Julius’, il più antico bar LGBTQ+ di New York è diventato luogo storico della Grande Mela

60 anni di storia, con una famosissima rivolta 'alcolica' che anticipò Stonewall di 3 anni. New York celebra il Julius' Bar.

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Il Julius’ Bar è una taverna, un pub, un ritrovo queer nel quartiere del Greenwich Village di Manhattan. Il più antico bar gay di New York, ancor più ‘vecchio’ di Stonewall, dove presero vita i moti del 1969, ora celebrato ufficilmente con la denominazione di “luogo storico” della Grande Mela da parte della Landmarks Preservation Commission.

Il Julius’ sorge nel lontanissimo 1867, per poi diventare popolare negli anni ’30 e ’40 del 1900 grazie alla sua vicinanza al jazz club Nick’s in the Village. Solo verso la fine degli anni ’50 ha iniziato a diventare luogo di ritrovo gay, indispettendo la proprietà. All’epoca la New York State Liquor Authority vietava ai bar di servire alcolici agli omosessuali. Tutto ciò avveniva anche al Julius’. Nel 1966, ovvero 3 anni prima di Stonewall, Dick Leitsch, Craig Rodwell e John Timmons della Mattachine Society organizzarono un “Sip-In”, sfidando apertamente la State Liquor Authority. Dick, Craig e John cominciarono a passare da un bar all’altro, dichiarandosi omosessuali prima di ordinare un drink. Secondo il recolamento della SLA, i bar che servivano alcool agli omosessuali rischiavano la revoca della licenza dei liquori. Ma alcuni di quei bar servirono loro il drink richiesto, con la stampa al seguito. “Come faccio a sapere che sono omosessuali? Non stanno facendo niente di omosessuale”, si difese un barista. Quando arrivarono al Julius’, Dick, Craig e John vennero rimbalzati al bancone. Il barista si rifiutò di servirli coprendo uno dei bicchieri con la mano. Un fotogafo immortalò quella scena e la notizia finì sul New York Times. Il caso divenne nazionale. La Mattachine Society lo portò in tribunale e un anno dopo un giudice stabilì che l’essere gay o il baciarsi in pubblico non erano certamente atti indecenti, a tal punto da creare disturbo della quite pubblica. Anche agli omosessuali venne quindi dato il ‘permesso’ di bere alcool nei bar. Grazie a quella storica protesta e alla successiva storica sentenza, prese vita l’era dei bar gay con licenza, legalmente operativi. Non a caso ancora oggi il Julius’ Bar organizza una festa mensile chiamata Mattachine.

Nel corso dei decenni il Julius’ è diventato luogo di riferimento per artisti come Tennessee Williams, Truman Capote e Rudolf Nureyev, ed è apparso in film e programmi TV come The Boys in the Band, Next Stop Greenwich Village, Love is Strange, Can You Ever Forgive Me e FX’s Pose.

Onorare un luogo di New York dove una volta veniva negato il servizio solo sulla base della sessualità – ha sottolineato il sindaco Eric Adams in un comunicato – rafforza qualcosa che dovrebbe essere già chiaro: i newyorkesi Lgbtq+ sono i benvenuti ovunque nella nostra città“.

Juilius’ era già entrato nel 2016 nel National Register of Historical Places, insieme allo Stonewall Inn. Tre anni prima, nel 2013, la Village Preservation, organizzazione senza scopo di lucro che sostiene la conservazione dell’architettura e della cultura a Lower Manhattan, aveva inviato una lettera all’LPC chiedendo loro di riconoscere Julius come punto di riferimento della città. Pochi giorni fa è arrivata l’ufficialità.

“Ci sono voluti tutti questi decenni, complimenti per la perseveranza e la tenacia“, ha detto Wellington Chen dell’LPC.

Poiché il Paese sembra essere alle prese con un arretramento in termini di accettazione e inclusione, voglio solo dire, brava, New York, per aver portato tutto questo in primo piano“, ha aggiunto il commissario Michael Devonshire. “E potrebbero essercene molti altri.”

La cosa interessante è che l’edificio è un brutto edificio, nella sua forma attuale. È molto degradato e non assomiglia al modello storico“, ha spiegato il commissario Michael Goldblum. “E questo è ciò che ritengo fantastico, perché mantiene un pezzo di New York che sta scomparendo, è la parte sgangherata, gli anni ’50, ’60, ’70, quando venire in questo quartiere significava correre dei rischi. Riguarda davvero la storia, e il suo essere diverso, il suo essere brutto, il suo essere strano, è questo il punto. E penso che sia davvero una cosa bellissima“.

Il direttore esecutivo di Village Preservation, Andrew Berman, ha definito il voto della commissione “un enorme passo avanti nel riconoscimento della storia della nostra città come rifugio e sede della più grande comunità LGBTQ+ del paese e del ruolo cruciale della nostra città nel far progredire i diritti civili“.

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