La potentissima lobby trans: smontiamo pezzo per pezzo l’ultima delirante menzogna

Non bastava la pericolosissima lobby gay, adesso c’è anche la potentissima lobby trans alla conquista del mondo. Ma è davvero così?

Recentemente sono stati pubblicati su Panorama e sull’editoriale dello stesso direttore, degli articoli che parlano della condizione transgender. Si parla della disforia di genere come di una moda e si lascia intendere che chi fa informazione sull’argomento, voglia dar vita ad una generazione di bambini e adolescenti confusi. Una futura generazione trans.

Quindi non bastava la pericolosissima lobby gay che vuole omosessualizzare il mondo, adesso c’è anche la potentissima lobby trans.
E se a capitanare la lobby gay ci sono gli artisti più fashion del pianeta, dietro all’esercito trans si nasconde un’elite medica che spara ormoni e bloccanti.

Forse nascondere non è il termine più adatto, visto che i centri per l’adeguamento dell’identità di genere sono presenti in tutti i paesi (civili) del mondo e sono perfettamente legali, a differenza di quelli per le terapie riparative.
Il quartier generale del potentissimo esercito trans è la sede dell’ONIG, acronimo che sta per Organizzazione Nazionale Identità di Genere. Sarebbero loro, insieme agli sceneggiatori dei sempre più presenti film e serie TV che trattano l’argomento, a voler creare future generazioni di Gender X.

I membri dell’ONIG, hanno risposto all’inchiesta di Panorama con una lettera aperta, e questa ha fatto indignare il direttore Belpietro che gli ha dedicato un editoriale dai toni alquanto “accesi”, in tutti i sensi, visto che parla di rogo.

Ma forse ha ragione la redazione? In fondo, queste persone chi sono per dire che la disforia di genere non è una moda e non è contagiosa?
Sono soltanto professionisti con una laurea in medicina o in psicologia, e una/due specializzazioni.
E perché dovremmo fidarci di persone che hanno studiato l’argomento e sono in possesso di dati concreti e reali, quando possiamo lasciarci trasportare dal sentimento allarmante di un qualsiasi film sugli zombie?
Ve lo spiego in questo articolo.
Partiamo dalle basi: essere transgender non è una moda, è un qualcosa che ti ritrovi ad essere quando hai la disforia di genere, ovvero non ti riconosci nel sesso biologico di nascita.
Immaginate di sentirvi uomini intrappolati in corpi di donne o viceversa, capite che non è la gran figata che sembra, ma al contrario provoca un’enorme sofferenza. Non è qualcosa che si può scegliere, per un ragazzo FTM (female to male) non significa “oggi mi vesto da maschio perché mi va”, significa “ho l’anima di un uomo e mi comporto come tale”. E il contrario per le ragazze MTF.
Il testosterone e gli estrogeni, hanno degli effetti collaterali sulla salute. I ragazzi FTM, inoltre, affrontano degli interventi chiamati demolitivi. Tutti ne farebbero volentieri a meno, tutti provano a resistere e pensare che magari vivere da donna non è così male, che dobbiamo proteggere i nostri corpi ma… non è controllabile.
Nessuno sceglierebbe di fare un percorso medicalizzato se avesse scelta. Se non avesse una disforia forte al punto tale di non tollerare che il corpo allo specchio non coincide con la propria identità di genere.
Gli esseri umani sono anime, il corpo è soltanto un involucro temporaneo.
Ma chi sono queste persone transgender di cui si parla tanto? Rivolgiamoci direttamente a loro.
Nicole e Alex, rispettivamente una ragazza MTF ed un ragazzo FTM, hanno accettato di raccontarsi.

Nicole oggi è felice, ha l’aspetto di una bellissima ragazza, il suo corpo e la sua anima finalmente coincidono.
Mi ha spiegato che da adolescente soffriva di disturbi alimentari, mangiava in maniera smisurata per colmare il suo dolore. Pativa anche disturbi sociali perché aveva difficoltà a presentarsi al mondo con un aspetto che non le apparteneva.
Con l’inizio della terapia ormonale, sotto controllo medico, anche il suo umore è migliorato, permettendole così di fare una vita più sana e perdere ben 70 kg.
Ha iniziato l’iter psicologico a diciotto anni, appena maggiorenne. Quando le ho chiesto perché non avesse iniziato prima, mi ha risposto che ha aspettato per non far soffrire sua madre e sua sorella.
A volte siamo noi figli, a voler proteggere i nostri famigliari, ovvero coloro che dovrebbero proteggerci per primi.
Me lo conferma anche Alex, che segue l’iter psicologico da quasi un anno. Alex rimanda il momento di prendere il testosterone perché sua madre, a differenza di quella Nicole che l’ha accettata e adesso la sostiene, lo osteggia. A volte essere maggiorenni non è sufficiente, quando si ha la minaccia di essere abbandonati da chi si vuole bene.Allora Alex continua ad andare dagli psicologi, chiedendo di essere guarito.
Quando gli viene spiegato che non è possibile guarire dalla disforia di genere, se non con un adeguamento del proprio corpo, si allontana dal servizio e prova ad aggiustarsi da solo.
Ha una gran forza di volontà in tutti i campi e pensa di poter controllare anche questo.
E invece no. Puntualmente torna in terapia a pezzi più di prima. Alex vuole soltanto stare bene e non gliene si può fare una colpa.

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Anche Alex, come Nicole, ha sofferto di disturbi alimentari, ma nel suo caso si tratta di anoressia. Un tentativo di non far crescere le forme del corpo e di bloccare il ciclo mestruale.
Tentativo inutile, perché puoi dimagrire fino a far vedere le costole, ma nell’età dello sviluppo le ghiandole crescono.
Viene da se pensare che se quando Alex e tanti altri ragazzi FTM erano adolescenti ci fosse stata l’informazione che c’è oggi, si sarebbe potuta evitare tanta sofferenza.
I bloccanti impediscono al seno di crescere e quindi evitano interventi invasivi come la mastectomia. Fermano il ciclo mestruale: inutile, doloroso e imbarazzante per chi vuole vivere da uomo e i figli preferisce adottarli.
E tutto questo sotto controllo medico sin dall’inizio, tramite una terapia e non in emergenza a causa di una patologia.
Le storie di Nicole ed Alex non sono dei casi isolati, è ciò che accade a quasi tutti e tutte, in particolare quando si sottovaluta la disforia di genere.
Ce lo conferma la dottoressa Maddalena Mosconi, responsabile “area minori” Saifip, servizio adeguamento di genere.

E’ a conoscenza di casi di persone con disforia (con o senza diagnosi), non trattata? Cosa accade solitamente quando i ragazzi e le ragazze provano ad affrontarla da soli, sforzandosi di vincerla?
Le ricerche internazionali dicono che quando non trattata sviluppa altre psicopatologie, come depressione, disturbi sociali, tentativi di suicidi. Al saifip abbiamo visto persone che provano a cambiare a controllarsi ma stanno sempre peggio.

Quello che però sembra aver suscitato più scandalo, secondo l’articolo baby trans generation, è la giovane età di alcuni. C’è un’età minima per iniziare trattamento?
L’età minima con i bloccanti ipotalamici è intorno ai 12-13 anni. E’ determinata dello stadio di crescita e non si può iniziare prima del secondo stadio, ma a Roma non trattiamo casi sotto i 16 anni.

C’è qualcosa di diverso rispetto alle terapie date agli adulti?
I bloccanti permettono un arresto temporaneo della crescita. Consentono di stare in una finestra di tranquillità sulla disforia per poter riflettere.

Quindi, i farmaci dati agli adolescenti bloccano lo sviluppo ormonale in maniera temporanea, in modo che sia loro e i professionisti che li seguono, possano capire se è un periodo di confusione passeggero o una vera disforia di genere. In questo caso, con la cura ormonale partirebbero avvantaggiati, e possono ottenere risultati migliori ed evitare gli interventi più invasivi.
Io sono e sempre sarò per la tutela assoluta dei bambini, ma i casi degli adolescenti sono da valutare.
E quello che mi sento di dire è: ben venga l’informazione, se può aiutare le persone a capire cosa gli succede e a trovare soluzioni.
Ben venga l’informazione se sensibilizza le famiglie e la società verso qualcosa che non è né una colpa, né una moda.
Ben venga l’informazione se può trasformare il bullismo in sostegno.
Oggi il mondo procede verso un’apertura mentale non perché degenera, ma perché si evolve. Tutto ciò che elimina la sofferenza è evoluzione.
Da parte mia, quello che posso dire alle persone transessuali ed omosessuali rifiutate dalla propria famiglia, è questo: non sei solo/a. Fai parte di una grande, enorme famiglia, che è la comunità LGBT nel mondo. Fai parte di un gruppo di persone come te, che non ti rifiutano per ciò che sei, ma ti amano ancora di più proprio perché lo sei.