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Non vi piace la nuova Sirenetta o siete solo razzistə?

L'indignazione dello status quo lascia spazio ad una rappresentazione in grado di evolversi insieme alla società e rimediare ai buchi del passato.

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Dopo quasi sette anni dall’annuncio, Ariel sta finalmente uscendo dalle acque del mare.

È stato rilasciato questo weekend, dopo un’esclusiva anteprima al Disney D23 Expo, il primo teaser trailer ufficiale di La Sirenetta (The Little Mermaid), nuovo e attesissimo live-action della Disney, diretto da Rob Marshall e tratto dall’omonimo capolavoro del 1989. Il video breve ma intenso ci catapulta nel regno degli abissi, mentre la nuova Ariel, interpretata da una Halle Bailey brava da far tremare le gambe, ci accoglie sulle note di Part Of Your World (Come Vorrei nella versione italiana) promettendo di spettinarci i capelli con carisma, dolcezza, e una voce da ugola d’oro. “Sono sicura che chiunque può rivedersi in Ariel, essendo speciale per tutti noi” ha dichiarato l’attrice e cantante durante la presentazione “Quando ero solo una piccola bambina che nuotava in piscina, immaginando di essere una serena, mai avrei pensato che sarebbe diventato reale”. Balley ha definito la scena una delle “esperienze più incredibili della sua vita“: “Percepire tutte le emozioni che prova. La sua passione. Il suo disagio. Tutto quello che stava vivendo è stato davvero emozionante per me da interpretare, cantando una canzone che ho sempre amato sin da piccola“.

Tuttavia, il nuovo teaser ha lasciato tornare a galla le stesse identiche polemiche fatte con lo stampino dal giorno 1: una fetta di pubblico ha criticato la scelta di far interpretare il ruolo a Bailey, definendola per nulla accurata o simile a quella originale. Più precisamente, i puristi – consciamente o meno – hanno problemi a vedere una principessa nera sul grande schermo, all’interno di un immaginario che dall’alba dei tempi ci ha abituato a delle eroine Disney esclusivamente caucasiche. Le polemiche si sono mosse dalle scarse somiglianze con l’originale sirena danese nella fiaba del 1837 alla sempreverde accusa di essere schiavi del fantomatico politicamente corretto che ci impedirebbe di restare fermi al 1990: “Hans Christian Andersen si starà rivoltando nella tomba” commenta un user su Twitter ai limiti del delirio: “La leggendaria bianca, dalla chioma rossa, bellezza danese è stata rimpiazzata (ndr. nello specifico “blackwashed”, personale riadattamento del “whitewashing”, sulla stessa linea di altre invenzioni come “eterofobia”) da questa mostruosità con i dread“. Tuttavia, un altro user ha retwittato il commento mettendo i puntini sulle i: “Se Hans Christian Andersen è davvero il tuo antenato, allora sapresti che la storia era una lettera d’amore segreta al suo amico Edvard Collin, che era anche sposato all’epoca. Hans Christian Andersen era difatti bisessuale, e la Sirenetta era solo una copertura come tanti altri racconti” (qui potete leggere il nostro articolo sulla fiaba originale)

 

@nickyknackpaddywack Mayas reaction to #thelittlemermaid trailer. #representationmatters #representationinthemediamatters #blackgirls ♬ original sound – Nicky

Tra i qualunquismi e altre polemiche ai confini della realtà (un altro tweet si è lamentato che la scena non sembra essere ripresa davvero sott’acqua), la nuova Sirenetta con un anno d’anticipo (il film arriverà nelle sale il prossimo 26 Maggio 2023) porta con sé il miglior cambiamento: l’indignazione dello status quo lascia spazio ad una rappresentazione in grado di evolversi insieme alla società e rimediare ai buchi del passato. Su TikTok fanno il giro del mondo video su video di genitori che riprendono bambine BIPOC entusiaste di vedere una Ariel proprio come loro: oltre a scaldare il cuore, le reaction pongono un nuovo punto sull’effettiva utilità dei live-action. Se per le vecchie generazioni questi film – alcuni più riusciti, altri di meno– risultano un commovente effetto nostalgia o la sterile copia carbone di un lungometraggio che conosciamo già a memoria, per le nuove sono l’occasione di riconoscersi. Perché se le sirenette non esistono e il colore della pelle non conta, vedersi rappresentatə ha un potere che va ben oltre la fantasia: stimolando l’immaginazione, aumentando le possibilità e aprendo le porte per un futuro inclusivo non solo a parole.

 

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