A OGNUNO IL SUO AMORE

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Tra gay l’amore è una faccenda un po’ spinosa. Noi siamo andati nella Capitale alla scoperta di coppie stabili per farci raccontare il segreto del loro amore.

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Gettiamo per una volta la maschera di cacciatori in preda all’ormone impazzito: quello che cerchiamo per San Valentino non è quell’avventura mordi e fuggi, piacevole all’inizio, ma che fa sentire il peso del suo nulla alla sua conclusione. No. Diciamo la verità, almeno in questo giorno, vorremmo l’amore.
Su questa parola si è scritto tanto, si è detto troppo, ma è difficile capire bene cosa sia. Da buon antropologo ho fatto ricerca: mi sono armato di tanta pazienza, siti internet, annunci sui giornali registratore e mi sono immerso nella giungla romana dei rapporti gay. Il risultato mi ha davvero sorpreso, in senso positivo intendo.
E si, perché è giusto essere sinceri e dire le cose come stanno: tra gay l’amore è una faccenda un po’ spinosa. Sarà la paura di non essere accettati fino in fondo o la semplice constatazione che noi siamo… “gay” appunto, cioè spensierati come suggerisce il termine inglese. Eppure tanti di quelli che fanno collezione di uomini come fossero farfalle spesso si lamentano delle difficoltà nel trovare l’uomo giusto, quella farfalla più bella delle altre per cui varrebbe la pena non cercarne altre.
Ho conosciuto tre coppie felici, ma felici sul serio, le cui storie vale la pena essere riportate non tanto come esempio, sarebbe sbagliato, quanto per rompere quel falso mito che le farfalle più belle se le prendono sempre gli altri.
Alexander e Stefano: una differenza abissale.

Incontro separatamente questi due ragazzi, un giorno Alexander e dopo una settimana Stefano. Al caffè dove ho fissato l’appuntamento, Alexander arriva molto puntuale. È un signore distinto, sulla cinquantina, portati molto bene, nella vita si occupa di informatica e ha un debole per i cavalli da corsa. «Mi sono accettato frocio dopo un po’ troppi sbagli» ci dice, intorno ai 40 anni. E non ha tutti i torti: sposato e con tre figli decide di divorziare solo dopo essere stato scoperto dalla moglie masturbarsi davanti a un porno gay. «Era un inferno la mia vita. Parlai con lei e tentai di farle capire come stavano le cose. Mi prese a schiaffi e mi cacciò di casa urlando che mi avrebbe rovinato ma poi, forse per i bambini, non fece nulla». «Col tempo le cose sono migliorate grazie ai tre splendidi ragazzi che abbiamo oggi». Poi arriva Stefano, conosciuto a un concerto di Patty Pravo. «Lo vidi che si dimenava come un pazzo sotto le note di Ragazzo triste e capii che quel ragazzo era speciale». Corteggiamento, scambio di cellulari e indirizzo di messenger; da lì tanti messaggini, molti dei quali Alexander ha trascritto sul suo taccuino.
Tutti gli incontri fra di loro erano vissuti con intensità: «…ogni singolo minuto con lui era prezioso, troppo prezioso per lasciare che fosse un incontro come tanti». Poi la convivenza «Un giorno gli dissi se voleva venire a stare da me – dice Alezander – e il giorno dopo era già li a fare il trasloco, è stato il giorno più bello della mia vita». Peccato per quei 27 anni di differenza ma alla fine che importa? Vero, Alexander aspetta Stefano notti intere, perchè a lui piace ballare. Ma si può soppravvivere a questo.
Quando conosco Stefano rimango sorpreso: davvero bello e davvero molto giovane. Mi sorride sempre e mi racconta che sta preparando uno spettacolo e che «i miei sono anziani e non potrebbero capire, figurati mio padre se sapesse che sto con uno della sua età». Inevitabile chiedergli se sente sulle spalle una la differenza di età. «Amo i maschi maturi, mi hanno sempre dato protezione e voglio essere protetto, poi mio padre è una figura spesso assente a causa del lavoro, quindi oltre che un compagno per la vita, Alexander è una figura paterna. A volte mi cazzia come un vero genitore, ma poi facciamo l’amore e tutto passa». Stefano mi dice che lui non rinuncia alla sua indipendenza e vuole avere i suoi spazi. Ecco perchè lascia serate intere Alexander a casa. Va a ballare con gli amici si, ma senza fare «stronzate di cui potrei pentirmi, tipo mettergli le corna, non me lo perdonerei mai». Quando gli chiedo dei figli del suo compagno Stefano sorride e mi dice «li vorrei conoscere, ma pensa se uno di loro fosse bello come il padre e fosse gay?». «Ale vorrebbe tutti noi uniti ma io so che non è realizzabile, ma lo lascio sognare, perché quando lo vedo sognare lo amo sempre di più».
Carlo e Luca: un mondo di silenzio.

Su un sito internet trovo il profilo di questa coppia simpatica e rimango incuriosito dal fatto che sono due bears
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Carlo e Luca: un mondo di silenzio.

Su un sito internet trovo il profilo di questa coppia simpatica e rimango incuriosito dal fatto che sono due bears. Stabilisco un appuntamento con i due e noto che il vero stereotipato della coppiaè Carlo: pancia pelo e pelata, mentre Luca è un 29enne, magro e longilineo. È una bella giornata e iniziamo a parlare, ma noto, che dice e fà tutto Carlo, poi capisco: Luca è sordomuto. Legge il mio labiale e tenta sempre di rispondermi. Si sono conosciuti in sauna. Era la prima volta lì per entrambi. Un po’ per curiosità, un po’ perché «…nelle nostre situazioni, arriva il momento in cui non vuoi essere più da solo», chiedo quale è la loro situazione. Carlo mi dice di essere sieropositivo, di aver contratto il virus con un brasiliano di cui pensava di essere innamorato. «Quando l’ho scoperto volevo morire, poi ho capito che dovevo lottare per vivere, trovare la forza. La mia forza è Luca. Gli ho detto di me appena conosciuto e lui non si è spaventato, anzi. Facciamo l’amore sempre e solo con il preservativo e anche per il resto stiamo molto attenti». Dopo il loro incontro in sauna, Carlo è andato a studiare la lingua dei sordomuti, perché «non era giusto che lui si sforzasse di leggere il mio labiale e poi così riesco a comunicare a pieno con l’uomo che amo». Cosa è per voi l’amore, chiedo. Luca mi sorride e mi risponde «L’amore è il fatto che riesco a vivere con lui il mio mondo fatto di silenzio e di sensazioni, e gli comunico con i miei disegni la mia vita, perché so che lui mi ama tanto e vuole sempre che io gli dia quella mia musica interiore». Carlo si commuove. «Luca è dolcissimo – dice Carlo – ho solo paura di lasciarlo troppo presto, ma lo amo tanto che voglio tutto di lui, tutto il suo mondo che è bello, credimi, tanto bello». Chiedo a Luca se ha paura del maledetto virus di Carlo e mi risponde «No, quando stai bene con una persona vedi le cose in maniera differente, io so solo che staremo tantissimi anni assieme». Essere utili l’uno all’altro, questo è l’amore per questi due uomini, un amore fatto di sguardi, di mani che si cercano, di sorrisi e di parole non dette.
Marco ed Errico: la parola amore esiste.

Li conosco per caso al cinema, durante Dreamgirl. Capisco che stanno assieme e mi fermo a parlare con loro. Mi invitano in campagna per fare il mio reportage e accetto volentieri. Errico ha 36 anni, alto pelato, due occhi profondi e grandissimi, fisico modellato da anni di esercizio. Nella vita è direttore di un centro artistico. Marco ha 40 anni, capelli scuri, mossi, pizzetto e anche lui uno sguardo molto dolce. È un dipendente statale. Iniziano a parlare, lo fanno a raffica, con un trasporto tale che li sentiresti per ore ed ore senza stancarti. «Ci siamo conosciuti in chat, proprio su quella di gay.it, abbiamo parlato per delle ore e ci siamo scambiati i cellulari. Ci siamo incontrati il giorno dopo e da allora non ci siamo più persi di vista». È inutile differenziare chi dei due parla, uno dà la parola all’altro, come quelle vecchie coppie collaudate da 40 anni di vita assieme, che giorno dopo giorno si scoprono sempre più legati. «Stiamo insieme da due anni e mezzo» mi dicono ed io stento a crederci, perché sono troppo simbiotici.
Sul divano bianco davanti al caminetto mi raccontano delle loro storie passate, di come Errico abbia «messo la testa a posto» una volta conosciuto Marco, perché prima era una di quelle farfalle che si faceva collezionare: sempre gente, tanta gente e tanti amici spesso fino all’alba. Marco ha l’aria più posata, forsè perché ha vissuto la sua omosessualità in maniera differente, più riservata. Vivono insieme, hanno orari differenti e guadagni differenti: «spesso molte coppie gay non vanno avanti perché tutti vorrebbero tutto, ma molto spesso non può accadere. Se ami una persona allora te ne freghi se devi rinunciare al week end fuori, se l’altro non può permetterselo. L’importante e stare assieme, anche senza andare nei locali». Come vivete il sesso dopo due anni di convivenza? « Beh… si trasforma, diventa atto d’amore e non solo di piacere. Ti rendi conto che nella vita oltre a quello c’è tanto altro, tipo il caffè insieme la mattina, o le risate fatte a pranzo, ecco questo a volte vale più di un orgasmo». Ridere e sorridere della vita è il segreto di questi due uomini e poi il loro equilibrio, davvero straordinario.Ma io voglio fare il cattivo, metterli alla prova e gli chiedo come vivono il tradimento. Marco si adombra, abbassa lo sguardo e con un filo di voce afferma che lui non lo concepisce. Errico sorride mentre mi dice che «il tradimento è una cosa abbastanza naturale, siamo fatti di carne… Però quando stai con una persona che ami ci pensi e capisci che non ne varrebbe mai la pena». Hanno un progetto per San Valentino, fare una bella cenetta e un regalo, ma deve essere una sorpresa per entrambi. Mi commuovo quando mi dicono «noi siamo la nostra famiglia, abbiamo voluto entrambi che ciò accadesse, siamo la certezza l’uno dell’altro. I nostri genitori sanno di entrambi e sono felici per noi. Ma io e Marco siamo il nucleo, perché l’abbiamo progettato, l’abbiamo desiderato e fatto crescere, come un figlio». «Ci piacerebbe legalizzare la nostra unione, unire i nostri beni, fare in modo che il nostro rapporto possa essere vissuto anche sotto gli occhi della legge». Altra prova: chiedo di dedicare l’uno all’altro una canzone. Errico non ha dubbi «.. una della mia cantante preferita, Elisa, Luce, tramonti a nord est». Marco non sa, è troppo indeciso, di sicuro sarebbe una canzone soul dal repertorio di Chaka Khan, che da sempre ama. Li saluto mentre ridono e scherzano sul divano, imitando le pose dei reali d’Inghilterra.
È difficile da dimenticare la luce che tutti questi uomini hanno negli occhi, quando si parlano, quando prendono la mano l’uno dell’altro o quando si dicono “ti amo”. È inutile che ci giriamo intorno, litigheranno pure, ma c’è qualcosa in loro che molti di noi vorremmo: un’affinità, un desiderio, una voglia di condividere il caffè la mattina, che i single incalliti detestano, ma che in realtà, vorrebbero da morire. Non importa che lavoro faccia, se sia in perfetta salute o se sia sordomuto. Non importa se sia accettato dai genitori, ne la sua età. L’uomo giusto c’è. Basta aspettare che quella farfalla si posi sul nostro cuore.
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di Gabriele Gainsbourg

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d'amore Viennese.

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