MA STAR TREK È GAY FRIENDLY?

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Da 30 anni la saga fantascientifica immagina un futuro dove il rispetto per le diversità è uno dei valori fondamentali. Su La7 arriva in prima visione l'ultima serie...

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Debutta domenica 6 Luglio in prima serata (ore 20,30) su La7 “Enterprise“, la nuova serie di Star Trek ambientata un centinaio di anni prima di Kirk e Spock. Nell’episodio pilota (“Prima missione“) conosciamo il Capitano Archer, interpretato da Scott Bakula (in foto, già noto per la serie “In viaggio nel tempo”), impegnato nel riportare un Klingon sul suo pianeta natale.

Durante questo suo viaggio inaugurale l’Enterprise viene attaccata da una misteriosa razza aliena, i Suliban, che rapisce l’alieno… In questo fittizio e suggestivo universo futuro opera la Federazione Unita dei Pianeti. Questa organizzazione e’ un organismo interplanetario (una specie di ONU più in grande) che cerca di fronteggiare e risolvere attriti, discordie e diatribe che si creano di volta in volta tra razze e culture diverse, a volte riuscendoci, a volte no. Un concetto che si cerca sempre di combattere è quello del razzismo, ovvero quell’estremistica forma di fervore politico antisociale che ha la sgradevole tendenza ad esternarsi facendo spesso ricorso alla sopraffazione, alla violenza e alla negazione dei diritti altrui. Il sessismo, il classismo, l’omofobia, sono forme di razzismo. Sul finire degli anni ’60 gli spettatori americani più conservatori furono scioccati dal primo bacio interrazziale nella storia della televisione, quello tra il capitano Kirk (William Shatner) e l’addetta alle comunicazioni (l’attrice di colore Nichelle Nichols).

In tempi più recenti la maturità delle storie raggiunte nel corso delle 7 stagioni di Star Trek – The Next Generation (TNG) ha permesso agli sceneggiatori di poter affrontare spesso in modo ammirevole una vasta gamma di problematiche legate al rispetto dei diritti umani e delle individualità, anche di genere. Nell’episodio “Il diritto di essere” il comandante in seconda Riker (Jonathan Frakes) sviluppa una forte amicizia (forse inizio di un rapporto più profondo) con Soren, appartenente alla razza androgina dei J’naii. La loro società ha sviluppato una decisa riluttanza verso un’identità sessuale fissa ed i J’naii considerano il concetto di essere o maschi o femmine estremamente ripugnante. La normalità consiste nell’assumere di volta in volta uno dei due sessi, a seconda dell’attrazione che si prova per un altro individuo. Coloro che tendono ad assumere sempre lo stesso genere, maschile o femminile, vengono considerati dei pervertiti e sottoposti ad una “riprogrammazione cerebrale” affinché ritornino nella norma. Quando Soren viene scoperta, Riker si precipita sul pianeta giusto in tempo per sentirla difendere la propria sessualità. “Cosa vi fa credere di poterci imporre il modo in cui ci possiamo amare?” è la rivendicazione che segna la sua condanna. Nella vicenda vengono chiaramente invertiti i canoni esistenti sulla Terra al fine di creare un apologo sul rispetto della diversità sessuale piuttosto ben congegnato. In “Il diritto di essere” si cerca di mettere gli eterosessuali nei panni della minoranza rigettata, mettendo in pratica una delle risorse più efficaci a disposizione della narrativa fantastica e fantascientifica, quella del what if…, ovvero: e se le cose stessero diversamente? Cercare di calarsi nei panni di altri è del resto uno dei modi migliori per cercare di comprendere le diversità di comportamento altrui, ma anche le difficoltà che si trovano a dover affrontare persone (esseri viventi, in senso più ampio) che vivono realtà differenziate rispetto alla nostra.

Sarà forse opportuno a questo punto chiarire che il franchise della Paramount non si può certo definire impegnato in una politica pro-gay, tant’è che da più parti si sono levate richieste affinché ci fosse finalmente un personaggio apertamente omosessuale a bordo di una delle navi stellari della Federazione. L’attrice Kate Mulgrew (foto), che interpreta il Capitano Janeway in “Star Trek – Voyager“, si è apertamente schierata a favore di una tale eventualità e ne ha parlato col produttore della serie Rick Berman, ma sinora evidentemente la cosa rimane troppo scottante. Va comunque dato atto alla serie di aver sempre dato supporto ad una visione delle cose improntata alla tolleranza e affrontato l’argomento della diversificazione sessuale e transessualità ricorrendo all’artificio narrativo dei simbionti, creature che vivono all’interno di un corpo ospite appartenente alla razza dei Trill.

In “Star Trek – Deep Space Nine” (DS9 – anche questa in onda su La7, in seconda serata) uno dei personaggi fissi della serie, Dax, è un simbionte e nel suo passato è stato ospitato sia da maschi che da femmine. Adesso è nel corpo di Jadzia (l’attrice Terry Farrell) ma quando sulla stazione arriva la dottoressa Lenara Kahn per condurre un esperimento scientifico il forte legame sentimentale che c’era una volta tra i due si riaccende.

L’episodio è “Rejoined” (Riuniti, quarta stagione) e anche stavolta abbiamo un tabù sociale utilizzato come veicolo per raccontare una vicenda sentimentale nella quale il sesso degli individui coinvolti alla fine non conta. Adesso sono entrambe dello stesso sesso ed il loro discusso e protratto bacio lesbico sullo schermo è chiara ed esemplare rappresentazione di una sessualità che non sia quella tradizionale del lui & lei, con tanto di fiori d’arancio.

Un altro personaggio fisso della serie, il Maggiore Kira, da parte sua non comprende come due persone che sono innamorate debbano rimanere separate per via di un tabù sociale. “La gente comincia a notarvi” la avverte il fratello di Kahn, dando voce a quello che è poi il punto focale dell’episodio: ha la società il diritto di interferire, giudicare e talvolta ostacolare o vietare relazioni sentimentali tra due individui? E’ certo sempre difficile accettare la giustificazione morale dei comportamenti razzisti. La linea di fondo rimane probabilmente quella dell’inaccettabilità di azioni, leggi e comportamenti che tendono a limitare le libertà individuali quando queste non costituiscono un pericolo o un danno per le altre persone. Soprattutto se motivate da distinzioni di genere arbitrarie e che solitamente semplicemente si identificano nella maggioranza.

In “Enterprise” si affronta anche il problema delle discriminazioni legate allo spettro dell’AIDS. Nell’episodio della seconda stagione “Stigma“, la vulcaniana T’Pol e il Dottor Phlox riveleranno che il Primo Ufficiale, lei appunto, è stato infettato da un morbo degenerativo vulcaniano di cui non ha mai parlato per paura di essere associata ai mind-melders, la parte di società vulcaniana colpita maggiormente dalla malattia e soggetta a pregiudizi e discriminazioni, un chiaro richiamo a quanto sofferto dalla comunità gay nei primi anni di diffusione del virus HIV. Berman ha dichiarato che “in puro stile Star Trek speriamo che i giovani abbiano un certo tipo di informazione riguardo una situazione di cui magari non sono del tutto al corrente.” Dal canto suo l’attrice Jolene Blalock, che interpreta T’Pol, ha detto: “La nostra generazione è stata educata; adesso è tempo di educare la prossima generazione. E’ qualcosa in cui credo veramente per cui sono stata onorata di essere stata scelta per la parte dell’ammalata.”

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