E se fosse lo Stato, e non la natura, a decidere chi può diventare genitore?

Manifesto per la licenza di idoneità genitoriale ovvero la patente per genitori.

Cosa accadrebbe se fosse lo Stato a stabilire chi può o non può avere figli? Qualcuno risponderebbe che in realtà questo già accade, che lo Stato già decide, ad esempio impedendo – come accade nel nostro Paese – l’adozione per i single e le coppie omosessuali. Ma la proposta, al contempo ideale e concreta, che qui provo ad abbozzare si colloca su un altro livello. Essenzialmente vuole essere una critica all’idea di filiazione come diritto posseduto per natura e alla famiglia naturale come modello di bontà morale.

LA NATURA NON È ETICA

Per molte persone avere un figlio è effettivamente una possibilità biologica: ma il fatto che si disponga di tale dotazione biologica è giusto che si traduca automaticamente in un diritto ad avere figli? Diventare genitori produce responsabilità, significa esercitare un potere morale di livello superiore. Fare un figlio non è una decisione come le altre: riguarda in modo intimo e radicale la vita altrui. Ogni riflessione sull’essenza e forme della genitorialità dovrgenitorialità tenere conto non solo delle persone che decidono di diventare genitori, ma anche – e vorrei dire, soprattutto – dei nuovi e fragili esseri umani che vengono al mondo. Occorre uscire dall’idea che i figli siano un bene o una proprietà dei genitori. Il ruolo del genitori è più simile, ponendosi in una prospettiva moralmente qualificante, a una messa al servizio, all’assunzione radicale di una responsabilità. C’è un punto morale preciso che ritengo ineludibile: siamo responsabili ovvero colpevoli per ogni nuovo dolore che viene al mondo ed è proprio la genitorialità ad essere portatrice di questa responsabilità, essendo dotata del potere massimo di fare del bene/del male a un altro essere umano. Ecco perché qui tento di sostenere l’idea che l’accesso alla genitorialità dovrebbe essere normato, che lo si dovrebbe sottrarre alla possibilità biologica.

PERCHÉ FARE FIGLI NON PUÒ ESSERE UN DIRITTO

Qualche settimana fa dai quotidiani abbiamo appreso che in parlamento si discute di una proposta di legge che intende istituire corsi di formazione per genitori, corsi che si preoccupino di rendere i genitori consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità. Benissimo. Iniziativa lodevole ma, vorrei dire, assolutamente insufficiente. Non sufficiente a far cosa? Qual è la posta in gioco? Il problema per cui credo si debba finalmente provare a dare una soluzione, va ricercato in quel legame delicatissimo tra dotazione biologica e adeguatezza morale, psicologica e materiale. In altri termini: perché individui impossibilitati a svolgere adeguatamente il ruolo di genitori, nei fatti, finiscono comunque per avere dei figli? Diventare genitori, vorrei ribadirlo, non è qualcosa che riguarda solo l’individuo o la coppia. Si può parlare di “diritto” e di diritto ad “autodeterminarsi” essenzialmente quando si fa riferimento a singoli oppure a relazioni tra adulti. Se un persona vuole biforcarsi la lingua oppure venerare le antiche divinità Inca, deve poterlo fare. Nessun problema. Ma diventare genitori condiziona in modo diretto la vita di un altro essere umano, necessariamente subordinato, che per lungo tempo potrebbe trovarsi a vivere condizioni di disagio senza possibilità di sottrarsi alla sofferenza.

Il male subito dai bambini è il male maggiore, è male inflitto su chi non ha modo di ripararsi, di attenuare o schivare i colpi che riceve. La società, e quindi lo Stato e la politica, dovrebbero fare tutto il possibile per evitare che un male del genere venga compiuto. Prendere tutte le precauzioni a disposizione, compresa quella, certo controversa, di limitare il diritto degli adulti di autodeterminarsi. Perché diritti, beni e valori devono essere bilanciati. E il diritto dei bambini di venire al mondo in un ambiente non ostile ritengo debba ritenersi superiore a quello dei genitori di esercitare la propria facoltà riproduttiva.

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Paradossalmente c’è qualcosa che potrebbe apparire simile, in questa proposta che sto delineando, alle posizioni di chi intende vietare le adozioni e le altre forme di genitorialità per le coppie LGBT. Il problema è che, come succede ad esempio ai cattolici, il criterio che agisce lì è quello del pregiudizio, dato che letteratura scientifica e cronache ci dicono ormai chiaramente che la famiglia naturale non è affatto garanzia di equilibrio e benessere. Nella visione che mi impegno a difendere due uomini e due donne possono essere genitori qualificati esattamente come un uomo e una donna. La possibilità biologica di fare figli non ha di per sé alcun valore morale. È anzi una capacità che può aprire a veri abissi etici, a tragedie e scenari raccapriccianti, come ormai quotidianamente la cronaca nera ci insegna.

UN SPECIE DI ADOZIONE CHE PASSA PER LA BIOLOGIA

La proposta che qui provo ad abbozzare è la seguente: ipotizzo che il momento genitoriale venga obbligatoriamente preceduto da una verifica. Esattamente come accade da tempo per le adozioni. I parametri da tenere in considerazione sarebbero molteplici: l’equilibrio psicofisico, le condizioni economiche (non agiate ma tali da garantire un livello almeno decente di sussistenza), la personalità e i motivi per cui si intende diventare genitori, l’assenza di fattori quali la dipendenza da alcol e droghe, la stabilità affettiva della coppia (se di coppia si tratta, poiché non credo sia da escludere l’adozione per i single). Un iter insomma del tutto simile a quello previsto oggi per le adozioni.

A chi tutto ciò risultasse esagerato vorrei far presente che accade già che lo Stato intervenga, togliendo i figli alle famiglie di origine, quando si ritiene che i genitori non siano in grado di svolgere il loro compito o che il contesto familiare sia nocivo per il minore. Col doppio trauma per i bambini, in quei casi, dato dall’aver vissuto in contesti traumatizzanti e dall’essere strappati al contesto familiare che rappresenta comunque un punto di riferimento. Questa proposta intende insomma anticipare il momento dell’intervento dello Stato. Un intervento non a danni fatti, ma in una fase in cui non esiste ancora nessun bambino, in cui si può ancora decidere se è il caso che un bambino lì ci sia. E proprio il riferimento alle adozioni mette in evidenza un vero e proprio paradosso. Infatti: se i figli non ci sono ancora, proibire di averne non produce alcuna sofferenza al bambino (che non c’è), nel caso dei bambini in adozione invece gli standard elevanti e le scrupolosissime verifiche ritardano e talvolta addirittura negano un miglioramento della condizione dei minori.

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In questa mia proposta di una licenza o patente per genitori, la selezione di chi è idoneo e chi no, non dovrebbe essere intesa in senso forte, ma in senso debole. Ovvero dovrebbero valere il criterio della massima inclusività possibile che abbia come criterio determinante il bene del bambino. Tutti insomma devono potenzialmente poter essere genitori, a patto che i figli trovino ad accoglierli un contesto almeno decente, dal punto di vista psicologico, materiale, affettivo. Nessuna discriminazione a priori, ma valutazione attenta per il bene dei possibili nuovi nati.

LO STATO NON PUÒ ESSERE ETICO, MA NEPPURE CONTRO L’ETICA

Una possibile critica a questa proposta potrebbe essere quella che la rifiuti ritenendola degna di uno Stato etico. Ebbene, vorrei dire che ogni Stato è etico (o dovrebbe esserlo), nel senso che prevede l’introduzione di principi etici nell’organizzazione politica, sociale, economica, culturale. La tutela dei cittadini, a vari livelli e gradi, è uno dei compiti classici dello Stato. E certo non fa esclusione la tutela dei minori, o dei potenziali minori. Lo Stato già interviene a normare la genitorialità, già interviene nei casi di disagio, indigenza, violenza. Intervengono i tribunali, gli assistenti sociali. I figli vengono dati in affido e in adozione. Però si interviene solo in un secondo momento, lasciando che nei primi mesi o addirittura anni i bambini restino soli nelle loro famiglie sbagliate.

UN DESIDERIO CONDIZIONATO

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Avere un figlio propongo venga considerato allora non un diritto, ma un desiderio condizionato o meglio da dover condizionare. È una possibilità fisica, biologica con implicazioni morali forti, di alto livello. Per questa sorta di licenza o patente ho qui aperto un cantiere ideale, tutto da specificare al suo interno e da immaginare nelle sue linee concrete di attuazione. Certo non è semplice: se è abbastanza facile ipotizzare i casi di incompatibilità palese tra situazioni estremamente difficili e genitorialità, si aprirebbe invece il problema del trattamento di quella sorta di “terra di mezzo” costituita da tutti quei casi che consentono una valutazione più ambigua e soggettiva.

Insomma la questione dei criteri da adottare resta tutta da pensare e definire. Ciononostante ritengo valga la pena ipotizzare concretamente questa rivoluzione al contempo legale e affettiva, affinché la famiglia diventi il campo della moralità e non della naturalità, in cui qualificanti diventino le relazioni e le dinamiche di cura e supporto reciproco, invece della mera possibilità biologica. È tempo che il destino dei bambini diventi una priorità per le nostre istituzioni, poiché tra i compiti di una società giusta dovrebbe anche esserci quello di portare sulla scena sin da subito, per quanto in modo virtuale, l’interesse del bambino che verrà.

Jonathan Bazzi

Genitorialità - Gay.it - photo source: thenewbornartist.com
Genitorialità – Gay.it – photo source: thenewbornartist.com

(photo source: thenewbornartist.com)

61 commenti su “E se fosse lo Stato, e non la natura, a decidere chi può diventare genitore?

  1. Non sono molto d’accordo. A mio parere, lo Stato meno si impiccia di queste e tante altre cose meglio è. Lo Stato non è un’entità di per sé priva di pregiudizi, obiettiva, razionale, affidabile; anzi, spesso è più assurdo, pasticcione e prevenuto dei singoli individui. Questo perché è costituito esso stesso da singoli individui e perché funziona sulla base di regole che molte volte sono fatte non per il bene comune ma per tutt’altri scopi, vedasi le leggi approvate a scopo elettoralistico ad esempio. Lo Stato è quello che ci impedisce tutt’ora nel 2016 di andare in municipio a contrarre matrimonio, lo Stato è quello che nella vicina Francia punisce il sesso libero e consensuale dietro pagamento, lo Stato è quello che negli Usa prevede la pena di morte, e così via. I figli non sono proprietà di chi li mette al mondo, giustissimo, di questo molta gente è già ora consapevole; i figli però non sono neanche da considerare in qualche modo dello Stato. Sono persone che hanno tutto il diritto di venire al mondo e autodeterminarsi senza ostacoli assurdi, che provengano da chi li mette al mondo o dallo Stato stesso. Tra l’altro, in un ipotetico scenario in cui è lo Stato a decidere, come la mettiamo con la libertà delle persone di gestire da sé i propri genitali? Ad esempio, imponiamo alle donne di abortire, o viceversa portare avanti una gravidanza, contro la loro volontà? Se si accetta che sia lo Stato a decidere vuol dire che queste e tante altre decisioni vengono imposte dall’alto all’individuo, si calpesta la libertà delle persone.

    1. Guarda che lo Stato già oggi decide chi può adottare un figlio e chi non può farlo, esattamente come decide chi può guidare un’auto o chi non può farlo ma non mi sembra che tu in relazione a questi casi abbia lanciato l’allarme sul fatto che siamo in dittatura.
      Tra l’altro non si capisce il nesso logico tra permesso a procreare e libertà di gestire i propri genitali.
      La differenza tra uno Stato democratico e uno Stato totalitario sta proprio nel fatto che il primo stabilisce il limite dei diritti del singolo individuo solo in base ai diritti degli altri individui.
      In sostanza vale la regola per cui “i tuoi diritti finiscono dove cominciano quelli degli altri”.
      Il tuo diritto a avere rapporti sessuali con chi ti pare e piace finisce dove comincia il diritto di un bambino di avere due genitori degni di questo nome.

  2. I figli sono un dono da accogliere responsabilmente. Chi ne fa un possesso sono quelli che pretendono di crearli in laboratorio, pagarli e privarli delle loro origini. La genitorialità è un servizio alla vita, non un diritto.

    1. I figli sono nuove vite umane, e la loro venuta al mondo è una buona notizia a prescindere dalle modalità con cui sono stati concepiti e partoriti. Chi si scaglia contro i nuovi modi di mettere al mondo vite umane, di metter su famiglia, parlando di chissà quali creazioni in laboratorio, compravendite e privazioni, in tutta sincerità trovo faccia ridere…

      1. I figli vengono al mondo grazie a un uomo e a una donna. I geni non sono acqua fresca. I figli hanno diritto a conoscere le loro origini, a sapere da dove vengono. Il vuoto delle origini è un problema in tanti figli della provetta, anche nati all’interno di coppie eterosessuali. Solo l’egoismo degli adulti chiude gli occhi di fronte a questo. Anche i figli adottati devono fare i conti con le proprie origini con tutto l’amore per i genitori adottivi.E parliamo di figli che hanno alle spalle una storia, per quanto dolorosa, non una provetta e un contratto. Chi nega il vuoto delle origini non fa ridere, fa piangere. In ogni caso la pubblicazione di questi articoli fa un favore all’umanità, squaderna apertamente dove si vuole arrivare e apre gli occhi a molte persone. Mi auguro che abbia grande diffusione.

        1. Quindi nei casi in cui non vi è anonimato per gli eventuali donatori di gameti sei perfettamente d’accordo con provetta e quant’altro, giusto? Mh, mi sa che se dici di sì ti si allunga un po’ il naso; questi sono solo pretesti per scagliarsi contro la modernità e la realizzazione dei sogni delle persone.

          1. Un donatore non è un padre, non è una storia, ma uno che ha donato seme dietro pagamento. Quindi è inutile che fai lo spiritoso. Un figlio è un essere umano, non un sogno tuo. Definirlo la realizzazione di un sogno è usare il figlio come possesso. Ciao ciao spiritoso 🙂

          2. Quindi se capisco bene sei comunque contro. Era quello che dicevo, molto semplicemente, senza mettermi fare lo spiritoso… Ciao anche a te – ah, il ciao è a pagamento ovviamente… ^_^

  3. Articolo insensato egocentrico r totalmente amorale. I bimbi hanno diritto ad avere un genitore, gli adulti non hanno diritto ad avere un figlio. Posso anche chiudere un occhio sulle vostre porcate (tanto il faccia a faccia con il creatore lo avremo tutti), ma non toccate i bimbi. C’è the Sims se volete giocare alla famiglia.

  4. Il dramma del nostro tempo è che la stupidità ha assunto un valore antropologico. La stupidità è stata legittimata a far parte degli usi, dei costumi e dei valori, ricevendone dignità. Conseguenza logica, la repentina caduta dei valori fondamentali e l’uomo è alla mercè di tutto. In virtù di una menzogna che si è fatta strada nei precedenti decenni post ’68 ,tutto si può, tutto è ammesso, tutto è legittimo. E’ sparito il controllo sociale che regolava i comportamenti. Si accetta passivamente e si giustifica con atteggiamento buonista, senza filtri, qualunque desiderio spacciato per diritto, facilitato dall’ipocrisia del politicamente corretto, questa forma di conformismo linguistico e comportamentale ormai diffuso. Se non fosse drammatico susciterebbe ilarità come una barzelletta, ma purtroppo è drammatico. Come si può discutere su temi che stravolgono ordini biologici costituiti, su una arbitraria manomissione delle leggi per cui il mondo ha motivo di esistere, sul cuore, sulla vita, sull’amore? Addirittura lo Stato? Chi volesse usare l’ascolto o la cortese discussione, dettata dalla educazione verso questi imbecilli, subirebbe una mortificazione dell’onore solo per aver pallidamente pensato di farlo. Senza guardarli negli occhi mentre gli tiri un orecchio ..un paio di calcio in culo!!

  5. Perfetto! Solo non orginale, perché queste idee le hanno già espresse ed attuate Adolf Hitler e i governi eugenetisti svedesi e norvegesi. Comunque, un contributo positivo c’è: affermazioni come “Diventare genitori, vorrei ribadirlo, non è qualcosa che riguarda solo l’individuo o la coppia. Si può parlare di “diritto” e di diritto ad “autodeterminarsi” essenzialmente quando si fa riferimento a singoli oppure a relazioni tra adulti” cancellano con un sol colpo tutte le leggi sull’aborto. Bella mossa! Grazie!

    1. “Solo non orginale, perché queste idee le hanno già espresse ed attuate Adolf Hitler e i governi eugenetisti svedesi e norvegesi.”

      Peccato che questa sia un incontrovertibile scemenza perchè una tale proposta è l’esatto contrario del nazismo, in quanto stabilisce un uguaglianza di diritti e doveri.
      Uguaglianza di diritti tra un figlio naturale e un figlio adottivo.
      Uguaglianza di doveri tra una coppia di genitori naturali e una coppia di genitori adottivi.

      E’ esilarante leggere commenti cialtroni come il tuo che tirano fuori il “nazismo” dove non c’entra niente.
      Tipico di chi non ha argomenti e non sa cosa dire.

  6. Piccoli Dittatori crescono. Articolo superficiale, presuntuoso e autoreferenziale (se la canta e se la suona). E pure con firma finale… a ribadire quanto è profonda la sua convinzione nelle stupidate che ha scritto.

    1. Con me sbatti male, tira fuori argomentazioni valide, sostenibili e formula concetti incontrovertibili di alto valore etico e morale, senza scadere nell’insignificanza verbale come quella appena esibita …..te lo do io “superficiale, presuntuoso e autoreferenziale”….

  7. Così dissero quelli che per “procreare” devono sfruttare un uomo e una donna. Demenziale negazione della realtà: la natura da milioni di anni, cominciando dai batteri ha richiesto l’accoppiamento di due individui diversi e complementari (cercare “mating type” grazie). L’evoluzione delle specie ha abbandonato lo switching del sesso ai tempi degli anfibi, ma noi, società decadente e priva di valori usiamo la medicina per de-volverci. Grande progresso.

  8. Vari commenti qui sotto li trovo esagerati. Penso sia giusto però dire che questa ipotesi di cui parla Jonathan sarebbe enormemente intrusiva nella vita delle persone e metterebbe a rischio la stessa libertà di aborto. Qui si tratta di mettersi a proibire alle persone di fare sesso procreativo in assenza di un permesso da parte dello Stato; si accetta il principio secondo cui lo Stato, concepito come un’entità per forza di cose saggia che ne sa più delle persone coinvolte, decide cosa l’individuo deve o non deve fare coi suoi genitali in relazione alla procreazione. Si parte da una sorta di mitizzazione dello Stato, quello che tutt’ora ritiene noi gay indegni del matrimonio, per arrivare al restringimento delle libertà della persona. Per tornare all’aborto… se una coppia si mette a procreare nonostante il no dello Stato, che si fa? Lasciare che il bambino nasca e poi levarlo alla coppia non sarebbe coerente col proposito di evitare sofferenze al nascituro, dato che questo crescendo può venire a sapere dell’allontanamento subito con la forza e soffrirne. L’unica cosa ipotizzabile è l’imposizione dell’aborto da parte dello Stato sulla donna; in tal modo si rispetta il proposito di intervenire quando il bambino ancora non c’è e quindi non può soffrire. E se si accetta che lo Stato possa arrivare addirittura a imporre un aborto, come non accettare che lo Stato possa imporre a una donna che vuole abortire di tenersi la gravidanza?

    1. Ragionamento che non vuol dire niente.
      I diritti a cui lo Stato deve dare la priorità sono proprio quelli di chi non può difendersi, ossia i minori e stabilire il confine tra i diritti del singolo individuo rispetto ai diritti di altri individui.
      E’ per questo che esistono le leggi.
      Il genitore è adulto ed ha molti più mezzi del figlio per tutelarsi.
      Indi per cui il diritto del genitore di procreare o adottare finisce dove comincia il diritto del figlio di crescere in un ambiente familiare idoneo a non provocargli traumi psichici o di altra natura.
      Siamo all’ABC del diritto e della democrazia: i tuoi diritti finiscono dove cominciano quelli degli altri.

  9. Questo articolo è di una stupidità inaudita! Sembra di leggere un manifesto degli anni 30 di stampo nazista. Intanto se fare figli è comunque una “possibilità” biologica il farli davvero è e deve essere esclusivamente una scelta personale o di coppia di qualunque altra libertà disponibile nel paese in cui si vive! Con certe norme si limiterebbe un principio fondamentale dei diritti dell’uomo e del cittadino! Mi sa che chi scrive non sa cosa sia la Libertà in senso filosofico.

    1. Ecco il cialtrone che tira fuori il nazismo.
      Peccato che questa proposta è l’esatto contrario del nazismo perché stabilisce un principio di uguaglianza: di diritti tra figli adottivi e figli naturali e di doveri tra genitori naturali e genitori adottivi.
      Insomma questa è la proposta più sensata che mi sia capitato di leggere.
      Quando non si hanno argomenti si tirano fuori sempre scemenze tipo il “nazismo”.

  10. Ma come si possono accettare discussioni e pensieri formulati con concetti confusi, impropri, equivocati, scomodando l’etica e la morale dove di etico e di morale non c’è nulla.
    Argomentazioni prese in prestito dalla scienza e cablate per tornaconto su un concetto d’amore! Ma come vi permettete di entrare arbitrariamente in sala parto, ipotizzare destini e normare un evento sacro ! E’ il più solenne degli eventi esistenziali di cui si fa fatica a percepirne i confini. La logica del desiderio e la dittatura delle passioni che attacca la famiglia!
    Un articolo denso di termini insignificanti dove non compare mai la parola AMORE!

    1. Se lo Stato si può decidere chi può aprire un chiosco di gelati e chi non può farlo non vedo perché non debba poter stabilire chi può procreare e chi no.
      Esiste già per le adozioni questo meccanismo.
      In virtù di un principio di uguaglianza va esteso anche per la procreazione.

      1. Le rispondo nel seguente modo:
        Inutile continuare discussioni su questo tema quando ormai è palese che l’uomo ha perso il senso della decenza ma soprattutto della vergogna. Non si ha più la percezione di cosa si sta parlando, dello spessore del tema e del significato. Quando sparisce il senso spirituale della vita e quando non si ha più rispetto per la vita, i nostri desideri diventano diritti con la superbia, l’arroganza e la pretesa di normare e gestire tutto. Dietro a questa pretesa di spacciare desideri per diritti c’è sostanzialmente la stupidità. E la stupidità ormai contraddistingue le scelte attuali dell’uomo, della politica e della società. Ormai la stupidità fa parte del quotidiano ed ha assunto dignità ad agire nelle pensiero dominante di questo tempo. Ormai ha una dimensione antropologica. Tant’è che chi ha un minimo di intelligenza e di equilibrio può solo constatare ed affermare che il mondo brucia, è un malato terminale, siamo già nel punto di non ritorno proprio perchè abbiamo perso il senso della vita ed il rispetto per l’ordine naturale delle cose. Sparito il senso della vergogna tutto diventa diritto.
        La confusione della sua affermazione che inserisce “il principio di uguaglianza le consente di accostare due concetti diversi, di valore diverso, di significato diverso e addirittura li compara!!
        Questa è la cultura dominante attuale!

      2. L’argomento “procreazione” quindi è pari all’argomento gelato e lo Stato Lo Stato stabilisce anche di infrangere ordini naturali e morali costituiti. Bravo!
        Si da il caso che non tutti sono in grado di analizzare e di percepire cosa è lo Stato e di cosa non dovrebbe occuparsi. L’ esperienza moderna, per chi ha ancora una formulazione del pensiero critico ed onesto, non legato quindi a tornaconti e desideri di categoria, insegna che oggi l’espressione “Stato ” non indica una realtà conciliata e morale, lo Stato non si occupa della morale e dello spirito nè dell’ordine naturale costituito ma ipocritamente e demagogicamente emana leggi in virtù del consenso elettorale, delle pressioni delle masse e delle tendenze popolari. Per puro tornaconto politico, per quietare gli inasprimenti ed anche per una sudditanza ipocrita al dogma moderno. Mettere paletti, confini e limiti imprescindibili viene tradotto dal popolo come xnenofobia, razzismo, classismo e fascismo. Deve accontentare ed allargare il consenso aggraziandosi categorie e movimenti! La stupidità ormai è entrata di diritto nel quotidiano e ne fa parte mostrando l’orrore della banalizzazione e della semplificazione. Il “vietato vietare” e ” i desideri spacciati per diritti” tipizzano l’attuale pensiero moderno. Dove prima l’umano comprendeva anche il senso del limite ed il senso della vergogna oggi ci si espone senza più pudore. Ecco allora che le suupidaggini come questa discussione non è più considetata una aberrazione , ma come oargomento legittimo e degno di rispetto!

  11. Forse non ti hanno detto che un figlio viene al mondo solo se c’è una donna che decide di farlo. Non c’è proprio altra strada. Dovresti provare a rassegnarti. I figli li fanno le donne. Gli uomini, etero o gay, non li fanno. Lo Stato non li fa.

      1. Come saprai, per una donna procurarsi qualche spermatozoo è operazione di notevole semplicità: ne trovi a qualunque angolo di strada o in qualunque bar biliardo. Un uomo deve procurarsi un ovocita (stimolazioni ovariche + pick up in anestesia generale), deve trovare una gestante, un mercato dove comprare ovociti e uteri, dei medici che compiano l’operazione, nonché leggi che gli consentano tutto questo. Oppure, se proprio non gli fa schifo, deve andare a letto con una donna. La quale sarà l’unica titolata a decidere -a meno di non legarla a un letto di contenzione- se un figlio vuole metterlo al mondo oppure no. Rassegnati. La genitrice è lei

        1. Che visione triste e direi anche distorta della genitorialità: ‘procurarsi qualche spermatozoo’; ‘ne trovi a qualunque angolo di strada o in qualunque bar biliardo’; ‘procurarsi un ovocita’; ‘comprare uteri’, come se si trattasse di pagare per asportare uteri dai corpi delle donne e tenerseli a casa; ‘la genitrice è lei’, come se la genitorialità maschile non ci fosse, non contasse. Non condivido molto l’articolo in questione ma posizioni ideologiche e anti-moderne come queste le trovo letteralmente fuori dalla realtà e disgustose.

        2. Si… so che per una donna basta aprire le gambe e le minchie arrivano a frotte. D’altra parte tira di più un pelo di fregna (o minchia… dipende dai gusti) che un carro di buoi. Ma qui si parla di un progetto di famiglia, capisci?

          Quindi gira pure tutti gli angoli di strada e tutti i bar biliardo che sono sicuro che ti diverti.

          Ringrazio di essere frocio.

          1. per fare una famiglia è necessario che una donna decida di farla. Non si scappa di lì. E una donna può decidere di farla anche da sola, se vuole, un uomo -o due uomini- no. La questione è in mano e nel grembo delle donne, Mi spiace per chi crede di poter aggirare la cosa. Buona vita, e complimenti per il linguaggio p.s. ovviamente l’adozione è tutt’altro piano, e su quello si può ragionare

          2. Non hai proprio capito… e chissà perchè, ma non avevo dubbi sulla tua capacità di comprensione.
            Buona vita a ‘sto cazzo che, cara la mia donna, non si rovolge mai a voi femmine saccenti e arroganti.

          3. Evidentemente questi discorsi non li capisce; secondo me non per una mancanza di capacità di comprensione, ma per ideologia. E’ troppo ideologizzata e impegnata in discorsi a dir poco risibili che credo si possano benissimo sintetizzare con un gne gnee le donne possono fare questo e voi uomini no prrrrr. Facendo finta di non vedere che se in qualche bar c’è uno spermatozoo qualche maschio l’avrà pure prodotto, magari facendo del sesso procreativo, che, per chi non lo sapesse, si fa in due, e magari quel maschio vorrà riconoscere il nascituro. Facendo finta di non vedere che la procreazione assistita non è consentita alle singole donne, e anche se fosse consentita alle singole donne tale procreazione sarebbe, appunto, assistita quindi ‘far figli da sola’ de che…? Ma di che parliamo… Assurdità totale.

          4. Per fare una famiglia è necessario che biologia maschile e femminile si uniscano. I modi con cui questo incontro può aver luogo sono ormai molteplici. E sarà sempre più così. Viva la vita, che immagina sempre nuovi canali ove scorrere.

          5. Giusto, perfetto, sono d’accordo. Senza patentini rilasciati dal Komintern Nascite e senza contratti di compravendita e di affitto, perché donne bambini non sono merce

          6. Hey, io ce l’ho fatta. A mettere al mondo figli, dico, senza patentini. Forse non ce la può fare lei, difficile che un uomo ce la faccia,
            ma stiamo a vedere, non si sa mai, chissà. buona domenica

            marina terragni

            http://www.marinaterragni.it

            2016-10-09 11:01 GMT+02:00 Disqus :

        3. “La quale sarà l’unica titolata a decidere -a meno di non legarla a un letto di contenzione- se un figlio vuole metterlo al mondo oppure no.”

          Infatti il problema è proprio quello.
          La donna è soggetta a un delirio di onnipotenza che la porta a pretendere diritti anche sulla vita e la morte degli altri.
          I tuoi diritti finiscono dove cominciano quelli degli altri.
          Il tuo diritto a volere un figlio finisce dove comincia il diritto del figlio di crescere in un ambiente familiare idoneo.
          Cosa è un ambiente familiare idoneo non lo stabilisci tu, esattamente come non stabilisci tu se sei idonea a guidare un’auto o ad adottare un figlio.

    1. Forse non ti hanno detto che una donna può anche decidere di guidare un’auto senza patente ma lo Stato ha il diritto di sbatterla in galera se lo fa.
      Motivo: lo Stato ha stabilito che per guidare un’auto ci vuole la patente.
      Se per guidare un’auto ( e per adottare un figlio ) bisogna superare un esame non c’è nessun motivo logico per cui ciò non debba avvenire anche per mettere al mondo un figlio.

  12. L’idea di una patente per la genitorialità mi ha sempre trovato d’accordo, anche se riconosco essere un’idea abbastanza estrema. Ma visto il tempo in cui viviamo e gli estremismi ormai sdoganati come normalità dico che andrebbe senz’altro attuata a livello mondiale; ovviamente le prime a cui ritirerei la suddetta patente sono proprio le donne che fanno figli per venderli… non riesco a pensare a niente di peggio, da parte di una madre. Mh, mi sa che alla fine non è stata proprio una gran furbata questo articolo..

    1. Infatti basta che leggi i commenti idioti qui sotto.
      Molti pensano che fare figli sia un “diritto naturale” su cui nessuno ( ad eccezione della coppia ) può sentenziare nulla.
      Il punto è: se la possibilità di sentenziare esiste nel caso delle adozioni perché non deve esistere anche per la procreazione?

      1. E infatti la possibilità di sentenziare esiste! Basta che la coppia non sia gay! Allora l’essere gay ti rende un mostro. Ma se la coppia è uomo + donna allora ogni porta è aperta! Fecondazioni in vitro, surrogacy, adozioni, eterologa, impianto di ovuli! E ritorni in Italia da vincitore! Anzi, meglio se nascondi al bambino com’è stato prodotto, tanto si è socialmente e legalmente accettati in quanto coppia etero, e si può benissimo nascondere tutto!

  13. Ce le posso fare se al mio fianco ho una donna con la quale condividere questo progetto. Si, cara la mia “signora”… è di questo che si sta parlando: progetto genitoriale… non di come mettere al mondo dei fligli.
    Lei per caso li ha messi al mondo da sola? Ha rubato liquido seminale dai preservativi buttati via dai clienti delle prostitute per poi iniettarselo con una siringa nella solitudine della sua camera da letto?
    Torni pure ad autocelebrarsi sul suo blog… Donne come lei mi rendono felice di essere omosessuale…

    Sul suo blog afferma: “Tra le prime blogger italiane…” beh, mi auguro anche che sia tra le ultime del suo genere.

    Buona domenica a lei, sciura Marina.

    Steve Pearl Marshall

    P.S. e comunque continua a non farcela… a capire intendo… capisce?

    1. Be’, su questo sono d’accordissimo. Avere una donna al suo fianco con cui condividere il progetto genitoriale. Proprio niente da dire. A parte il fastidio per i suoi toni. Forse è lei che non ha capito. Il mio problema sono quelli che affittano donne e comprano bambini, che siano maschi o femmine, etero o gay. Che un uomo -etero o gay- insieme a una donna -etero o gay- decida di mettere al mondo un bambino è una cosa che in genere mi riempie di gioia. Perché i bambini mi riempiono di gioia

      1. Guardi… io ho capito benissimo. Ho sempre risposto coerentemente con il tema oggetto di discussione che non riguarda di certo l’affitto di uteri e la compravendita di bambini. Ma mi dica.. mio marito ed io come possiamo fare per avere un figlio? Mi farebbe davvero piacere sapere da lei come fare…

        1. Le strade sono due, come per tutti gli uomini: con una donna (o una coppia di donne) che voglia condividere un bambino/a. O con l’adozione, obiettivo per il quale dobbiamo tutte/i lottare, perché sia aperta anche alle unioni civili

          1. Purtroppo esiste solo in cambio di soldi, tranne che in un caso su un miliardo o forse meno. Perfino la Svezia ne ha recentemente preso atto e ha vietato anche la cosiddetta solidale, che in genere è una compravendita sottobanco. La realtà è questa. Nel caso di solidarietà autentica, poniamo tra sorelle o amiche, basta l’ok del tribunale, come è già capitato anche in Italia

          2. Vietarla non vuol dire che non si faccia. Non ci vedo nulla di male nel ricompensare una persona, se lo chiede, per il diasagio di una gravidanza… purchè sia tutto regolamentato e controllato. Negli stati uniti funziona… La realtà non è solo quella raccontata da lei…

          3. raccontata dal Parlamento Europeo, direi. Che ci vede sfruttamento e mercificazione delle donne e dei bambini. E la legge come una grave violazione dei diritti umani. Io la penso allo stesso modo

          4. Il parlamento europeo altro non è se non una voce tra le tante.
            Se fosse veramente efficace ed autorevole (oltre che nell’imposizione delle dimensioni delle telline e delle zucchine) probabilmente l’europa si troverebbe in un’altra situazione. Quindi sinceramente non posso nemmeno pulirmi il buco del culo con quello che dice il parlamento europeo. Come le dicevo, la possibilità legale e regolamentata c’è… e funziona. Si rassegni.

          5. Mi ha chiesto il mio punto di vista e gliel’ho espresso. Il mio augurio è che l’Europa continui a stigmatizzare e vietare. Gli auspici sono buoni. In India hanno ingranato la marcia indietro, in Gb e in Ucraina è in corso una riflessione. ps il suo linguaggio è molto fastidioso. Buona serata

          6. Non conosce le piu’ elementari e basiche regole della dialettica. E’ troppo abituata all’autocelebrazione. Immagino che lei sia una di quelle che parla, parla, parla solo per il gusto di sentirsi parlare… La mia richiesta era retorica, il suo punto di vista è già fin troppo chiaro ahimè.

            Il mio linguaggio la infastidisce? ‘Sti cazzi.

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