Torino, le atrocità di un padre al figlio di 14 anni, perché gay

Chiesto il rinvio a giudizio per l'uomo e sua moglie, madre del ragazzo che non ha mai difeso il figlio.

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torino padre figlio gay 14 anni
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A Torino un padre infliggeva atrocità di ogni tipo a suo figlio gay di 14 anni dopo aver scoperto l’omosessualità del ragazzo. I fatti risalgono al 2020, 2021 e 2022, ma soltanto ieri per l’uomo e per sua moglie, madre del ragazzo, la pm Giulia Rizzo ha chiesto il rinvio a giudizio. Il padre con l’accusa di  maltrattamenti, la madre con l’accusa di non aver difeso suo figlio. La prima udienza preliminare è fissata per il 22 Gennaio 2024. Il ragazzo è stato affidato a un’altra famiglia e ha ritrovato una temporanea serenità.

Lorenzo (nome di fantasia) aveva un diario segreto a cui confidava i propri desideri, le paure, le ambizioni, i sogni. Al diario Lorenzo aveva confidato anche di essere gay. Ma nell’agosto del 2020, come racconta Sarah Martinenghi sulla cronaca locale di Torino di Repubblica, il padre aveva trovato il diario e l’aveva letto tutto. Da quel momento per Lorenzo è iniziato quel che nessun figlio oserebbe mai immaginare di ricevere da un genitore.

Elenchiamo le azioni inflitte dal padre a Lorenzo, per il fatto di essere gay:

  • Lorenzo è stato portato da uno psicologo con il dichiarato intento da parte del padre di far tornare suo figlio normale
  • Lorenzo è stato costretto da suo padre a estenuanti corse di punizione nel cuore della notte
  • Lorenzo ha dovuto abbassare i pantaloni davanti a suo padre per mostrare la propria virilità e per provare quanto fosse maschio
  • Lorenzo ha dovuto praticare sport che il padre considerava da maschi e che Lorenzo non avrebbe mai voluto praticare
  • A Lorenzo è stato imposto da suo padre di organizzare “entro un mese” un rapporto sessuale con una ragazza
  • A Lorenzo, che si era rifiutato di organizzare un rapporto sessuale con una ragazza, il padre per punizione aveva mandato in frantumi la playstation e strappato i poster dalla sua camera
  • Lorenzo è stato costretto a leggere ad alta voce alcuni passaggi intimi del suo diario davanti ai suoi familiari
  • Lorenzo non poteva più ascoltare la musica che amava, per il padre doveva ascoltare soltanto canzoni di cantanti maschi
  • Lorenzo ha dovuto dare i codici di accesso ai suoi profili Instagram e TikTok a suo padre
  • Lorenzo si è visto rimuovere da suo padre alcuni video dai suoi social, perché considerati femminili
  • Lorenzo non poteva più radersi la barba, perché secondo suo padre la barba lo rendeva maschio
  • Lorenzo è stato costretto a tagliare i capelli
  • Lorenzo non poteva scegliere i propri vestiti
  • Lorenzo veniva continuamente spiato in ogni sua singola azione e scelta
  • Lorenzo è stato ripetutamente picchiato perché gay
  • Lorenzo si è sentito dire da suo padre quanto segue: “Non ti voglio più in casa”
  • Lorenzo ha dovuto frequentare il liceo scientifico, anche se avrebbe preferito l’artistico
  • Lorenzo ha ricevuto un ultimatum così descritto  da suo padre “Hai un mese di tempo per diventare eterosessuale. In caso contrario ti butto giù dal balcone”
  • Lorenzo ha riferito moltissimi insulti ricevuti da suo padre, non tutti – per pudore – riportati dalla cronista, eccone alcuni: “mi vergogno di avere un figlio come te”, “il tuo corpo fa schifo sembra quello di una donna” e ancora “abbiamo creato un mostro”

Dopo tre anni di inferno, Lorenzo ha deciso di rivolgersi allo psicologo del suo liceo, che ha avvisato le forze dell’ordine. Così è partita l’indagine che, dopo il primo confronto probatorio, ha portato al racconto di Lorenzo nella sua interezza davanti agli inquirenti sbigottiti. Secondo quanto riferito da Repubblica Torino, le botte che Lorenzo ha ricevuto sono state meno dolorose delle atroci umiliazioni subite.

Sua madre è accusata di non essere intervenuta in difesa del figlio per bloccare suo marito. E di aver detto a Lorenzo che suo padre si comportava così “per il suo bene”.

Due settimane fa la notizia di una madre che picchiava sua figlia perché lesbica a Biella. Poco prima da Foggia la cronaca di un padre che minaccia e picchia suo figlio ventenne, perché gay.

 

Di seguito la comunicazione del Torino Pride sull’accaduto.

 

ENNESIMO CASO DI PRESUNTE VIOLENZE FAMILIARI

Abusi e violenze su un ragazzo di 14 anni da parte dei genitori: specchio di una società omolesbobitransafobica e aggressiva

Il Coordinamento Torino Pride apprende con orrore la notizia di cronaca secondo cui un ragazzo di 14 anni sarebbe stato ripetutamente abusato, umiliato e picchiato dai suoi genitori, che avevano appreso del suo orientamento non eterosessuale spiando il suo diario. Una storia, raccontata sulle pagine di cronaca torinese, che mette in luce come ancora troppe persone ritengano errori o malattie tutte le identità diverse da quella cisgender ed eterosessuale.

IL COMMENTO DI GENDERLENS
«Leggiamo con orrore la notizia dei gravissimi maltrattamenti e umiliazioni, che vengono alla luce dopo mesi, subiti da un ragazzo di soli 14 anni da parte di suo padre e in presenza della madre, che non ha fatto niente per evitarli –  afferma il direttivo di GenderLens, associazione di genitori di piccole e giovani persone di genere creativo – Vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà al ragazzo e ringraziare le persone e le realtà che lo stanno aiutando.

È importante però ricordare che questa notizia di cronaca non racconta solo l’omofobia e l’aggressività di una sola famiglia, che non è un fatto privato, ma che è specchio della società omofoba e violenta nei confronti delle diversità in cui viviamo. Arrivano alla nostra associazione notizie continue, più o meno gravi, di rifiuto, di intenti di “conversione” caratterizzati da violenze di ogni tipo, fisiche o psicologiche, che sono risultato dell’odio e dell’ignoranza che ci circondano. L’esempio che riceviamo da una parte importante degli esponenti della politica con messaggi pieni di fake news, il disprezzo continuo dei diritti delle persone LGBTQIA+ dimostrato, tra le altre cose, dal vergognoso episodio vissuto in Senato dopo la bocciatura del DDL Zan, i costanti attacchi alle famiglie omogenitoriali o alla carriera alias sono motore di questo odio e queste aggressioni.

Serve una classe politica leale ai diritti umani di tutte le persone, serve un’educazione sessuale e all’affettività che non invisibilizzi, anzi celebri le diversità. Serve una società più umana che si allontani del modello di soldati della ciseteronormatività. Ognun* assuma la propria responsabilità nel costruirla.

Da GenderLens vogliamo mandare un messaggio a questo ragazzo e a tutte le piccole e giovani persone che sono vittima di questa o altre forme di violenza per la propria identità di genere o il proprio orientamento sessuale: avete una famiglia, c’è una comunità che vi aspetta e vi accoglie celebrando la vostra meravigliosa esistenza. Vi aspettiamo e vi celebriamo. Siete parte di noi!»

IL COMMENTO DI AGEDO TORINO
«Come presidente di Agedo Torino, ma soprattutto come padre di una donna trans, non posso che inorridire di fronte a questa notizia – afferma Gianni Roggero, presidente della sezione torinese dell’associazione di genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBTQIA+ – Condanniamo fermamente il comportamento di questi genitori, qualora risultassero colpevoli di queste terribili accuse. Come genitori, infatti, abbiamo il dovere di sostenere i nostri figli e, se non abbiamo gli strumenti o le conoscenze per farlo, il dovere di formarci e capire: l’ignoranza, nell’era dell’informazione in cui viviamo, non può essere usata come scusante di fronte alle difficoltà.

Ci sono luoghi ed associazioni dove essere accolti e guidati in un percorso di formazione e informazione. Possiamo comprendere le difficoltà, ma non possiamo trincerarci dietro al pregiudizio. Dobbiamo mettere da parte l’egoismo e le aspettative personali e supportare la vita dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Altrimenti causeremo danni irreparabili».

I PRESIDI SUL TERRITORIO
Il Coordinamento Torino Pride rinnova l’invito verso tutte le persone LGBTQIA+ che hanno bisogno di aiuto a rivolgersi ai tanti presidi territoriali che le associazioni affiliate (e non solo) propongono in tutta la città. La presenza capillare nel tessuto cittadino può mettere un argine a situazioni di pericolo e abuso sui giovani: una missione che le realtà di Terzo Settore hanno bene in mente mentre operano con continuità nella città.

Lo sportello Porto Sicuro, nato dalla collaborazione di Arcigay Torino, Maurice GLBTQ, Almaterra e Agedo, può essere un primo approdo per ricevere immediata accoglienza e supporto (legale, psicologico, abitativo). Anche il gruppo Giovani di Arcigay Torino – che si riunisce ogni domenica in CasArcobaleno – può essere un importante strumento di consapevolezza e comunità, oltre che di aiuto.

Agedo Torino si rivolge soprattutto a quei genitori in cerca di strumenti per comprendere e supportare appieno i propri figli e le proprie figlie, superando timori e paure e rispondendo alle domande e perplessità sui temi LGBTQIA+.

GenderLens offre supporto alle famiglie di piccole e giovani persone di genere creativo, oltre che formazione a persone e organizzazioni che vogliano approfondire le tematiche sulla diversità di genere in infanzia e adolescenza.

 

foto di copertina di repertorio: credit > Charlotte Knight su Unsplash

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