Luciano Spinelli e il significato del suo coming out sui social – Intervista

"Quando avevo sette anni mi veniva imposto di capire che cosa fosse l'orientamento sessuale".

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Luciano Spinelli
Luciano Spinelli - Foto: Ufficio stampa
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Nato a Monza sotto il segno del Cancro, Luciano Spinelli porta con sé le caratteristiche tipiche del suo segno zodiacale: è introspettivo, sensibile e ama raggiungere i propri obiettivi. Lo ha dimostrato anche in occasione della nostra intervista, quando ci ha aperto le porte di casa – quelle del fidanzato dove in quel momento si trovava – per raccontarci il suo percorso, dai primi passi mossi su YouTube fino ai giorni nostri.

Luciano è gentile, dolce e accogliente; allo stesso tempo, però, non ha paura di esprimere la propria opinione e di esporsi anche su tematiche di spessore. Ne è un esempio il suo appello a farsi portavoce di messaggi di uguaglianza, inclusione e accettazione non solo nel mese del Pride ma tutti i giorni, per lasciare un futuro migliore a chi ci seguirà.

Una lunga intervista, quella rilasciata ai microfoni di Gay.it, nella quale Luciano ha avuto modo di raccontare anche alcuni momenti difficili affrontati durante questi suoi primi 23 anni di vita. Parole forti che mettono in mostra una società, per fortuna in netto miglioramento, che lo ha fatto sentire ingiustamente sbagliato per molto tempo, soprattutto quando era molto piccolo.

Luciano, però, nonostante la giovane età, grazie al giusto sostegno – come ha dichiarato egli stesso – e all’appoggio costante della sua famiglia, è riuscito sempre a rialzarsi e pian piano a prendere consapevolezza di sé e delle sue potenzialità.

Anche per questo, oggi è uno dei content creator più seguiti e influenti del nostro bel Paese, oltreché una persona genuina che ha scelto volutamente di rimanere con i piedi per terra, nonostante le già importanti soddisfazioni che ha potuto raggiungere in questi ultimi anni.

Non ci resta dunque che accedere tra quelle pagine del libro della sua vita che Luciano ha voluto aprire per noi.

Buona lettura!

 

Luciano Spinelli
Luciano Spinelli – Foto: Ufficio stampa

Luciano Spinelli: l’intervista completa!

Influencer e TikToker, sei sbarcato sul web all’età di 15 anni, quando hai aperto il tuo canale YouTube: cosa ti ha spinto a produrre contenuti? Era una valvola di sfogo oppure era un germe di quello che poi ti sarebbe piaciuto fare in futuro?

In quel periodo praticavo ginnastica artistica a livello agonistico; a un certo punto, però, mi sono rotto il braccio e da che mi allenavo praticamente tutti i giorni mi sono ritrovato a non fare più nulla se non andare a scuola la mattina. Così, un giorno, ho deciso di buttarmi e di provare a realizzare dei video per YouTube, un mondo che avevo scoperto grazie ai miei compagni di classe e che pian piano aveva attirato sempre di più la mia attenzione. È stato proprio questo lavoro che mi ha aiutato a sbloccarmi sotto tanti punti di vista, soprattutto per quanto riguarda la timidezza. E quindi tutto è iniziato così, un po’ per gioco. Ho detto: “Vabbè, io butto fuori dei video, poi se qualcuno li guarda bene; se nessuno li guarda, amen”.

 

Come ha reagito la tua famiglia al tuo sbarco sui social?

La mia famiglia l’ha presa molto bene, più che altro perché sono sempre stato molto aperto con loro. Ho detto sin da subito che avrei voluto provare ad utilizzare i social in modo diverso rispetto a come facevo fino a quel momento. Così, loro mi hanno capito e dato sin da subito il consenso, purché mantenessi contemporaneamente vivo il mio interesse per la scuola. E così è sempre stato, anche quando YouTube è diventato un lavoro al 100%.

 

E i tuoi compagni di classe?

I miei compagni di classe, invece, all’inizio mi prendevano in giro perché mi consideravamo come lo sfigato di turno che voleva provare a diventare famoso sui social. Nella realtà, invece, io non avevo come obiettivo quello di diventare riconoscibile dal pubblico bensì quello di sentirmi soddisfatto in qualcosa. In quel periodo ero un po’ demoralizzato.

 

Cosa ti rendeva insoddisfatto in quel periodo?

Tante cose, in primis lo sport. Come ti dicevo, in quel periodo facevo ginnastica artistica. Per quanto andassi bene mi sentivo sempre insoddisfatto, tant’è che mi sono rotto il braccio proprio perché ho voluto strafare. Quell’infortunio mi ha parecchio demoralizzato e mi ha fatto credere di non essere capace in quello sport. Solo più avanti negli anni ho capito che non era il momento giusto perché nella vita si può fare tutto, si possono raggiungere tutti gli obiettivi che ci prefiggiamo, ma bisogna farlo con calma e senza troppa pressione.

 

Tu, invece, quando hai capito che questa tua passione si stava trasformato in qualcosa di diverso e poi nel tuo lavoro?

Io penso di aver realizzato che la mia vita stava cambiando quando ho iniziato a girare l’Italia, e quindi incontrare centinaia di persone che dimostravano di volermi bene, per il firmacopie del mio primo libro – Insieme. Il mio diario nelle vostre mani. Un’altra esperienza che mi ha fatto aprire tantissimo gli occhi è stata quella dei “Kids Choice Awards” di Los Angeles dove venni fermato da alcune persone americane; mi conoscevano grazie a TikTok ed io ero sconvolto all’idea di essere conosciuto in un altro paese. Lì ho realizzato che la mia vita stava cambiando.

 

 

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Luciano Spinelli: dai libri alla recitazione

Un’altra tua passione è quella per la scrittura: nel 2017 e 2019 hai pubblicato due libri (Insieme, il Mio Diario nelle Vostre Mani Per Sempre) nei quali hai raccontato te stesso e i normali alti e bassi della vita. Com’è stato aprire il tuo cuore in maniera così profonda verso i tuoi fan in questi due libri?

Sono state due esperienze completamente diverse: il primo libro è nato dai pensieri che avevo appuntato negli anni – da bambino fino a quando ho compiuto 17 anni. Mi ricordo che passavo le notti intere con mia madre per capire come organizzare quei miei pensieri in un libro. È stata un’esperienza bellissima, un sogno diventato realtà.

Il secondo libro, invece, è nato in maniera totalmente diversa. Avevo più consapevolezza di me e ho deciso di scriverlo da zero e quindi ho deciso di dedicarmi ai disegni e a delle mini poesie. Lì ho tirato fuori un po’ quel lato malinconico e filosofico che era molto accentuato in quel periodo della mia vita. Iniziavo ad interfacciarmi con l’amore e le prime delusioni ed è stato bello perché lì ho veramente avuto modo di riversare tante mie emozioni.

 

I social hanno cambiato la tua vita ma in una recente intervista hai dichiarato che ti piacerebbe diventare un attore professionista e trasformare quella passione in un lavoro: da dove nasce questa esigenza? Che cosa ti piace del mondo della recitazione?

Da piccolino, essendo molto timido, in famiglia amavo stare al centro dell’attenzione. Ad esempio, durante i pranzi di Natale, obbligavo tutti a sedersi di fronte a me e iniziavo a raccontare le storie interpretando la principessa, il principe, la strega, il mago, il serpente, il drago. Facevo tutto io (ride, ndr.). Poi, andando avanti con gli anni, ho iniziato a notare che quella era una mia passione e quando, grazie alla visibilità sui social, ho avuto modo di approdare sui set cinematografici sono stato felicissimo. Con il tempo, ad esempio, ho avuto l’opportunità di prestare la mia voce a Pugsley, personaggio de “La Famiglia Addams 1 e 2”, e ad un contadino di mare nel film d’animazione Dinsey e Pixar “Luca”. La recitazione è quindi un sogno che ho nel cassetto ma sul quale non mi sto focalizzando in questo momento anche se presto uscirà qualcosa, ma non posso dire di più, in cui ci sarò anche io.

 

 

Luciano Spinelli: “Il mio coming-out sui social è stato importante”

Ho capito chi sono e ho imparato ad amarmi e apprezzarmi, sono orgoglioso di me stesso. Non c’è niente di sbagliato. Sono gay ma, prima di tutto, sono Luciano”, hai dichiarato nel giugno 2021 nel tuo video pubblicato su YouTube nel quale hai fatto coming-out: cosa ti ha spinto a fare questa scelta?

Il mio coming-out sui social è stato importante – per lui e per i suoi fan, ndr. – perché nasceva dalla volontà di dare una mano a chi ne aveva bisogno. Per questo ho deciso di farlo tramite il disegno: il mio obiettivo era quello di comunicare sia ai più grandi che ai più piccoli come ognuno di noi affronta quel periodo di accettazione del sé, così da renderlo meno pauroso agli occhi di chi ci sta ancora passando o delle persone che li circondano.

 

Come ti sei sentito in quel momento?

Solo a ripensare a quel periodo mi emoziono e mi vengono i brividi.

Il mio coming-out è arrivato dopo un periodo davvero intenso nel quale avevo preso consapevolezza di ciò che ero e di cosa significasse vivere il proprio orientamento sessuale come una cosa normale. Tutto questo, però, l’ho capito soltanto quando ho iniziato a notare come effettivamente l’essere omosessuale veniva dopo tante altre mie qualità. Quindi dicevo: “Io sono Luciano, io faccio questo, io faccio quest’altro e poi vabbè, sì, mi piacciono i ragazzi”. Sicuramente mi ha aiutato anche il fatto che in quel periodo stavo frequentando quello che poi sarebbe diventato il mio attuale ragazzo.

 

Qual è stata la reazione dei tuoi cari e dei tuoi fan al coming-out?

Benissimo. Hanno tutti reagito molto bene. Non ho ricevuto particolari commenti di hating e quelli che sono arrivati sono immediatamente passati in secondo piano. Ciò che mi ha reso orgoglioso dopo il mio coming-out è stato che nessuno è venuto a dirmi: “Ma sì, lo sapevamo già, si vedeva” ma piuttosto mi hanno appoggiato dicendomi “Siamo felicissimi per te. Aspettavamo che tu ti aprissi”. È stata una grande soddisfazione per me ricevere tutto quel supporto e quell’amore sia dalle persone che mi stanno più vicine sia da chi mi segue sui social. Mi sento molto fortunato per la community che sono riuscito a crearmi in questi anni, sono molto simili a me.

 

 

 

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Luciano Spinelli: l’amore con il fidanzato Federico

Com’è stato vivere la tua vita sentimentale dopo il coming-out?

A dire la verità non è stato così liberatorio come credevo perché io ho fatto coming out quando io e il mio ragazzo non avevamo ancora detto a nessuno che stavamo insieme. In quel periodo ci stavamo frequentando e quindi siamo stati insieme per più di un anno prima di rendere pubblica la nostra relazione. Fino a quel momento ho sempre cercato di tenerla “nascosta” da un lato perché non volevo che la notizia potesse generare troppo hype, non sono quel tipo di persona che vuole sfruttare la coppia per raggiungere dei successi; dall’altro perché prima di parlare di una relazione pubblicamente volevo accertarmi che fosse una cosa seria e stabile.

La mia vita, però, non è cambiata particolarmente. Quello che cerco di spiegare alle persone è proprio questo: ci sta vivere cercando di capire chi si è. Poi arriverà un punto in cui ci si sentirà pronti e ci si aprirà al mondo e si inizierà a vivere una vita bella, serena e tranquilla. Questo per chi ovviamente sente la necessità di doversi raccontare. C’è invece chi non sente questa necessità e io veramente stringo la mano e dico: “Ti stimo”. E a quel punto non c’è bisogno di dire nulla. La cosa importante, secondo me, è vivere senza troppe paranoie. Da quando ho iniziato a vivere senza tutte queste paturnie, ho iniziato a vivere.

 

Nonostante questo sia il mese del pride stiamo assistendo ad un graduale ritorno indietro in tema di diritti civili: come stai vivendo questo periodo storico?

Io mi sento molto fortunato ma non tutti lo sono e per questo sono molto arrabbiato. Pubblicamente cerco sempre di esprimere il mio giudizio e di dare sostegno a chi ne ha bisogno perché quella dei diritti è una battaglia al 100% che dobbiamo condurre tutti insieme. Sui social, però, non mi piace portare negatività e solitamente preferisco cercare di raccontare quello che è positivo. Come dicevo, io so di essere stato molto fortunato, a partire proprio dalla famiglia e dalle persone che ho intorno e che mi vogliono bene. Tante altre persone, però, non lo sono state e non lo sono e per questo credo che sia ancora molto importante parlare di diritti civili, non solo nel mese del pride.

 

C’è stata un’occasione in particolare nella quale hai capito che c’è ancora molto da fare in tema di diritti?

Mi ricordo che una volta stavo andando a Sanremo e ho incontrato un ragazzo sul treno che mi ha chiesto una foto e vedevo che era un po’ scosso così gli ho chiesto se andasse tutto bene e lui si è seduto accanto a me e mi ha raccontato tante situazioni difficili che ha dovuto affrontare per via della sua omosessualità. In quel momento ho cercato di dargli sostegno morale e ho capito che c’era bisogno di fare qualcosa. Proprio per questo motivo, come dicevo poco fa, io cerco sempre di raccontare in maniera semplice tutto ciò che concerne la mia vita, anche quella affettiva, provando a trasmettere il messaggio che non c’è nulla di sbagliato nell’essere sé stessi.

 

C’è qualcosa che ti spaventa se pensi al tuo futuro in tema di diritti?

In realtà un po’ sì. Sono spaventato, devo essere sincero. Cerco sempre di guardare le cose con positività, però non sempre è possibile. Io quello che spero è di avere un futuro felice. Anzi so che lo avrò perché è quello che voglio. La cosa che mi fa star male, però, è che probabilmente se continua così il mio futuro non lo vedo in questo paese, in Italia. Questo un po’ mi dispiace perché amo l’Italia e mi girano le palle all’idea di doverla lasciare per colpa dell’ignoranza dilagante nella nostra società. In ogni caso, qualsiasi cosa accada, auguro a chiunque di essere felice.

 

 

 

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Luciano Spinelli: “Mi veniva imposto di capire che cosa fosse l’orientamento sessuale”

In alcune interviste hai raccontato di essere stato vittima di bullismo: che cosa ti faceva paura più di tutto?

Quando avevo sette anni mi veniva imposto di capire che cosa fosse l’orientamento sessuale. A quell’età, invece, credo che un bambino debba pensare solo a giocare, che sia con le macchinine o con le barbie poco importa, e non che cosa gli possa o meno piacere. È proprio lì che sta secondo me la tristezza della nostra società. Molto spesso le persone adulte usano termini dispregiativi nei confronti di un orientamento sessuale a tal punto da farlo sembrare come se fosse una cosa negativa. Da piccolo, ad esempio, io soffrivo molto per il fatto di essere messo in disparte solo perché avevo la “colpa” di essere più sensibile e dolce rispetto agli altri ragazzi e di non voler giocare con le macchinine ma con le bambole. Ora, quando ci ripenso, ci rido sopra ma sicuramente è stato un qualcosa che mi ha fatto soffrire parecchio ma che adesso associo alla tanta ignoranza che c’era e che ahimè, anche se forse un po’ meno, c’è ancora.

 

Che cosa ti porti dietro da quei momenti?

Dal passato e dalle esperienze negative, però, si può e si deve trarre insegnamento. Il mio pregresso, dunque, mi ha insegnato che io posso fare di meglio: posso cercare di influenzare, soprattutto con il mio lavoro, le persone, a non fare quegli errori lì e a far capire anche che, nonostante io abbia vissuto quelle cose, alla fine ne sono uscito e anche molto bene. Sicuramente con qualche trauma, perché i traumi ce li abbiamo tutti, però mi ha aiutato ad avere molta più consapevolezza di me stesso e ad avere una sensibilità in più che non tutti hanno. Di certo non stringo la mano e dico grazie per avermi bullizzato per praticamente 13 anni della mia vita però, se si riesce a fare il giusto percorso, si riesce a canalizzare tutto quello che è stato negativo in qualcosa di positivo. E io alla fine ci sono riuscito perché anche grazie a quello che ho vissuto sono diventato la persona che sono oggi.

 

Che cosa ti sentiresti di dire ai nostri lettori?

È da poco finito il mese del Pride, un mese molto importante per i diritti umani, civili, per i diritti di tutti. Ora, però, vorrei che questa “battaglia” non si interrompesse per poi tornare in auge il prossimo giugno. Mi piacerebbe vedere che tutti noi ci facciamo portavoce di messaggi di uguaglianza, inclusione, libertà, tutti i giorni. La nostra volontà dovrebbe essere quella di spronare le persone a capire, eliminando pian piano quell’ignoranza diffusa che permea la nostra società. Si tratta di una “battaglia” che dovremmo portare avanti tutti, anche chi non fa parte della comunità LGBTQI+, per far sì che i nostri figli, i nostri nipoti, i nipoti dei nipoti non si ritrovino in questa stessa situazione.

 

Torniamo a sorridere: in questo momento sei impegnato nella realizzazione della tua casa. Che emozioni stai provando?

Se dovessi parlare al me adolescente dove sono arrivato oggi non ci crederebbe mai: ho migliaia di persone che mi seguono ogni giorno, grazie a loro ho avuto la possibilità di vivere esperienze fantastiche, ho doppiato dei film, sono fidanzato con un ragazzo, vivo la mia vita serenamente e ho comprato casa. Sono tutte cose di cui vado molto fiero. Non mi vanto, non mi piace raccontarlo, però sono molto fiero di me stesso perché mi sono sempre visto come una persona che dopo un po’ si lascia andare. Però effettivamente non è così. È proprio vero che noi siamo i nemici di noi stessi. E quindi oggi posso dirti che mi sento estremamente grato e soddisfatto di quello che ho nella mia vita.

Luciano Spinelli: guarda il reel (video)

 

 

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