Marrazzo con una trans. E Libero si scatena

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Il quotidiano di Belpietro e Feltri sfotte l'ex governatore del Lazio per essere stato fermato dai Carabinieri mentre in macchina c'era anche una trans. Il reato non c'è...

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"Marrazzo ci ricasca" – Senza aver fatto nulla, di buono o cattivo,

senza aver commesso alcun reato né irregolarità, Piero Marrazzo si guadagna comunque la prima pagina di Libero, il quotidiano co-diretto da Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri. L’accusa all’ex governatore della Regione Lazio è quella sbandierata da un grande titolo che preannuncia ai lettori: "Marrazzo ci ricasca". Quel che sì leggerà all’interno sarà in realtà ben poco, appena il racconto della macchina di Marrazzo fermata da una volante dei carabinieri mentre a bordo c’era anche una transessuale. "Martedì scorso i carabinieri hanno sorpreso il giornalista in macchina con un trans", si legge nell’articolo. "Intorno alle 3 di notte i militari si sono avvicinati  alla Lexus intestata alla moglie di Piero e lo hanno identificato: con lui, dietro i finestrini oscurati, un sudamericano. E’ avvenuto in via Tuscolana, all’angolo con  via dell’Arco di Travertino".

Il transtrans – Niente di più, niente di meno di questo. Eppure

secondo il quotidiano tanto basta a rievocare uno scandalo (nell’articolo è riassunto col termine "transtrans") che tenne banco per mesi su tutti i quotidiani e che portò dopo appena tre giorni alle dimissioni di Marrazzo dalla poltrona di governatore per il semplice sospetto di ricattabilità e durante il quale morirono due persone, un pusher e la transessuale Brenda. La Cassazione gli riconobbe, tra l’altro, il ruolo di vittima per il filmino col quale gli agenti infedeli lo ricattarono ma neanche questo basta a soprassedere all’espisodio della transessuale in macchina.

Marrazzo posseduto dalla lussuria – Il demone A bordo pagina il linciaggio si fa però più pesante. L’articolo dal titolo "Prigioniero di un’ossessione. L’invincibile legge del desiderio…" disegna quasi la

figura di un mostro  posseduto da un "demone" che dava "impulso" all’allora governatore del Lazio per "sfasciare la sua vita e la sua carriera, la sua immagine di cattolico tutto famiglia e impegno politico, con le folli spedizioni in auto blu nelle squallide alcove di Brenda e Nathalie". "Adesso che filtra la notizia che Piero ci è ricaduto – continua il pezzo a firma Giordano Tedoldi -, cominciamo a capire che il  mondo transessuale per lui è la forma più violenta della passione erotica: è un’ossessione. Un fantasma del desiderio che gli avrà sussurrato paroline dolci anche quando si dimetteva dalla carica tra gli sberleffi impietosi degli avversari e il vile abbandono dei compari di partito, un brivido di piacere che avrà accompagnato persino il momento in cui scriveva la lettera al cardinal Bertone in cui, si disse, chiedeva scusa al papa". Secondo il giornalista "forse non chiedeva affatto scusa, anzi rivolgeva al pontefice una domanda: ‘E ora, Santità, come posso strapparmi dalla carne  questo desiderio irrefrenabile?’ Ignoriamo quale sia stata la risposta, ma non è servito a niente.  Non serve mai a niente, combattere il desiderio con le armi della  pubblica umiliazione, con il ritiro  dalle scene, con l’invocare il perdono. Il desiderio ride di queste sceneggiate, e giustamente. Perché il  desiderio non gioca la sua partita  sul tavolo del pubblico, ma del privato, e del privato è la manifestazione più incorrotta e genuina". Amen

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