Unioni civili, Matteo Renzi contro Repubblica: “I diritti non si contano, siamo orgogliosi di quella legge”

Matteo Renzi e Monica Cirinnà attaccano l'inchiesta de LaRepubblica che parla di 'Unioni Civili Flop'.

Unioni civili, Matteo Renzi contro Repubblica: "I diritti non si contano, siamo orgogliosi di quella legge" - Renzi Rainbow - Gay.it
4 min. di lettura

Ha suscitato un inevitabile polverone l’inchiesta domenicale de LaRepubblica sulle Unioni Civili, a quasi un anno dalla loro approvazione in Parlamento. Il quotidiano, anticipando i numeri che verranno ufficializzati nei prossimi giorni, ha infatti parlato di vero e proprio ‘flop’, con ‘solo’ 2803 unioni civili in 8 mesi. ‘Appena’ 369 nei primi tre mesi del 2017.

Una visione delle cose abbondantemente criticabile e criticata, con l’ex premier Matteo Renzi in prima linea nel contestare il senso di una simile ‘polemica’ politica e giornalistica.

‘Unioni civili, siamo orgogliosi di quella legge imposta con la fiducia. Flop? I diritti non si contano, si difendono, si impongono, si affermano. Non importa che siano 2 persone o 5000, sono due persone che si amano di fronte alla comunià. Si contano i voti, non i diritti’.

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Questo il live-tweet del segretario Pd dall’assemblea del Partito Democratico, in pochi minuti rimbalzato on line sui social. L’hastag ‘unioni civili’ è infatti diventato trending topic, con Monica Cirinnà, prima firmataria della legge, che ha duramente reagito su Facebook.

Leggo con stupore che un importante quotidiano ha affermato che 2800 unioni civili in Italia sarebbero un flop. Se fosse vero il numero – e lo verificheremo nei prossimi giorni con i dati ufficiali – credo che, invece, sia un fatto straordinario. Per almeno due motivi. Innanzitutto è il segno che in un Paese nel quale i casi di omofobia non sono affatto isolati, ci sono migliaia di persone che hanno avuto il coraggio di compiere un atto aperto, alla luce del sole, per riaffermare di essere cittadini con pieni diritti. In secondo luogo, si tratterebbe comunque di cifre che sarebbero in linea con i dati di tutti gli altri grandi Paesi europei. La verità è che il nostro Paese, fino un anno fa, non riconosceva alcun diritto alle coppie dello stesso sesso e, quindi, le unioni civili erano pari a 0, se ad oggi ne sono state celebrate qualche migliaio come si fa a parlare di frenata? Rispetto a cosa? Allo zero?
Finalmente, tante famiglie hanno potuto veder riconosciuti i propri diritti e la propria felicità e questo è un enorme passo avanti di civiltà. Un risultato che ci ha riallineato con l’Ue. In tutti i Paesi dove sono stati introdotti istituti simili, dalle unioni civili al matrimonio egualitario, il primo anno di applicazione della legge, l’andamento numerico è stato analogo a quello italiano, con una progressione costante delle celebrazioni a partire dalla data di entrata in vigore. Così è stato in Francia e in Germania (Paesi con noi confrontabili per popolazione e dimensioni), così è stato in Italia, con numeri anche superiori all’esperienza di questi altri Paesi, L’Italia, nonostante questa legge civile, continua ad avere un problema di omofobia come dimostrano i tanti casi di cronaca, come ho potuto constatare sulla mia persona. Accanto a decine di migliaia di cittadini che incontro e che mi dimostrano la loro felicità per l’approvazione della legge, non sono rari i casi in cui qualcuno trova il modo di insultarmi o minacciarmi, tanto che sono costretta a comunicare alla Digos – che ringrazio – i miei spostamenti. L’intolleranza e la violenza verbale e fisica dicono chiaramente che in Italia c’è ancora molto da fare contro un retaggio omofobo e che serve una svolta culturale contro pericolosi retaggi retrogradi e medievali.
Passi in avanti importanti ne sono stati fatti, ma molto resta ancora da fare, ad iniziare da una legge seria sull’omofobia. Al contrario di quanto sostiene qualcuno, se tante persone hanno deciso da subito, al seguito dell’approvazione della legge, di unirsi civilmente o di fare in modo che venisse riconosciuto anche in Italia il loro matrimonio all’estero è un segno di coraggio, di uscire allo scoperto grazie a una legge dello Stato che riconosce a tutti il giusto diritto a essere pieni cittadini, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. A chi pensa di fare polemiche sulla pelle e sulla vita delle persone rispondo che su temi così sensibili serve molto, ma molto, più rispetto e obiettività. Da 0 a migliaia, anche in matematica oltre che nel buon senso, non c’è nessuna frenata. Ma la voce di persone che si amano e che hanno coraggiosamente deciso di essere finalmente visibili. Una rivoluzione culturale importante per il nostro Paese‘.

Di tutt’altro tenore, ovviamente, il punto di vista di Mario Adinolfi, che ha fatto suoi i numeri dell’inchiesta de LaRepubblica per attaccare sui social, di nuovo, la comunità LGBT, i suoi diritti ed Enrico Costa, Ministro del Governo Gentiloni colpevole quest’oggi, a suo dire, di difendere le unioni civili.

‘Non capisco lo stupore di Repubblica: è ovvio che le unioni civili siano un flop, è una legge pensata da una piccola lobby per un segmento minimo della popolazione e noi lo abbiamo sempre spiegato. Nonostante tutta la propaganda e gli attacchi continui alla famiglia naturale, l’Istat non può mentire: gli italiani eterosessuali che vivono nel matrimonio sono 29.168.000, allevano più di 15 milioni di figli ancora in famiglia e ci sono quasi 5 milioni di vedovi e vedove. Questa è l’Italia. Poi ci sono 7.513 coppie omosessuali conviventi, di cui 2.800 unite civilmente. La questione intollerabile qui è Enrico Costa che ha avuto la faccia di mettersi sottobraccio al mio amico Massimo Gandolfini per farsi due ore prima del Circo Massimo la foto in cui con Angelino Alfano giuravano di difendere le istanze del Family Day, salvo vendersi venti giorni dopo votando la fiducia alla legge Cirinnà e oggi addirittura difendendola su Repubblica dall’accusa di flop. Ecco, con politici “cattolici” così mai più neanche un caffè, con questi traditori che sui principi non negoziabili hanno aperto un negozio per venderli per quindici denari mai più neanche una stretta di mano’.

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fabulousone 7.5.17 - 13:11

Che tristezza queste polemiche, tra l'altro su una legge nata vecchia (si doveva aprire il matrimonio alle coppie gay), dimezzata (è priva di svariate cose, tra cui la stepchild adoption), fredda (manca il vincolo di fedeltà, sono stati tolti tutti i riferimenti al rapporto affettivo-sessuale dei partner, in altre parole tradimento in libertà e asetticità, svilimento dell'unione, adatta persino a due amici) e dissolubile in un attimo, all'insegna della sfarinabilità più totale. Di fronte a una elementare richiesta di eguaglianza subiamo prima il danno di una legge fuori tempo massimo, monca, fatta male, che non ci riconosce nemmeno in quanto coppie, e poi riceviamo anche la beffa di quotidiani come la Repubblica che, non paghi di aver fatto da cassa di risonanza mesi fa alle polemiche pseudofemministe che hanno contribuito a mettere fuori dai giochi la stepchild adoption, agitano polemiche ridicole che fanno felice chiunque non aspetti altro per dire che le questioni lgbt sarebbero una piccolezza su cui non c'è bisogno di legiferare.

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Giovanni Di Colere 7.5.17 - 12:49

La legge garantisce tutti i diritti salvo l'adozione. È una rivoluzione in un paese omofobo e bigotto come il nostro. In più il punto è che da sempre destra sinistra e grillini hanjo strumentalizzato i diritti gay per fini politici. Ergo il matrimonio non passerà mai. Si è visto con l'adozione del figlio del ipartner cui si sono opposti i grillini che in teoria erano favorevoli. Siamo tutti a favore del matrimonio civile ma questa legge è stata una grande rivoluzione in Italia. È facile fate i puristi coi diritti degli altri chi è contro lo vada a dire a coppie conviventi da anni magari con uno dei due malato e/o cacciato di casa dai genitori

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Davide Rosa 7.5.17 - 12:10

Beh è ovvio che sono poche, si tratta di una legge Monca e umiliante, forse va bene a chi ha 70 anni ma io che ne ho meno di 30 o matrimonio o niente!

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