10 emozioni che solo i gay provano

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Dalla Principessitudine alla Sensualansia, passando per la Bipolaricizia alla Sindrome dello Spogliatoio: 10 emozioni tipicamente gay che sicuramente almeno una volta nella vita avrete provato.

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Ispirati da The Book of Human Emotionspubblicato dalla psicologa Tiffany Watt Smith, abbiamo provato a stilare una lista delle 10 emozioni che solo i gay provano. Smith nel suo lavoro ha esplorato 154 parole delle lingue di tutto il mondo che corrispondono ad altrettante emozioni molto specifiche, che probabilmente non sapevamo neanche di provare. Ma la sua lista non contiene queste dieci emozioni squisitamente gay.

Eccovele.

Bipolaricizia 

È l’stinto peculiare a infierire sfacciati sulla propria fag hag. È il benessere che dà lo sfogo sull’amica frociara. Un’amicizia bipolare. Con l’amica-dei-gay ci si confida e si sparla, ma pure ci si libera dallo stress pigliandola per il culo ogni pie’ sospinto. ‘Na specie di punchball, insomma. All’inizio lei se la prende, fa l’offesa, poi si abitua. Alla fine a queste ragazze insegniamo l’autoironia.

Iconofilia

Amore e adorazione incondizionata, incomparabile a nessun altro rapporto al mondo verso, la propria icona gay. Che sia Gaga, Madonna o Arisa è lo stesso. Conta solo il sentimento di esser destinati ad amare lei e solo lei nell’intero regno delle cose visibili e invisibili. Quando compare sullo schermo o la si sente in radio l’iconofilia irrompe e tutto il resto tace.

Splendidismo

È la fierezza massima nel mostrare il nuovo outfit agli amici, atteso dall’ordine online o arraffato per un pelo ai saldi e, ovviamente, preparato dopo ore allo specchio. La coda pavonata svetta al cielo, ci si sente imbattibili, l’asfalto è velluto rosso, lo splendidismo è a palla.

Principessitudine

È il senso di totale impotenza verso i lavori manuali. Montare mobili, lavori di idraulica, intervenire su circuiti elettrici: è un rifiuto del corpo prima che della mente. La paura è tanta, si teme di rimetterci la vita. Un senso di totale impreparazione, due mondi – io vengo dall’altro. Si chiama il papà, l’ex straight-like o l’amministratore.

Slalom-mood

Come cagnetti nelle gare di agility, si vive quest’emozione specifica sotto la raffica di domande dei parenti lontani, incontrati a Natale o in altre feste comandate. È insofferenza mista a concentrazione massima per non contraddirsi, per dare la risposta giusta, per dosare detto e non detto. “Allora, la fidanzata? Sei un bel ragazzo, non hai nessuna?”. Si schiva, si devia, sperando che passi in fretta.

Schizofrenia oculare da club

È l’assetto da guerra di quando si va per locali. Tutta un’allerta di sguardi, occhiate, monitoraggio dei flussi. Che sia aperitivo o dancefloor poco importa. È la smania di vedere tutti, di controllare chi c’è, di catalogare, scannerizzare i presenti per riconoscere i noti e dare un voto agli ignoti. Che non si sa mai.

Sensualansia

È il vortice emotivo di ansia e imbarazzo della scelta tipico dell’uso delle app per il sex dating. Le notifiche arrivano ma non sono quelle giuste. Quello che hai puntato non risponde. Passa il tempo, si fa tardi. All’inizio si è selettivi, poi sotto la spinta della foga si piglia a scrivere a caso. Si sfanculano i propri standard, basta concludere. Ovviamente poi ci si pente.

La Sindrome dello Spogliatoio

A chi non è successo: spogliatoio, un sacco di carne calda attorno, grandi smutandamenti, tutto in vista. Madonna-del-Carmelo. La paura di perdere il controllo e di finire in durezza è tantissima. Si guarda altrove ma l’occhio batte dove lo slip manca. Al massimo, se l’apparato ci tradisce, ci si copre e si fugge via.

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Coming out-feeling

Il momento più importante per ogni gay della pianeta: quando ci si dichiara, soprattutto se si hanno di fronte i propri genitori. Si vive un misto di estrema paura del giudizio e impellenza a liberarsi. È un’emozione tipicamente gay, per la quale sono state coniate tante parole e espressioni. Tutte per raccontare come ci si sente a dover spiegare chi si è a un uditorio un po’ prevenuto.

Infine, l’ultima emozione non ha nome, perché nessuno vuole stare troppo a pensarci per trovarglielo. Ma descriverla è facile: è il senso di sgomento che si prova quando si viene insultati per il semplice fatto di esistere. Un’esperienza che si vive dall’infanzia, a cui ci si abitua presto senza abituarsi mai. È una forma di shock speciale, perché non serve aver fatto qualcosa, basta mettere la mano nel modo sbagliato, avere un tono di voce troppo acuto o vestire colori troppo accesi. La più difficile da dimenticare tra le emozioni che solo i gay provano.

Jonathan Bazzi

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