Il Secolo d’Italia attacca Gay.it: “È la fonte didattica della teoria gender”

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L'attacco del giornale online diretto da Italo Bocchino.

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Se è la prima volta che sentite parlare del Secolo d’Italia non preoccupatevi, è solo un piccolissimo rancoroso giornale online diretto da Italo Bocchino, la cui rilevanza politica non riesce più ad essere registrata da alcuno strumento umano.

Quello che però non può passare inosservato è il linguaggio scorretto e superficiale che utilizza nell’affrontare questioni delicate, veicolando pregiudizi e stereotipi e ricevendo parallelamente dallo Stato lauti contributi pubblici.

In un pezzo uscito ieri, dal titolo “Lezioni scolastiche sui gay: in Piemonte scoppia la rivolta dei genitori” – firmato dal giornalista Guido Liberati – si parla per l’ennesima volta di teoria gender con un’approssimazione (e una scorrettezza lessicale e concettuale) degna dei peggiori organi d’informazione.

Questo l’incipit del pezzo: “Dagli asili alle scuole superiori, la campagna massiccia di propaganda della teoria gender (gay, lgbt e trans) stavolta non è passata sotto silenzio.”

Liberati riporta la notizia riguardante la raccolta firme condotta da alcuni genitori della provincia di Cuneo per evitare che in una scuola della città di Savigliano fossero avviati corsi anti-bullismo in cui si sarebbe fatto riferimento anche a vari orientamenti sessuali.

Nel pezzo troviamo passaggi di grande spessore giornalistico come questo: “Insomma, a scuola un bambino può essere preso in giro perché porta gli occhiali o l’apparecchio ai denti. Può venire schernito perché sovrappeso o se troppo alto, ma se gli viene detto che piange come una “femminuccia” allora scattano le sentinelle arcobaleno.”

Nel migliore dei mondi desiderabili, nessuno dovrebbe essere preso in giro né perché in sovrappeso, né per il fatto di essere additato come “femminuccia”, e non è di sicuro facendo una gerarchia degli insulti o affrontando la questione in questi termini che si può cercare di risolvere il problema. Ma portare un contributo costruttivo alla questione non è certo l’intento del giornalista.

La vicenda della scuola piemontese speriamo si risolva nel migliore dei modi: a tal fine sono arrivate nella serata di ieri le parole dell’Assessore Regionale Monica Cerruti, la quale ha dovuto ribadire per l’ennesima volta che “La teoria del gender non esiste”, e ha aggiunto: “I progetti che vengono portati avanti da qualche anno nelle scuole hanno l’obiettivo di prevenire fenomeni di discriminazione e il diffondersi di ogni forma di violenza di genere o di bullismo. Anche il tema dell’omosessualità è trattato come uno dei modi di vivere la sfera affettiva, puntando a diffondere una cultura del rispetto di tutti e di tutte. [..] Mettere in discussione i ruoli tradizionali del maschio e della femmina che erano ritenuti naturali qualche decennio fa ed estendere uguali diritti a tutte e a tutti non minaccia la libertà di nessuno“.

Per quello che riguarda l’imbarazzante articolo del Secolo d’Italia, si chiude proprio con una stoccata a noi di Gay.it, facendo confusione – come sempre accade quando si vuole mistificare la realtà – tra fatti di cronaca recente (chiaramente decontestualizzati), pregiudizi e notizie infondate: “La storia è nota, ed è ricca di precedenti. In alcuni casi, si mette la masturbazione come gioco, in altri la fonte didattica è Gay.it. Il tutto sponsorizzato, in alcune occasioni, dall’Unar, l’ente finito nella bufera per la prostituzione omosessuale finanziata da Palazzo Chigi. Insomma, con la scusa della lotta al bullismo molti testi sono diventati dei veri e propri libelli di propaganda su quanto sia meraviglioso essere gay, lesbica o transgender”.

Insomma, non c’è nessuna propaganda, ma sì, è proprio il caso di ribadirlo: essere gay, lesbiche o transgender è davvero una cosa meravigliosa, caro Guido Liberati, ed è importante ribadirlo soprattutto quando si legge la bassezza di certe affermazioni.

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