Dio? E’ gay e fa l’arredatore: parola di Woody Allen

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Una coppia omo formata da due mariti sposati rispettivamente con un uomo e una donna ha le migliori battute nella nuova godibile commedia "Whatever Works". Secondo tempo decisamente...

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Anche Woody Allen scopre l’amore omosessuale. Tematica poco affrontata nella sua filmografia, quella glbt, e soprattutto al femminile: ricordiamo una risoluta Meryl Streep lesbica in "Manhattan", un cameo saffico in "Harry a pezzi" e il vorticoso ménage bisex Bardem-Cruz-Johansson nell’ultimo "Vicky Cristina Barcellona". Nella sua nuova commedia "Whatever Works" (traducibile in "Basta che funzioni"), ritorno nell’amata New York dopo la trasferta europea, Allen inserisce in coda una coppia gay formata da due uomini sposati che si conoscono al bar, entrambi traditi: il primo dalla moglie fotografa che vive in allegra triangolazione con due maschi in grado di valorizzarla anche artisticamente, il secondo dal marito amatissimo sposato in Olanda.

Le battute che si scambiano sono le migliori del film: "Ma voi siete peccatori, andate contro la legge di Dio! Dio ha creato l’universo perfetto: gli oceani, il cielo, bei fiori…" esclama l’etero omofobo prima di scoprirsi lui stesso gay. "Dio è gay e fa l’arredatore!" ribatte l’omosessuale orgoglioso.

In Whatever Works è facilmente riscontrabile una forte impronta autobiografica, come spesso avviene nelle commedie alleniane: nel protagonista Boris (Larry David, molto understated), fisico in pensione che impartisce lezioni di scacchi a giovinetti da lui continuamente insultati, rimasto claudicante dopo un maldestro tentativo di suicidio e affetto da improvvisi attacchi di panico, si riflette la filosofia ateo-pessimista del regista, riassumibile nei due monologhi che incorniciano il film, recitati guardando verso la macchina da presa e rivolti direttamente al pubblico: Dio non esiste e la vita è dominata dal caos e dall’irrazionalità, la fortuna ha un grande peso nell’esistenza destinata a smarrirsi inesorabilmente nel nulla, le storie sentimentali sono destinate a non durare nel tempo.

A dimostrazione di cio’, viene raccontata agli spettatori la sua vita e in particolare il bizzarro matrimonio con una giovane biondina un po’ ochetta, Melodie (Evan Rachel Wood), affettuosa e ingenua vagabonda ospitata per pietà a casa sua (crede che il marito abbia sfiorato l’Oscar invece del Nobel) ma destinata a un giovane fascinoso con la complicità della madre che non sopporta il fisico (Patricia Clarkson di Dogville, la migliore del cast, strepitosa nella sua dabbenaggine). Ma sarà ancora il cieco caso, quello che i greci chiamavano "tyke", a rimescolare le carte e ricomporre l’incasinata ronde sentimentale dei personaggi.

Commedia godibile, ambientata in una New York turistica omaggiata affettuosamente – la Statua della Libertà, Times Square, il Museo delle Cere – irrorata qui e là da battute pungenti in puro stile Allen ("Che cosa temevi che ti rubassero? La prostata?") ma un po’ lenta nel primo tempo e con una curiosa fotografia pastosa, virata in miele-oro, con l’effetto di rendere un poco favolistica l’atmosfera.

In Francia Whatever Works è uscito all’inizio del mese ma noi dovremo aspettare la fine dell’anno dopo una possibile anteprima a settembre alla Mostra del Cinema di Venezia.

 

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