5 sante dal martirio davvero brutale

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La santità spesso è stata conquistata al prezzo di dolori e torture inimmaginabili: ecco le storie di cinque vere e proprie eroine cristiane.

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Santa Lucia è una martire cristiana molto conosciuta e festeggiata, soprattutto in alcune zone d’Italia, nota per il violento martirio. Lucia non è però la sola santa ad aver attraversato indicibili dolori e patimenti per affermare la sua scelta spirituale: molte giovani donne all’inizio della diffusione del Cristianesimo rinnegarono la religione pagana e portarono fino al sacrificio di sé la decisione di convertirsi agli insegnamenti di Gesù. Torturate e barbaramente uccise, padri, imperatori e capi militari si accanirono violentemente contro i loro corpi – corpi che spesso non volevano morire, sostenuti da prodigi e eventi miracolosi che ne guarivano le ferite o ostacolavano le infernali torture. Gay.it vi racconta le storie di cinque sante dal martirio particolarmente cruento.

SANTA BARBARA

Protettrice contro i fulmini e le morti violente, nacque nel 273 a Nicomedia – oggi Izmit, porto della Turchia – ma si trasferì nei pressi di Rieti (nel Lazio). Il padre, di religione pagana, la teneva reclusa in una torre e fece costruire delle terme private per proteggerne l’intimità. Barbara chiese agli architetti che nelle terme fossero presenti tre finestre – non solo due, come prevedeva il progetto – per rievocare l’idea cristiana della Trinità. Il padre scoprì così la conversione della figlia al cristianesimo, la denunciò al magistrato romano che la condannò alla decapitazione per mano dello stesso genitore. Dopo due giorni di brutali torture – flagellazione con le verghe, tortura col fuoco e il ferro rovente – il 4 dicembre 306 la povera Barbara venne effettivamente decapitata. Si racconta che il padre sia poi stato ucciso sul colpo da un fulmine, probabile intercessione divina. Santa Barbara è patrona dei minatori, dei militari, dei vigili del fuoco, di chi si occupa di esplosivi e di chi in generale si trova in pericolo di vita.

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SANTA LUCIA

Fu una giovane martire siciliana, morta durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa, attorno al 304. Si proclamò cristiana e per questo venne arrestata e processata, dopo la denuncia del promesso sposo che non accettava la sua conversione. Durante il processo Lucia fu minacciata di esser rinchiusa in un postribolo tra le prostitute, ma quando si cercò effettivamente di portarla via il suo corpo divenne pesantissimo e fu impossibile spostarla. Si tentò allora di bruciarla viva, dopo averne cosparso il corpo di pece e olio, ma il corpo una volta avvolto dalle fiamme non bruciò. Secondo la tradizione le furono anche strappati gli occhi, ma l’emblema iconografico degli occhi nella coppa (o sul piatto) è più probabilmente da ricollegarsi semplicemente alla devozione popolare che l’ha sempre invocata come protettrice della vista (e quindi dei non vedenti, dei miopi, degli oculisti) a motivo del suo nome (Lucia deriva dal latino lux, luce). In ogni caso Lucia ribadì anche dopo le minacce e le torture la sua scelta spirituale e venne così decapitata con un colpo di spada. In alcune regioni dell’Italia settentrionale (in Veneto, ad esempio) esiste una forte tradizione legata ai “doni di Santa Lucia”, simile a quelle di San Nicola, Babbo Natale, Gesù bambino: i bambini scrivono una lettera, elencando i regali che vorrebbero ricevere il 13 dicembre, giorno dedicato alla santa.

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SANTA CRISTINA

Santa Cristina di Bolsena, nota anche come Santa Cristina di Tiro, visse nel III secolo e, secondo le fonti, fu martirizzata sotto l’imperatore Diocleziano. Cristina era una giovanissima fanciulla, praticamente una bambina, tenuta segregata dal padre Urbano, ufficiale dell’imperatore. Quando Cristina si convertì al Cristianesimo, il padre cercò di convincerla a rinunciare alla sua fede, inutilmente. L’uomo ordinò allora che fosse flagellata, poi la denunciò ai giudici che la fecero torturare da dodici uomini. Venne quindi sottoposta a ulteriori supplizi che dilaniarono e bruciarono le sue carni, ma Cristina restò in vita, sempre decisa a portare avanti la sua testimonianza di fede. Fu allora riportata in carcere, dove venne consolata e guarita da tre angeli. Si decise infine per la sua condanna a morte: legatale una pesante pietra al collo, fu gettata in un lago; la pietra però, sollevata dagli angeli, restò a galla e Cristina tornò a riva. Il padre, alla vista della figlia agonizzante, morì, mentre Cristina fu riportata di nuovo in prigione. I giudici ordinarono ulteriori torture: le vennero aizzati contro, ad esempio, dei serpenti, ma questi si rifiutarono di morderla e uccisero invece il loro serparo. Cristina, che ribadiva intanto la sua vocazione, venne allora legata a un palo, dopo averle strappato le mammelle e la lingua, affinché diventasse bersaglio degli arcieri dell’imperatore. Mentre veniva trafitta a morte dalle frecce, Cristina continuò a cantare le lodi del Signore. Viene festeggiata il 24 luglio.

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SANT’AGATA

Giovane nobile nata in una famiglia segretamente cristiana di Catania, nella Sicilia del III secolo, all’epoca della dominazione dei romani. Il governatore della città, Quirino, si invaghì di Agata e le ordinò di rinnegare la sua fede. Al rifiuto della giovane, Quirino la affidò alla cortigiana Afrodisia, prostituta dedita a orge e altre attività peccaminose, per corromperne lo spirito, ma Agata restò ferma sulle sue posizioni. Quirino allora la fece arrestare e si racconta che Agata si difese appassionatamente ribattendo autonomamente alle accuse, rivelando una grande sapienza retorica. Dopo diversi giorni di digiuno iniziarono le torture: venne fustigata e le vennero strappate le mammelle, che si racconta però ricrebbero miracolosamente durante la notte per intercessione di San Pietro. L’ultima tortura fu un letto di carboni ardenti: mentre il corpo di Agata era martoriato dal fuoco si racconta che il suo velo rosso, simbolo della consacrazione a Dio, non bruciava. Agata morì in carcere per le ferite il 5 febbraio 251. Il suo corpo venne imbalsamato e avvolto nel velo rosso che, si racconta, fermò in seguito più volte la lava del vulcano Etna, quando questa scendeva a minacciare Catania.

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