Al Festival di Torino un’orgia da ridere ma col preservativo

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Show del regista e sceneggiatore Peter Huyck alla presentazione della sua ruspante commedia "A Good Old Fashioned Orgy" con due scene queer: "Don Johnson fa un'ammucchiata tutti i...

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Il regista e sceneggiatore Peter Huyck si presenta in sala con kilt originale scozzese e regala mignon di prosecco agli spettatori urlando: "Or-gia! Or-gia!". L’occasione è brindare alla presentazione al Torino Film Festival della ruspante commedia A Good Old Fashioned Orgy ("Una bella orgia vecchio stile") scritta e diretta insieme ad Alex Gregory che però non è potuto venire in Italia. Così Huyck chiede al pubblico di salutarlo al cellulare in viva voce con un urlo divertito: "Ciao Alessandro, grazie per l’orgia!!!". Poi distribuisce i gadgets del film: la maglietta con scritta "Labor Day Orgy‘ e l’adesivo con orsone barbuto sopra la scritta "ORGY" a caratteri cubitali.

Gli spettatori galvanizzati assisteranno a una via di mezzo tra American Pie e Porky’s, non troppo entusiasmante ma con un tono non triviale alla Judd Apatow (40 anni vergine). Infatti si sorride spesso, assistendo alla vicende di un gruppo di amici cialtronelli capeggiati dallo scansafatiche Eric (Jason Sudeikis), desiderosi di organizzare un’ammucchiata tra vecchi amici per concludere degnamente una serie di mega-party ospitati periodicamente nella villa con piscina del papà di Eric, interpretato da Don Johnson, ex divo di Miami Vice.

Strepitosa la scena in cui una coppia etero incuriosita decide di partecipare all’orgia ma arriva vestita da indiani d’America e non dell’India come prevedeva il rigoroso "dress code". Da antologia l’agente immobiliare irreprensibile incarnata da Lin Shaye (Insidious) che di notte si trasforma in una mistress fetish e predatrice in un sex club dove si praticano le più stravaganti performances erotiche.

E quando finalmente la partouze prende corpo, due belle ragazze scoprono una reciproca attrazione e un maschietto eccitato si fionda tra di loro per dar vita a un articolato terzetto. Non manca un bacio gay sulla bocca – piuttosto casto – tra Eric e un amico orsetto (ma il commento è: "Sono undici anni che aspettano di farlo!" ossia il tempo che ci hanno impiegato Gregory e Huyck a scrivere la sceneggiatura).

Ma occhio, anche al cinema il preservativo è di rigore e nel film ridanciano si fa comunque riferimento a tutte le malattie sessualmente trasmissibili, non solo l’Aids. "Le varie versioni del film prevedevano sesso scatenato e senza freni oppure scene per nulla hard – spiega Huyck in conferenza stampa –  Volevamo che fosse una via di mezzo tra Risky Business e Il Grande Freddo, in cui il funerale è quasi un pretesto per far sì che gli amici si ritrovino".

"Abbiamo lavorato per il Letterman Show – continua Huyck – e la tv ha influito molto sul nostro cinema. Judd Apatow è un nostro amico. L’idea del film è nata quando un altro amico ci ha raccontato una festa a Beverly Hills che si è trasformata in un’orgia, ovunque si voltava vedeva gente che faceva sesso. La nostra generazione è troppo spaventata per queste cose. Gli Stati Uniti sono un Paese molto conservatore anche se se tra gli anni Sessanta e Ottanta gli americani hanno vissuto un momento di spensieratezza sessuale. Ma noi no. Gli attori non hanno potuto improvvisare, non c’era tempo. Ogni attore a cui proponevamo di fare davvero un’orgia diceva subito di no, tranne Don Johnson che ne organizza una tutti i sabati sera! I miei genitori che vivono nel Connecticut si imbarazzavano quando dovevano dire il titolo del film e poi spiegavano che in realtà nel film si parla di amicizia. Abbiamo un’idea per un secondo film: sarà girato a Roma e parlerà di un pizzardone (il tipico vigile urbano della Capitale, ndr) che in realtà è un supereroe ed emerge da una vera pizza, beve vino piemontese e lancia tartufi!". Simpaticone, Huyck. La domanda ricorrente tra gli spettatori era però questa: ma in sala era senza mutande come dovrebbe essere un "vero" scozzese in kilt? Non ci è dato saperlo.

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Durante la proiezione si sentivano comunque strani rumori: no, non erano spettatori presi dall’atmosfera un po’ sovraeccitata e intrallazzati tra di loro. Erano semplicemente piccoli botti dei mignon di prosecco che venivano stappati!

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