Charity Bryant ti presento Sylvia Drake

Che succede quando due donne si innamorano nel primo Ottocento?

Charity Bryant ti presento Sylvia Drake
Una scena dal film "The World to Come" diretto da Mona Fastvold del 2020
4 min. di lettura

1797, Charity Bryant è un’insegnante che non ama così tanto insegnare.

Eppure è l’unico modo che conosce per guadagnarsi da vivere e permettersi un’indipendenza economica, durante un periodo storico che la vorrebbe maritata e mantenuta nel migliore dei casi.

Tra i lati positivi della sua condizione, l’insegnamento le permette di entrare a contatto con tante altre donne, confrontarsi con nuove menti, possibilmente svincolate da quel punto di vista maschile che sembra contaminare ogni angolo della sua quotidianità. In questo universo femminile, Charity coltiva nuove amicizie, e forse qualcosa di più.

Meglio non dirlo troppo ad alta voce, la gente mormora e la fedina penale non permetterebbe grandi libertà. Per mantenere una regolare quotidianità scevra da occhi indiscreti, tiene le sue compagnie per sé e distrugge ogni indizio.

Quello che succede dietro le mura domestiche, lo sanno solo lei e le altre ragazze.

Eppure in un piccolo paese di campagna come Weybridge le voci circolano e le donne non sposate che passano troppo tempo con altre donne non sposate attraggono sguardi stizziti dietro l’angolo.”Un’influenza corrotta” la chiamavano giù al paese, termine che la ferisce immensamente, tanto da isolarsi dal resto della comunità.

Finché un giorno di primavera del 1807, in visita presso la residenza degli amici Polly e Asaph Hayward, incontra Sylvia.

Sylvia Drake, sorella minore di Polly, è la pecora nera della famiglia: nata il 31 Ottobre del 1784, è la più giovane di otto figli. Il padre andò in bancarotta quando aveva solo quattro anni, e non potendo permettersi un’educazione scolastica, lavora sempre da casa.

Pur ricevendo numerose proposte di matrimonio da uomini facoltosi, Sylvia li rifiuta tutti, facendo impazzire sua madre e tutto il resto della famiglia.
La considerano un peso, un fardello da trascinare in giro per il paese, una zitella, sola e selvatica, che non troverà un posto nel mondo.

Charity e Sylvia iniziano a lavorare insieme come sarte.
Il lavoro è così tanto e continuo che il 3 Luglio del 1807, Charity propone a Sylvia di trasferirsi a casa sua per poterla aiutare.

Da quel giorno ai successivi quarantaquattro anni, Charity e Sylvia non passeranno una sola notte separate.

Presto la famiglia di Sylvia, e naturalmente tutto il paese, capiscono che le due donne sono molto più che due semplici colleghe.

Ma il tempo fa il suo corso e gli sguardi indiscreti lasciano spazio per una rassicurante famigliarità tra le strade di Weybridge:

Senza figli, ma adorate dai nipoti. Diventano delle mentori e punti di riferimento per tutte quelle giovani imprenditrici che vogliono entrare nell’industria tessile.

Non fornendo mai alcuna informazione precisa sulla natura del loro rapporto, famiglia e società possono dipingerle come preferiscono: dedurre la verità, senza averne mai la conferma.
La chiesa che frequentano o ogni domenica condannerebbe un’unione del genere, ma per il paese Sylvia e Charity sono a tutti gli effetti una coppia sposata.

Occhio non vede, cuore non duole.
Ma chiunque sa che in casa loro c’era un solo letto.

Quello che permetteva alla loro storia di funzionare era proprio il fatto che fosse così pubblica” scrive Rachel Hope Cleves, professoressa di storia presso la Victoria University e autrice del libro Charity and Sylvia: A Same-Sex Marriage in Early America: “Charity e Sylvia erano enormemente apprezzate nella comunità. Partecipavano alle attività di beneficienza della chiesa e  le persone sceglievano liberamente di non sapere quello che sarebbe stato sconveniente sapere“.

Charity Bryant ti presento Sylvia Drake
Copertina del libro “Charity & Sylvia: A same sex marriage in Early America”, scritto dalla storica e ricercatrice Rachel Hope Cleves

 

Charity muore nel 1851.

Quando Sylvia morirà diciassette anni dopo, le due verranno seppellite vicine, sotto una lapide di granito bianco ormai scolorita dal tempo, ma senza cancellarne i nomi incastonati l’una affianco all’altra.

In quarantaquattro anni di unione, non si sono mai preoccupate di dovere pagare tasse federali, assicurazioni sanitarie private, o qualunque altro riconoscimento giuridico che le coppie omosessuali reclamano ancora oggi.

Sylvia scriveva il nome di Charity nel suo diario ogni giorno, e ogni estate, allo scoccare del 3 Luglio, le due festeggiavano l’anniversario del loro incontro.

Charity amava chiamarla “helpmeet“, che significa aiutante, assistente, accompagnatrice, e negli Stati Uniti del Diciannovesimo secolo, anche compagna.

Il poeta William Cullen Bryant, nipote di Charity, scriveva nel 1843: “Se potessi permettermi di tirare via il velo della vita privata, vi racconterei brevemente la storia delle fanciulle più particolari e interessanti che hanno dimorato in questa valle. Vi direi come, nei loro anni di gioventù, sono diventate l’una la compagna dell’altra, e come questa unione, non meno sacra del vincolo del matrimonio, andò avanti con infinita armonia, per più di quarant’anni.”

Charity Bryant ti presento Sylvia Drake
Tomba di Charity Bryant e Sylvia Drake, sulla collina del Weybridge Hill Cemetery

 

Leggii anche: Personaggi gay nella storia: i 10 LGBT che non avresti mai pensato

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