LORO MEZZE NUDE E NOI COSTRETTI A GUARDARLE

Sui media domina un solo modello di donna: quella scema e mezza nuda. A rimetterci non è solo il genere femminile, ma anche noi poveri gay, costretti a sorbirci simili immagini.

Una delle polemiche più roventi che ha animato questa estate è partita da Londra, e più precisamente da un articolo pubblicato il 15 luglio dal Financial Times. Molto in sintesi il quotidiano inglese accusava i media italiani di svalutare l’immagine femminile, proponendola solo in funzione del suo richiamo sessuale.

L’articolo concludeva dicendo che oggi questa "carriera" è la più ambita dalle giovani italiane e viene considerata l’unica alternativa a una vita da casalinga senza sbocchi.

Quasi tutti i tg, nei servizi dedicati all’argomento, hanno criticato l’articolo e più in generale gli inglesi, che in quanto a nudità e gossip non risparmano lo spazio sui quotidiani. Eppure le immagini dei servizi parlavano da sole, fra veline, letterine e quant’altro.

Quel che si dice la scoperta dell’acqua calda, soprattutto da parte del pubblico gay italiano che, suo malgrado, si trova da sempre più sommerso da una marea di corpi femminili sovraesposti. Sta di fatto che, se è vero che anche i media inglesi possono risultare sessisti, almeno da loro (e in buona parte dell’Europa) non è questo il trend principale, ed è qui il punto nodale.

Il Financial Times non criticava tanto la sovraesposizione femminile in sè, quanto il fatto che in Italia non vengono proposte alternative. Da noi il modello prevalente è quello di una donna apprezzabile nella misura in cui riesce ad essere un innocuo soprammobile o poco più. In questo modo la superiorità del maschio eterosessuale viene perennemente riaffermata, perpetrando gli stessi modelli culturali e sociali di cinquant’anni fa.

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Le ragioni sono tante e complesse. In un recente intervento Dacia Maraini, scrittrice e femminista storica, ha spiegato che essendo i media italiani in mano agli uomini le battaglie del femminismo vengono ciclicamente rimosse dalla memoria collettiva e così si ritorna sempre al punto di partenza. Non è un caso se le parlamentari italiane sono solo il 17% (in Spagna sono il 36%!) e se, su 77 università italiane, si contano solo due rettori di sesso femminile. Nessuna donna presiede un ordine professionale o un collegio di magistrati. Non parliamo poi delle presidenze aziendali: l’unico caso italiano è quello di Marina Berlusconi (per Fininvest e Mondadori), e qualche sospetto è legittimo…

Resta il fatto che nel nostro paese il potere d’aquisto è ancora maschile, tant’è negli spot televisivi i prodotti più costosi sono quelli promossi proprio da donne sexy e invitanti. D’altra parte (dati OMS), anche da noi la prima causa di morte per le donne fra i 16 e i 44 anni sono gli abusi di potere da parte di uomini.

E a fare le spese di questa "apartheid fra i generi" sono anche i gay. Non tanto per la mancanza di maschi in tanga in prima serata, quanto per il fatto che se si promuove sempre e soltanto un modello sociale eterosessista e maschilista le prime vittime – forse anche prima delle donne – sono proprio gli omosessuali, poichè – a differenza delle pur svalutate donne – non trovano "posto" in un simile ordine di idee.

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Esemplare, nella sua ingenuità, è il caso del bimbo di Palermo che non voleva far entrare un suo coetaneo nel bagno dei maschi perchè "era gay". Come sostengono R.W. Connel e altri esperti di gender studies è anche per questo che gli omosessuali, nelle nazioni in cui le donne sono più sottomesse, non hanno spazio se non quando bisogna riaffermare il loro status di individui "fuori posto", disadattati, disordinati e quant’altro.

Allo stesso modo vengono quasi del tutto ignorati dai media italiani, così come le donne non vengono considerate se non in funzione del ruolo che ci si aspetta da loro (casalinghe o oggetti sessuali, appunto). Purtroppo le donne che non rientrano in certi schemi in Italia non vengono prese sul serio, mentre i gay – che non hanno alcuno schema in cui rientrare – sono semplicemente rimossi.

 

di Valeriano Elfodiluce