Omosessualità e Islam: le questioni fondamentali

Dal diritto coranico al ruolo del colonialismo, passando per la questione delle lesbiche e la teoria dell'omosessualità come vizio "importato" dall'Occidente: ecco le questioni principali sul tema.

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3 min. di lettura

Dopo la tragedia di Orlando e dopo le voci sulle frequentazioni omosessuali dell’autore della strage in Florida, Omar Mateen, così come su quelle, recentissime, dell’attentatore di Nizza, sta diventando sempre più attuale il dibattito sul rapporto tra omosessualità e Islam. Certamente sono tristemente note le barbare esecuzioni attuate nei territori sotto il controllo di Isis, ma le voci del mondo musulmano, come sappiamo bene, sono molteplici e vale la pena cercare di ricostruire, in modo un po’ organico, il quadro generale del rapporto tra omosessualità e fede musulmana.

IL DIRITTO CORANICO

Nel discorso giuridico islamico si incontra il termine “liwat”, sodomia. Le punizioni possono essere diverse, a seconda delle diverse scuole giuridiche (lapidare, bruciare, frustare…): tutto questo, pur non trovando applicazione penale nella maggioranza dei Paesi del Medio Oriente (fanno eccezione Arabia Saudita, Iran, Pakistan, e alcuni altri), contribuisce comunque a creare un discorso dominante in cui l’omosessualità è una perversione, un crimine o una malattia da cui bisogna pregare di guarire per ottenere il perdono divino. Colpire gli omosessuali è una strategia che anche i governi laici del Medio Oriente usano per legittimarsi da un punto di vista religioso, mostrando di preoccuparsi della moralità e dell’islamicità del Paese, con un atteggiamento che ha a che fare più con forme di potere autoritario che con l’Islam.

 IL RUOLO DEL COLONIALISMO

Secondo una ricerca condotta nel 2014 dal Pew Research Centre, “la stragrande maggioranza delle persone nei paesi musulmani afferma che l’omosessualità dovrebbe essere rifiutata”. Nella maggior parte del Medio Oriente gli atti omosessuali sono puniti dal codice penale. Questo non è dovuto necessariamente all’applicazione del diritto islamico, ma più spesso all’eredità delle leggi coloniali, specialmente della legge britannica, come in Giordania e nei territori palestinesi. In Egitto, per esempio, spiega Serena Tolino, esperta di studi di genere, sessualità e diritto islamico, pur non essendoci leggi che esplicitamente puniscano l’omosessualità o i rapporti omosessuali, negli ultimi anni ci sono stati diversi arresti e condanne alla detenzione. Gli omosessuali vengono di solito accusati di aver praticato “abitualmente prostituzione maschile” in base non al diritto islamico ma alle norme di una legge del 1961 derivata dall’armonizzazione tra il diritto penale egiziano, che è di derivazione francese, e il diritto internazionale, e nello specifico una Convenzione del 1949 contro il traffico di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione. Gli interpreti della legge egiziani hanno interesse a punire gli atti omosessuali e dunque forzano la legge del 1961 per finalità per le quali non era stata concepita. (Una relazione omosessuale stabile tra due uomini che si amano non dovrebbe essere oggetto di criminalizzazione in quanto l’elemento del «vendersi in modo indiscriminato» -necessario per una condanna per prostituzione abituale – non c’è).

ATTI versus IDENTITÀ OMOSESSUALE 

Oggi il dibattito su cosa significhi essere gay in Medio Oriente e cosa prendere o rifiutare del discorso LGBT occidentale è vivo più che mai. Secondo Serena Tolino, tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo sono cresciuti i movimenti internazionali per la difesa degli omosessuali nei Paesi arabo-islamici. E’ in questo periodo che si è diffuso anche in questi Paesi il concetto di omosessualità come “identità” sessuale (con gruppi che cercano anche di conciliare il concetto di omosessualità e quello di Islam). Tolino spiega che è questo il momento in cui si è creata anche una forte reazione dei religiosi e dei tradizionalisti, che hanno cercato di opporsi creando un discorso anti-omosessualità. Insomma, fino ad allora, ciò che era stato criticato (anche nel diritto islamico) erano gli atti omosessuali (“liwat”) e non l’omosessualità. L’omosessualità come identità è diventata parte del discorso (anche religioso) solo di recente.

“L’OMOSESSUALITÀ È ARRIVATA DALL’OCCIDENTE”

L’omosessualità viene presentata nel discorso religioso come un fattore esterno. Tanto nelle fatwa (le opinioni religiose degli esperti di diritto islamico) quanto nelle sentenze, vi è una rappresentazione dell’omosessualità come elemento esogeno. “Mentre guardando al passato il responsabile dell’importazione dell’omosessualità era visto come la Persia oppure la Grecia antica – sostiene Tolino – ora invece il responsabile è l’Occidente oppure Israele, cioè quello che viene rappresentato come “l’altro” per eccellenza”.

E LE LESBICHE?

Nel diritto islamico, l’omosessualità femminile, per quanto condannata, è comunque trattata con una relativa indulgenza e, come ha scritto Abdelwahab Boudhiba nel suo “La sexualité en Islam”: “le donne che la praticano rischiano rimproveri simili a quelli della masturbazione, della zoofilia e della necrofilia”. Insomma: “Un rapporto sessuale, anche se considerato contro natura perché non eterosessuale, può ancora essere tollerato -spiega Tolino – finché non entra in gioco la penetrazione, simbolo assoluto del potere maschile sul femminile. Ovvero finché non vengono messe in discussione le strutture di potere”.

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Giovanni Di Colere 18.7.16 - 15:57

Ma non è vero che "trova applicazione solo in Iran, Pakistan e pochi altri". In Palestina c'è la lapidazione in pubblica piazza da parte dei parenti aiutati dalla polizia, in Egitto i lavori forzati, in Tunisia il carcere, in Algeria il carcere, in Marocco il carcere. C'è solo la Giordania a non avere una condanna legale dell'omosessualità. E finiamola con questi articoli che danno la colpa al colonialismo di tutto.

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