I due amici e il carabiniere: si rischia di sbagliare tutto

Non si può accettare che i due, da vittime di un gesto brutto ed ingiusto, debbano passare dalla parte del torto. Sbagliato confondere moralità con legalità, sempre.

Nelle ultime ore la vicenda dei due ragazzi gay che a Viareggio hanno segnalato di aver subito un comportamento discriminatorio da parte di un militare dell’Arma che gli aveva chiesto di lasciare i locali di un bar cittadino, a causa dei loro atteggiamenti affettuosi, ha assunto toni e contorni che rischiano di far saltare la giusta percezione delle cose, ma soprattutto di smarrire il significato esemplare della vicenda.

Si è detto di tutto, con quel trasporto un pò di paese che spesso divide in fazioni ma che in questo caso è del tutto fuori luogo. Né i ragazzi, né il sottoscritto, in quanto Presidente nazionale di Arcigay, né nessun rappresentante di associazioni o gruppi locali ha mai dichiarato che il carabiniere in questione aveva apostrofato con ingiurie od affermazioni offensive i due ragazzi. Loro stessi peraltro l’avevano correttamente precisato durante l’incontro con il Maggiore Pasquali.

Non si può però accettare che i due, da vittime di un gesto comunque brutto ed ingiusto, debbano passare dalla parte del torto. Il fatto che si siano dati un bacio anziché un semplice abbraccio cambia la natura ed il senso della storia? Ovviamente no, nella misura in cui evidentemente nessuno si sognerebbe mai di buttare fuori da un locale pubblico una coppietta eterosessuale per il semplice fatto che si da un bacio o si alza da un tavolo abbracciandosi con affetto.

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Rimane cioè il gesto inaccettabile da parte di un uomo in divisa che allontana due persone, solo perché dello stesso, per un atteggiamento che è ritenuto normale tra persone di sesso diverso. Rimane inaccettabile perché semplicemente non può accettarsi che un esponente delle Forze dell’ordine eserciti valutazioni di tipo morale e non legale, perché questo è improprio ed offende la cittadinanza e la dignità delle persone. Nessun accanimento nei confronti del carabiniere che, di certo, ha alle spalle una lunga ed onorata carriera, ma ciò che è giusto va detto per com’è: lui ha commesso un errore con un gesto odioso soprattutto per quello che la divisa rappresenta, e l’ha fatto con quell’idea che i gay si possono anche accettare… purchè stiano nei posti per gay e non certo nei locali pubblici perbacco! In altri tempi e luoghi ,questo si chiamava apartheid.

Io stesso ho avuto modo di parlare con il carabiniere di fronte ad altre persone mentre attendevo di incontrare il Maggiore Pasquali, e lui con molta veemenza ha risposto con convinzione alla mia domanda: "Se i due fossero stati un ragazzo ed un ragazza non li avrebbe invitati ad andarsene, perché sarebbe stato diverso". Permettetemi di dirlo: caspita!

Detto questo, io credo che la vicenda non possa avere un senso nel voler a tutti i costi inseguire la logica di chi cerca colpevoli o innocenti. La vicenda è chiara e non sono le sfumature che la cambiano, perché è inammissibile impedire alle persone di manifestare la propria identità entro i limiti del buon gusto e della liceità. Punto.

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Trovo più interessante fare di questa vicenda non un motivo per accanirsi, ma per ragionare sull’urgenza di una formazione delle forze dell’ordine, all’interno di un più ampio impegno di tipo culturale che parli alla società tutta. L’Arma ha dato ampia dimostrazione di correttezza, trasparenza ed autorevolezza. Le parole del Maggiore Pasquali sono state forti e rassicuranti, a testimonianza di uno sforzo per la tutela di tutti i cittadini senza distinzioni che ogni giorno impegna polizia e carabinieri in questo Paese.

Queste sono le cose da cui ricominciare a rifflettere e ragionare per fare di questa vicenda l’exemplum di un errore da non ripetere. Tutto il resto rischia solo di fare confusione e creare nuove ingiustizie.

di Paolo Patanè