Posta Svagata: “Come ci si comporta in relazione con un uomo più grande?”

Non vorrei buttare via questi 8 anni di relazione, però se penso al futuro con lui mi viene il panico, perché sento come se mi stessi perdendo altre occasioni.

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Ho una relazione con questo uomo da oramai 8 anni.

Ci siamo conosciuti in un app di incontri ed è stato un colpo di fulmine. Gli inizi sono stati meravigliosi e ancora adesso è così, però da parte sua sento che mi mancano delle cose. Abbiamo 7 anni di differenza, io sono più giovane tra i due eppure chi prende in mano le redini della relazione sono sempre stato io: dall’organizzare un viaggio piuttosto che una cena fuori, sono spesso io che esterno i miei sentimenti con messaggi o lettere e lui come uno specchio davanti al mio “Ti amo” di rimando dice solo “anch’io”, non ha mai esternato cosa pensa o cosa prova.

Io ho sempre immaginato un uomo più grande al mio fianco perché desideravo sentirmi protetto, desideravo essere preso per mano e trascinato metaforicamente nella sua vita nelle sue esperienze, e invece con lui è stato ed è tutt’ora l’esatto opposto, io porto avanti questa relazione con lui attaccato a me come un peso morto.

In sua difesa deduco che la sua apatia e rigidità sentimentale, è legata anche da traumi di abbandono infantile, però non lotta per affrontare questi traumi, non lotta per stare con me, nonostante io abbia esternato questi problemi e gli abbia comunicato la voglia di conoscere altre persone.

Ora io mi trovo in un limbo, da una parte vorrei riattivarmi in una chat di incontri, dall’altra vorrei dargli ancora fiducia perché lo amo ma non so se posso andare avanti così. Non vorrei buttare via questi 8 anni di relazione, però se penso al futuro con lui mi viene il panico, perché sento come se mi stessi perdendo altre occasioni. Per la cronaca lui è la mia primissima storia seria, per lui invece la seconda.

Spero che tu possa darmi dei consigli su cosa fare.

 

Anche io volevo stare con gli uomini più grandi.

Pensavo: se non so dove sentirmi al sicuro,  questi uomini lo sapranno al posto mio. Mi dedicheranno le cure e lo sguardo saggio di chi ha visto il mondo in largo anticipo, e forniranno l’itinerario giusto da seguire perché conoscono le indicazioni a memoria.

Li ho desiderati, li ho incontrati e mi ci sono tuffato a capofitto affidando a loro le redini della mia vita età adulta : gli ho chiesto cosa pensare, chi votare, cosa mangiare, come fare sesso, e come parlare.

Me l’hanno detto loro chi ero, finché non ho cominciato a fare casino: più mi insegnavano la vita, più ringhiavo come una iena. Non sapevo ancora chi fossi, ma sentivo l’urgenza di scalciare e sbagliare per conto mio.

Non era colpa loro, li avevo solo abituati a comportarsi così. Ma dietro il paternalismo, quegli uomini non erano più o meno spaesati e spaventati di me, convinti che addomesticandomi, sarebbero riusciti a controllare il tempo.

Quest’uomo è diventato la tua casa. Una casa troppo famigliare per trasferirsi altrove. Una casa già arredata e con gli impianti funzionanti, e nonostante non sia proprio quello che ti aspettavi, ha un tetto abbastanza resistente per proteggerti da ogni disastro naturale.

Hai così paura di rimanere per strada che non esci più da quella casa, ma oggi non passa più aria dalle finestre. Ti sei accomodato nei suoi spazi, finché non sei cresciuto e diventato troppo grande per starci dentro. Desideravi così tanto immergerti nelle esperienze di quest’uomo, da dimenticarti cosa vuoi veramente tu, adattandoti a quest’amore come se fosse l’unico che potrai mai permetterti.

Ad una relazione di otto anni io non ci sono mai arrivato, e non basta una storia per raccontarle tutte, ma da quello che mi scrivi,  sembrerebbe che hai voglia di scalciare un po’ anche tu: hai maturato desideri, esigenze, e volontà che non dipendono da nessuno se non da te. Questi otto anni non sono stati sprecati perché ti sei accorto che crescere significa anche cambiare idea e voler andare in una direzione opposta all’altro.

Se quest’uomo dorme come un agnello mentre tu scalpiti accanto a lui, non c’è nessuna relazione da buttare via: te ne stai già andando sotto i suoi occhi, con o senza chat d’incontri. Non esiste età per smettere di ascoltare l’altro, e se ci ritroviamo a parlare da solə, forse è ora di alzare la voce: continua a comunicare come stai, cosa vuoi, fino a scomodare quell’apatia e costringerla a guardarti davvero.

Questo cambiamento va vissuto sulla tua pelle, e nessun peso morto può soffocarlo. Se lui non riesce a starti dietro, continua a percorrere il tuo itinerario: potresti accorgerti di non aver più bisogno di indicazioni.

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