sull’accesso delle donne nel lavoro. L’anno dopo, ha collaborato per la redazione della legge del 25 febbraio 1992, n. 215, sull’imprenditoria femminile. Ha poi lavorato anche sulle leggi riguardanti l’affido, le adozioni e i PACS. Nel 1988 inizia a interessarsi alla questione LGBT, ma prima di presentare una proposta di legge, decide di interpellare Arcigay e varie associazioni, per capire cosa richiedevano alla politica.

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Con il PdL n. 2340, “Disciplina della Famiglia di Fatto” del 12 febbraio 1988, prevedeva il riconoscimento delle convivenze per le famiglia di fatto. In poche parole, chiedeva di riconoscere i diritti anche alle coppie omosessuali. Tale proposta non venne mai calendarizzata. Il testo della sua proposta di legge non varia molto da quello presente nelle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, che rispettivamente nel 2010 e nel 2012, hanno dato la spinta decisiva per la discussione e l’approvazione delle unioni civili. Alma si rifaceva all’articolo 2 della Costituzione, dove viene trattato il tema della formazione sociale, e in cui inseriva anche le coppie omosessuali, “intese come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia“.

Prima avvocatessa, poi parlamentare e giornalista pubblicista, ha fatto la storia della politica italiana. Il coraggio, la passione e il pensiero di libertà e uguaglianza hanno fatto di Agata Alma Cappiello un esempio che dovrebbero seguire tutti gli attuali politici, pronti a metterci la faccia e battersi per garantire le tutele e le libertà così come scritto nella Costituzione italiana, ed eliminare, per quanto ci riguarda, per sempre la distinzione tra coppie, genitori e figli di serie B.