Israele: 60.000 persone contro il divieto della GPA alle coppie gay

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Proteste anche davanti la residenza del primo ministro Netanyahu.

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Domenica 22 luglio Tel-Aviv è stata teatro di una grande manifestazione che ha coinvolto oltre 60.000 persone (secondo il quotidiano locale Haaretz). La protesta è partita dopo la votazione di una nuova legge che regola la GPA nello stato d’Israele. La vecchia legge permetteva di ricorrere a tale pratica solamente alle coppie sposate e di sesso opposto (uomo e donna). Con questa nuova votazione, invece, la gestazione per altri si estende anche alle donne single o sterili. Rimangono invece esclusi le coppie gay e gli uomini single.

La protesta ha occupato la piazza Yitzhak Rabin di Tel-Aviv. Mentre a Gerusalemme qualche centinaia di persone hanno dimostrato il loro dissenso davanti l’abitazione del primo ministro, Benjamin Netanyahu. 

Sostegno da parte delle aziende in Israele

Sono state quasi 200 le aziende che domenica hanno permesso ai propri dipendenti di non recarsi a lavoro, per avere la possibilità di protestare contro la decisione del governo sulle restrizioni alla GPA. I datori di lavoro hanno specificato che il turno saltato non inciderà sulla condotta dei lavoratori e delle lavoratrici, tantomeno verrà decurtato dallo stipendio. Un atto che ha fatto piacere all’Associazione dei padri omosessuali d’Israele: “Un atto simbolico, ma che esprime un reale sostegno” ha spiegato Julien Bahloul, il portavoce.

La GPA è una pratica in cui una donna mette a disposizione il proprio utero per una coppia, una donna o un uomo single (omosessuale e etero dipende dallo Stato). Questa porterà avanti la gravidanza, lasciando poi il/la bambino/a ai committenti. Nel 2016, i Paesi che permettono tale pratica erano solamente 21, e in 9 di questi era legale sia quelle retribuita che quella gratuita.

La GPA in Israele

In Israele, prima di questa nuova legge, la GPA, legalizzata nel 1995, era concessa alle coppie di nazionalità israeliana, che dimostravano di avere problemi di fertilità e al di sotto dei 50 anni d’età. La gestante invece doveva essere della stessa religione della coppia e del committente, single e doveva aver già partorito un figlio senza parto cesareo. 

Foto di copertina presa da studiosalem.it.

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