Cosa c’è di sbagliato nella vicenda Luxuria-Grimaldi

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Un episodio di cui avremmo fatto volentieri a meno.

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Vladimir Luxuria, durante l’ultima puntata dell’Isola dei famosi, ha tentato (maldestramente) di estorcere un coming out a Eva Grimaldi, che da anni si vocifera abbia una relazione con la nota attivista LGBT Imma Battaglia. Un episodio prepotente di cui avremmo fatto volentieri a meno.

Il mondo LGBT può essere spietato: al suo interno – né più né meno che in altri ambienti  – esistono gerarchie imposte da criteri del tutto arbitrari. Uno di questi, rafforzatosi sempre più man mano che il processo di emancipazione e accettazione da parte della società si consolidava, è quello riguardante la presunta superiorità morale di chi ha fatto coming out rispetto a coloro che, al contrario, decidono di condurre la propria vita senza esporsi.

Se quest’ultimo atteggiamento viene “condonato” nella vita quotidiana ai conoscenti, sembra non poter essere perdonato a quei personaggi pubblici che, nel sentito della comunità, dovrebbero farsi convinti paladini di tutte le battaglie che riguardano il mondo LGBT per il solo fatto di essere anche loro – sulla carta – appartenenti alla minoranza.

Deve essere stato questo senso di superiorità, la consapevolezza di aver combattuto dignitosamente e coraggiosamente le proprie battaglie, ad aver spinto Vladimir Luxuria a un gesto basso e prepotente nei confronti di una persona che, legittimamente, ha deciso di non parlare della questione in televisione, e che nel privato spinge molti di noi a pensare che il coming out sia un atto dovuto.

Possiamo dire che è necessario, questo sì, necessario perché nel sentire comune si normalizzi qualcosa che normalità dovrebbe già essere, ma non dovuto da parte del singolo che può consciamente decidere di non esporsi. E non dovrebbe meritare per questo meno rispetto di chi ha deciso di farlo.

Non tutti siamo destinati ai campi di battaglia. 

A questo si potrebbe poi aggiungere un’altra riflessione: nel 2017 abbiamo davvero bisogno di un coming out del genere, strappato a tradimento dalla bocca di chi non vuole (e forse sa) di farlo? Sono queste le persone che vogliamo assurgere a simbolo delle nostre battaglie? Ci dobbiamo augurare che le istanze del movimento, culturali e non, vengano portate avanti da chi sente una vera motivazione a farle.

Nel momento stesso in cui ci si trova d’accordo su questo punto, ecco che qualsiasi forzatura coincide con una stonatura.

Vladimir Luxuria sapeva d’inscenare un deprecabile e inutile teatrino televisivo che non avrebbe portato alcun valore aggiunto alla causa, se non uno spettacolo fine a se stesso; ed è triste che la sessualità e l’affettività di una persona vengano banalizzate da chi dovrebbe averle a cuore più di altri, alla luce del proprio tormentato vissuto.

E in questo circo di fenomeni si perde di vista la questione centrale: al di là del chiacchiericcio e dei servizi fotografici, perché si sente il bisogno di definire ed etichettare un’amicizia o un amoreLa normalità, oggi, passa anche dal non fare più domande spinte solo da bieca, morbosa curiosità.

Quello che conta è che non dovrebbe esserci nulla di più normale del non dover neppure definire e limitare la propria affettività, in quanto qualsiasi essa sia, qualsiasi sfumatura assuma – esattamente come ogni scelta in merito – rimane comunque degna di rispetto.

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