GenerazioneZ e Scala Kinsey a confronto: giovanissimi sempre più bisex

Un’indagine svolta su 1000 giovani negli Usa mostra come il mondo sia in evoluzione

Un’indagine del maggio 2015 su* giovani american* di età compresa tra 13 a 20 anni (anche not*, nel linguaggio come “Generazione Z“, da “anni Zero”) ha confermato, quanto molti e molte di noi già immaginavano, che la nuova Gen Z è molto più aperta e permissiva su questioni di genere e sessualità, rispetto alla precedente dai 21 ai 34 anni.

Secondo il rapporto dell’agenzia J. Walter Thompson Innovation Group , infatti, solo il 48% di Gen Z si identifica come esclusivamente eterosessuale, contro il 65% di chi ha tra i 21 e i 34 anni, che per semplicità chiameremo Millenials.

Ed eccoci nuovamente, di fronte alla Vice.com, infatti, il nuovo studio avrebbe rilevato che più di un terzo de* giovanissim* per definirsi sceglie un numero compreso tra 1 e 5, ammettendo serenamente le proprie tendenze bisex, mentre solo il 24% de* Millenials si identifica in questo range.

Parlando invece di sesso, oltre un terzo delle Generazione Z è fortemente d’accordo che il sesso non definisca una persona tanto quanto la definiva in passato, mentre solo il 28% de* Millenials concorda con tale tesi. E ancora: oltre la metà della GenZ, il 56%, afferma di sapere dell’esistenza e dell’importanza dei pronomi neutri, rispetto al 43% delle persone tra i 28 e i 34.

Ma, già che siamo nel paese della moda, parliamo di shopping e vestiario: il 54% dei Millennials ha sempre comprato abiti disegnati per il proprio genere di appartenenza, mentre solo il 44% della Gen Z ne sente oggi l’esigenza.

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Il Pastore Laughlin, coordinatore della ricerca, interviene esprimendo le sue constatazioni sull’indagine svolta:

E ‘stata una statistica interessante, che ha ottenuto un sacco di attenzione dei media, ma non eravamo sicuri di tutto quello che avrebbe significato: stavamo cercando di dimostrare che uomini e donne potrebbero perseguire qualsiasi carriera a prescindere dal loro sesso o genere? Oppure l’idea più radicale che il genere in sé non è importante per l’identità personale o che il genere non deve essere visto solo come binario? Questa nuova ricerca ha dimostrato come queste idee stiano guadagnando consensi nella Gen Z

Vi ricordate Rowan Blanchard, la giovanissima stella di Disney Channel, che lo scorso gennaio si dichiarava queer a soli 14 anni? Già a gennaio ci chiedevamo che tipo di influenza, una simile dichiarazione, avrebbe potuto sortire ne* bambin* di tutto il mondo.

L’indagine di cui abbiamo parlato, qui, ha coinvolto circa un migliaio di giovani negli Usa, un campione così variegato che Laughlin ritiene sufficiente per generalizzare i risultati all’intero paese.

Credo che le giovani generazioni abbiano di fronte un più ampio spettro di identità e siano più disposte ad accettare le diversità senza metterle in discussione o discriminarle“, racconta Madeleine una studente sedicenne del Nebraska tra le intervistate, pansessuale agender e continua: “Ho imparato più su genere e sessualità dai miei coetanei, che dalle persone più grandi. Ho anche notato che le persone della mia età sono più aperte a genere e sessualità fluide, soggette entrambe a cambiamenti nel tempo“.

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Ma perché il mondo sta cambiando in questa direzione?

Tyler Ford, scrittore agender statunitense, sostiene l’idea che la spinta al cambio di atteggiamento sia dovuta all’impatto sociale delle nuove tecnologie:

Credo che Internet svolga un ruolo principale nel processo di auto-scoperta. I/le giovani, oggi, hanno più accesso alle informazioni e contatti con le altre persone, come mai prima. L’emarginazione odierna s’incontra su forum e piattaforme condivise, dove anche le persone in difficoltà possono parlare delle loro esperienze quotidiane

Ora che esistono sempre più termini per descrivere le diverse identità, sempre più persone si stanno rendendo conto di aver “sbagliato” contenitore e di volersi collocare in un altro, anche se non per forza in maniera immutabile. Ma se c’è una cosa che questi giovani, non sopportano è quando i/le più anzian* li additano di definirsi bisex perché “va di moda”, come fa notare Brooks, un diciannovenne intervistato. Giustamente, aggiungiamo noi, queste affermazioni risultano per le loro identità offensive, perché tendono a sminuire la loro libera auto-determinazione.

Laughlin, d’accordo con questa idea, ritiene tuttavia improbabile che i giovani abbandonino gli atteggiamenti fluidi su genere e sessualità, ma al contrario ritiene che questa loro apertura possa ben presto influenzare anche i/le Millenials, poco più grandi ma, comunque, in continua evoluzione.

Ricordate l’ipotesi che avanzavamo nell’articolo sulla Scala Kinsey? E se fosse veramente così?!?