Troppi Paradisi di Walter Siti, la recensione

Un sessantenne colto s’innamora di un culturista borgataro. Sentimenti più che possibili nel capolavoro dell’autore di Resistere non serve a niente.

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2 min. di lettura

Dopo la triste dipartita dell’immenso Alberto Arbasino lo scorso 22 marzo, possiamo affermare che Walter Siti è a tutt’oggi il più grande scrittore gay italiano vivente. Troppi Paradisi (2006) è sicuramente uno dei suoi romanzi più riusciti e racchiude tutte le tematiche/ossessioni dell’autore in una forma limpida e riconoscibile. Classico esempio di autofiction dichiarata (l’incipit recita “Mi chiamo Walter Siti, come tutti.”), vede come protagonista proprio l’autore e uno dei divertimenti per il lettore consiste nel cercare di capire che cosa c’è di vero e che cosa d’inventato nella vita di questo sessantenne gay docente universitario. Siamo nel 1998 e il protagonista Walter ha una cattedra di letterature comparate all’Università dell’Aquila ma vive a Roma. È fidanzato mollemente con Sergio, un trentenne che lavora alla Rai come autore televisivo ma con alterne fortune. Durante un periodo di disoccupazione di Sergio, i due si separano. Walter ha da sempre una passione smodata per i culturisti e inizia a frequentare vari escort ipermuscolosi della sua zona. Quando conosce il quarantenne Marcello se ne innamora perdutamente: eppure Marcello è superficiale e infantile, alla costante ricerca di droga. Walter arriverà a spendere tutto il suo denaro per Marcello, accettando persino di scrivere per la tanto odiata tv pur di raggranellare qualche soldo. Nel frattempo Walter attende un’operazione chirurgica che potrebbe guarirlo dall’impotenza.

Si chiama Walter Siti, scrive come nessuno. Chi come lui riesce a impastare una scrittura elegante e sofisticata raccontando del trash contemporaneo (non solo televisivo) riuscendo a rappresentare l’Italia inebetita dai talk show e dai reality con un acume senza pari? E la parte davvero infiammata – qui c’è sicuramente qualcosa di sinceramente autobiografico – della relazione con Marcello rivela vette di pathos autentico nonostante l’improbabile accoppiata sessantenne flaccido/culturista ignorante. I due piani narrativi – la condizione italiana riflessa nella tv trash e le vicende personali di Walter – si avvolgono in una spirale di rimandi che fa riflettere lo spettatore su quanto la diversità culturale (cultura versus spazzatura) possa pericolosamente azzerarsi quanto di mezzo ci vanno i sentimenti o una semplice attrazione inizialmente superficiale.

Marcello diventa il totem assoluto, l’ossessione primigenia, al punto che tornerà nei due romanzi successivi dello stesso Siti, Il contagio e Autopsia di un’ossessione.

Da leggere assolutamente (come gli altri romanzi di Walter Siti).

 

 

 

 

 

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Enrico Maria Albamonte 14.7.20 - 19:25

adoro Walter Siti, stupendo scrittore, genio assoluto, Marcello se volete sapere chi é scrivetemi in privato:-)

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