Niente Pride nazionale: è l’anno dell’Onda Pride, in tutt’Italia

Niente spaccature. Il movimento lgbt italiano, in un’assemblea tenutasi a Torino, ha detto addio al Pride nazionale. Tanti Pride il 28 giugno. Apre Roma il 7 giugno, chiude la Calabria il 19 luglio.

Il Pride nazionale quest’anno non si farà. In un’assemblea tenutasi a Torino l’8 e il 9 febbraio scorsi una folta rappresentanza dell’intero movimento lgbt italiano si è trovata concorde nel decidere che il tempo dei Pride nazionali è finito e che occorre ripensare quello che la comunità considera un fondamentale momento di visibilità e rivendicazione dei diritti per andare avanti e puntare ad ottenere quello che il resto d’Europa viva già. Per questo, forte dell’esperienza positiva dello scorso anno, il 2014 vedrà diffondersi per l’Italia l’Onda Pride, ovvero tanti appuntamenti in tante città diverse che scenderanno il piazza il 28 giugno, giorno dell’anniversario di Stonewall, con le uniche eccezioni di Roma, che manifesterà il 7 giugno per celebrare il ventennale del primo Pride italiano, e della Calabria che fissa il suo appuntamento per il 19 luglio.

E se in queste ore sono circolate diverse voci di spaccature e polemiche striscianti sulla possibilità di un appuntamento nazionale a “osteggiato” dal resto del movimento, il Circolo Mario Mieli ci tiene a chiarire che non c’è alcuna polemica né rottura.

“Le candidature di Roma prima e di Napoli poi come sedi di una manifestazione nazionale – spiega a Gay.it Andrea Maccarrone presidente del Circolo Mario Mieli – sono rientrate durante una pacatissima e armoniosa assemblea a Torino. E noi siamo d’accordo con l’idea dell’Onda Pride. Del resto, il Pride nazionale è diventato una sorta di feticcio tutto italiano. Nel resto d’Europa è un concetto che non esiste e parliamo di paesi in cui il riconoscimento dei diritti delle persone lgbt è molto più avanzato che da noi. E’ il caso di riflettere su questo”. A Torino, all’assemblea convocata dal Coordinamento Torino Pride, c’erano tutti: oltre ad Arcigay e al Mieli, infatti, c’erano Arcilesbica, Certi Diritti, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Gentori Rainbow, il Mit, le Ribellule, l’Anddos, solo per citarne alcuni.

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Una decisione condivisa, dunque, che non lascia spazio a malumori e spaccature. “Da anni ormai – continua Maccarrone – si stanno affermando Pride in molte città diverse dalle solite mete. Il Pride nazionale di Palermo dell’anno scorso è stato un indubbio successo, ma quello di Catania, solo una settimana dopo, non è stato da meno. E poi c’è stato Barletta, Cagliari, oltre a quelli che sono già affermati da anni. L’idea di un Pride nazionale itinerante non funziona più: è giusto che i Pride nascano nelle realtà che li costruiscono e che tra loro, poi creano rete, mantenendo le specificità del territorio”.

“Per quanto siamo affezionati all’idea di un appuntamento nazionale è arrivato il momento di confrontarci con la realtà – conclude Maccarrone – il movimento è cresciuto. Il Pride nazionale è diventato negli ultimi anni motivo di scontro interno, invece che di unità, a tutto danno delle lotte che portiamo avanti ogni giorno per ottenere diritti, liberazione sessuale, visibilità delle minoranze, cose che abbiamo trascurato per curarci di beghe interne”.

Una strada nuova, dunque, quella dell’Onda Pride, una sorta di Pride diffuso sul territorio tra realtà che fanno rete tra loro. E per la rinata unità del movimento nascerà una sorta di consulta lgbt che faccia da contenitore mantenendo però una struttura leggera, che non soffochi l’autonomia e la specificità delle diverse realtà. Roma, quindi, darà il via all’Onda Pride il 7 giugno, giorno del ventesimo anniversario del primo Pride italiano, seguirà la vera e propria onda in cui diverse città scenderanno in piazza contemporaneamente il 28 giugno, mentre chiuderà la Calabria, al suo primo Pride, il 19 luglio prossimo.

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di Caterina Coppola