A SUD DEL PRIDE: CATANIA

Terza tappa dell'inchiesta sulla vita gay al meridione, aspettando la manifestazione di Bari del 7 giugno. Nella città siciliana, i gay si ritrovano da anni, tra lave e ginestre…

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CATANIA – Katana, Katane, Katina, Katna, Katani, Balad-el-fil, Medinat-el fil oggi Catania, perla della Trinacria, è stata amata da greci, romani, arabi, bizantini e tanti, tanti altri popoli del passato. Con le sue lingue di lava, inframmezzate da gialle ginestre, gli aranceti e i limoneti carichi di zagare, il verde dei fichi d’India, il mare di smeraldo, fa innamorare i suoi cittadini e la moltitudine di turisti che la visitano, ammirando le vestigia delle passate dominazioni che, innumerevoli, nonostante le catastrofi naturali, quali l’eruzione dell’Etna del 1669 ed il terremoto del 1693, rimangono a testimonianza della sua grandezza.

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Certo, pensandoci bene, di “vita” nella Catania antica doveva essercene davvero tanta. I Romani la sceglievano come luogo di vacanza: le terme achilliane, oggi ruderi posti sotto l’attuale cattedrale in piazza del Duomo erano, infatti, il luogo dove si rilassavano, discutevano, si facevano massaggiare e… se pensiamo alle attuali saune non è poi così difficile arrivare alla possibile verità. L’omosessualità tra gli antichi greci e romani è un fatto assodato, un costume dei tempi, non deprecato, né stigmatizzato.
Oggi l’argomento omosessualità varia a secondo della cultura di un popolo e anche da un punto di vista geografico: per esempio in Italia vi è più indifferenza nelle grandi città del nord, più discusso al sud.
Rispetto alle altre città della Sicilia, dove l’omosessuale è, spesso, costretto a condurre una vita clandestina o ad andar via, l’evoluzione di Catania è stata decisamente anomala, fungendo da città catalizzatrice nei confronti di quei gay che, vivendo in paesini o cittadine retrograde, sfuggono dai pettegolezzi e dalle maldicenze. Non che Catania goda di una popolazione particolarmente civile o propensa al riconoscimento della diversità; l’unica ragione, probabilmente, risiede nella sua capacità di assicurare al gay un certo anonimato e quindi un tipo di vita lontana da occhi indiscreti e cosi, non di rado, è facile incontrare coppie gay ai supermercati, nei negozi, che passeggiano tranquillamente in via Etnea, al Corso Italia, lungo i viali del giardino Bellini o che prendono il sole tra gli scogli neri dell’incantevole riviera di Acicastello.

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Catania è, invece, molto indietro nel campo dell’informazione e del supporto psicologico. A parte l’Open Mind, associazione retta da giovani animati di buona e costante volontà, ma carente di personale specializzato e strutture adeguate, la città è priva di qualsiasi sostegno che provenga sia da associazioni private, sia dalla stessa Amministrazione comunale e provinciale, la quale più volte si è mostrata del tutto in contrasto rispetto alla questione omosessuale nonostante la presenza nella politica catanese di illustri personaggi “noti” nell’ambiente omosessuale ed eletti grazie all’appoggio determinante dei vari circoli e associazioni di tendenza. Insomma il giovane che si scopre gay, qui a Catania è abbandonato a se stesso.
Pur tuttavia, da molti definita la Milano del sud, Catania si è distinta anche per la qualità della vita che offre, qualche volta, però disturbata nei locali dagli ingiustificati controlli da parte delle forze dell’ordine, che approfittando della divisa, umiliano e mortificano i malcapitati frequentatori.
Già negli anni ’70 il cine-teatro Sangiorgi, il glorioso cinema Olimpia (perla dell’architettura liberty, oggi degradato ad essere sede di uno dei tanti punti Mc Donald, scempio del potere delle multinazionali e della insulsa stupidità dei nostri politici), i cinema Sarah, Monachini e ABC, furono teatro di incontri sfociati poi in grandi storie d’amore, di rapporti fugacemente consumati nonché preposti come salotti per i pettegolezzi degli habitué.

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A pochi chilometri da Catania, a Giardini Naxos, la discoteca “Les enfants terribles” aprì i suoi battenti a coppiette “diverse” in cerca di privacy e di spazi per poter ballare fra di loro lontani da sguardi maligni ed indiscreti.
Su questa scia, a Taormina, nacque il “Garage” poi diventato “Perroquet” e a Catania, grazie al coraggio e alla tenacia di Francesco Zinco, Dario De Felice e degli altri dirigenti dell’allora Arcigay, oggi Open Mind, nacquero prima la “Sala Neva”, poi il “Pegaso” (oggi “Pegaso’s”), gloriosa pietra miliare che riunì sotto lo stesso tetto i gay di tutta la Sicilia e di buona parte della Calabria.
Negli anni ’90 l’ exploit di altre discoteche quali “Lo scacco Matto”, il “Charlie Brown”, il “Top secret”, “Le stelle” ma, purtroppo, di breve durata. L’incontrastato successo del “Pegaso’s” si riconferma con l’apertura del locale estivo alla plaja che offre agli utenti un posto bellissimo, suggestivo, con ampi boschi dove poter incontrare tanta gente e, se si vuole, “approfondire” sotto uno splendido cielo stellato, l’incontro appena fatto.
Nel 2000 l’ecletticità dei sempre attenti Francesco Zinco e Dario De Felice, partorisce l’idea di un locale unico in Italia: una discoteca sotto un tendone da circo. E nasce il “Circus”. Oltre al “Circus” e al “Pegaso’s” allietano la vita gay catanese “Villa Romeo” gestita dall’onnipresente Cristina, la piccola ma deliziosa sauna “Mikonos” e svariati pub di tendenza.
Da questo punto di vista, Catania non ha proprio nulla da invidiare alle altre città del nord. Magico senz’altro tutto questo per una città del profondo sud, ma quante lotte, quanti rossori, quante amarezze dietro tutto questo! La vita dell’omosessuale non è solo discoteche, pub, saune, che servono senz’altro ad alleggerirgli l’esistenza, ma di certo è un impegno più serio, volto alla ricerca di un’identità che possa andare oltre l’effimera immagine datagli nel tempo, dove possa emergere l’UOMO che è dentro ogni omosessuale al di là delle apparenze, in una serenità che, purtroppo vedo ancora ben lontana.

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Riccardo Di Salvo nasce a Catania, città in cui vive e dove svolge l’attività di docente di Lettere; poeta e scrittore, ha pubblicato diverse raccolte di poesie, racconti, romanzi, tra cui “Riflessi di Vita”, con una prefazione di Leo Gullotta. Ha ricevuto numerosi premi letterari nazionali ed internazionali, tra cui il premio Cervantes nel 1998 e il premio Pirandello nel 2000. www.riccardodisalvo.it

di Riccardo Di Salvo

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