Roma: tribunale riconosce il convivente come parte civile

Per la prima volta in un processo penale al compagno convivente di un uomo ucciso da un rapinatore è stato riconosciuto il diritto di costituirsi parte civile. Non ammessi invece Comune e Arcigay.

ROMA – Nel processo per l’omicidio di Roberto Chiesa, avvenuto nel marzo scorso, al partner convivente della vittima, Mario Chinazzo, è stato riconosciuto il diritto di potersi costituire parte civile. Lo ha deciso stamani il Giudice dell’udienza preliminare Claudio Carini e si tratta della prima volta in Italia in un processo penale, mentre era già avvenuto in ambito civile. Respinte invece le analoghe richieste che erano state avanzate dal Comune di Roma e dall’Arcigay.

Il 7 marzo 2007 il corpo del 63enne Roberto Chiesa era stato rinvenuto nel suo appartamento a San Giovanni, nel quale conviveva con il compagno (da oltre 25 anni) Mario Chinasso. L’ammissione di costituzione a parte civile di Chinazzo è stata accettata “sussistendo un danno diretto in conseguenza dell’omicidio del suo convivente.” Chinazzo, visibilmente commosso, ha detto che aveva «molti dubbi sul fatto che sarebbe stata accolta la mia richiesta. Ho diviso la vita con Roberto per 25 anni – ha aggiunto, – e mi faceva star male il pensiero di non essere nessuno per la legge.» Il Gup ha anche ammesso la costituzione a parte civile della sorella della vittima. Le richieste simili del Comune di Roma e dell’Arcigay sono invece state respinte in quanto secondo il Gup non vi sarebbe né per il Comune né per l’Arcigay un danno giuridico rilevante. Ad essere processato con rito abbreviato per omicidio volontario e rapina sarà il 23enne rumeno George Alin Chisereu, a proposito del quale il giudice ha anche disposto che venga effettuata una perizia per valutarne la capacità di intendere e di volere.

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«Siamo felici che la richiesta di Mario sia stata accolta. Si trattava di un gesto dovuto da parte della giustizia nei confronti di un uomo che ha perso il compagno di una vita in circostanze tragiche e dolorosissime. – ha dichiarato Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – Dobbiamo però esprimere il nostro sconforto per il fatto che la richiesta della nostra associazione e del Comune di Roma siano state rigettate. Quando una persona gay viene uccisa in maniera tanto barbara e per così futili motivi, si offendono tutte le persone lesbiche e gay di questo paese, oltre che di tutti i cittadini, per questo riteniamo inaccettabile la scelta del giudice che non da piena dignità a Roberto Chiesa ne come cittadino ne come omosessuale.» Per l’avvocato Daniele Stoppello, che ha tutelato gli interessi del convivente e anche della sorella di Roberto Chiesa, «il fatto che il giudice dell’udienza preliminare abbia accolto la richiesta di costituzione di parte civile del convivente di Roberto Chiesa è importantissimo, perché è la prima volta che avviene per una coppia omosessuale. È stato necessario, con un duro e faticoso lavoro, dimostrare la natura di questo rapporto sia in termini affettivi che materiale.» Marrazzo aggiunge che «è incredibile che il rapporto tra Roberto e Mario abbia dovuto essere ricostruito in tribunale, dando un ulteriore dolore a Mario, che oltre ad aver perso il proprio compagno, ha dovuto fornire le prove del loro rapporto. Questo caso dimostra l’urgenza di una normativa che nel nostro paese riconosca le coppie e gli amori omosessuali.»

Sul caso ha rilasciato una dichiarazione anche Franco Grillini, deputato di Sinistra Democratica che da anni va sostenendo la necessità di leggi che riconoscano le coppie dello stesso anche in Italia. Per Grillini l’assenza di una legge per le unioni civili «crea il paradosso che il vedovo di una coppia di fatto, omosessuale e non, debba rimettersi alla competenza di ottimi avvocati e alla lungimiranza e apertura di un giudice perché gli vengano riconosciuti diritti.» Servono invece «certezze giuridiche per le nuove famiglie ed una giusta legge per le unioni civili capace di garantire quei diritti umani, come il diritto di essere ammessi come parte civile in caso di morte violenta del proprio compagno che sono ormai garantiti in quasi tutti i Paesi europei.»  (Roberto Taddeucci)