Lesbica mutilata, uccisa e bruciata a Johannesburg in Sudafrica

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La legge può precedere e spingere il cambiamento culturale ma non sempre questo accade

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Johannesburg, 12 gennaio 2016. Quattro uomini vengono fermati dalla Polizia perché sospettati di essere i responsabili dell’assassinio di Motshidisi Pascalina, una ragazza lesbica scomparsa il 16 dicembre, il cui corpo è stato scoperto in una prateria, mutilato dei genitali e bruciato, come riporta la stampa locale.

Il corpo della vittima, che aveva fra 18 e 20 anni, è stato ritrovato in un campo di Sebokeng, a sud di Johannesburg. Il sospetto è che si tratti di attacchi omofobi. Secondo la stampa locale, sono molti ancora i casi in Sudafrica di “violazioni correttive” perpetrate ai danni di donne lesbiche, per “curare” la loro omosessualità. L’anno scorso, secondo Pink News, due uomini che gestivano un campo finalizzato alla “conversione di persone gay” sono stati giudicati colpevoli di omicidio, pedofilia e aggressione. Come possa esistere una “cura” per chi è già morto/a, resta un mistero.

Tali violenze sembrerebbero essere un fenomeno ricorrente in alcune zone del Paese, nonostante il Sudafrica abbia una delle Costituzioni più progressiste al mondo in materia di diritti sessuali. Esso è, infatti, l’unico Paese africano a riconoscere i matrimoni fra persone dello stesso sesso e il diritto all’adozione da parte delle stesse, una volta sposate. Tuttavia le relazioni omosessuali non sono ancora accettate da tutta la popolazione, bensì sono spesso condannate da buona parte della stessa, più povera e meno istruita, in cui dominano ancor atteggiamenti ultra-sessisti. D’altronde, una legge progressista può precedere e spingere il cambiamento culturale, ma non sempre ci riesce.

In numerose occasioni, gruppi organizzati e collettivi LGBTQI hanno chiesto l’approvazione di leggi speciali per i reati contro le minoranze sessuali, che attualmente vengono trattati dalla legge come reati comuni. Martedì scorso, in seguito all’orribile accaduto, le varie organizzazioni LGBTQI della zona hanno organizzato una marcia verso la stazione di polizia Mafatsana per consegnare un memorandum che chieda più giustizia in difesa della comunità LGBTQI.

Nell’articolo sul sito eNews Channel Africa, si legge inoltre che i genitori della vittima, per i primi due giorni, non erano a conoscenza dell’accaduto e che hanno riconosciuto l’identità della figlia, soltanto in un secondo momento, da un tatuaggio sulla sua gamba rimasto intatto.

Qui sotto, i messaggi su Twitter dopo l’accaduto: amic*, parenti e conoscenti della vittima, ma anche l’associazione Vaal LGBT, manifestano il loro dolore e chiedono la fine di simili violenze nei confronti della comunità LGBTQI e dei suoi membri:

Ma perché la gente è così crudele? Sono persone senza coscienza? Che fine ha fatto il mondo in cui viviamo? Dov’è che possiamo essere sicuri/e?

E ‘veramente un momento triste per essere vivi. Ho il cuore spezzato!

Gli omicidi omofobi devono finire. Non ci meritiamo di sentirci al sicuro con la nostra sessualità?

Come il Vaal LGBT, siamo scioccat* e rattristat* dal modo in cui Pascalina è stata uccisa. Nessun genitore merita che la propria figlia venga uccisa in un modo così brutale

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d'amore Viennese.

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