Unioni civili: vertice Renzi-Boschi, sul tavolo mediazione stepchild

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Al lavoro per trovare una "terza via" tra stepchild ed affido rinforzato

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Sulle unioni civili e soprattutto sulla stepchild adoption è probabile che oggi stesso o al più tardi lunedì il Primo Ministro, Matteo Renzi, Segretario del Partito Democratico, farà il punto della situazione con il ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi ed i capigruppo Pd a Camera e Senato, Luigi Zanda ed Ettore Rosato. Sul tavolo della riunione c’è l’ipotesi di una mediazione per stemperare le tensioni all’interno del Partito Democratico e della maggioranza e garantire così una maggiore serenità in vista dell’arrivo in aula, il 26 gennaio prossimo, del ddl Cirinnà.

Appare quindi sempre più probabile che sul tema più scottante, quello dell’omogenitorialità, venga trovata una “terza via” tra l’ipotesi dell'”affido rinforzato” proposta da alcuni senatori democratici tra cui la Senatrice Di Giorgi e il Senatore Del Barba (da noi intervistato ieri) e quella della “stepchild adoption” contenuta nel testo originale di cui la Senatrice Monica Cirinnà è relatrice. Il probabile terreno di mediazione sarebbe quello di partire dalla proposta di “affido rinforzato” per ampliare anche in modo significativo le tutele, senza arrivare all’adozione tout-court (pur con qualche distinguo) contenuta nel testo originale.

Obiettivo sanare le tensioni crescenti all’interno del Partito Democratico, ad iniziare da quella esplosa ieri tra una renziana storica, Cristiana Alicata, lesbica dichiarata, consigliera di amministrazione dell’ANAS e l’europarlamentare democratica Silvia Costa. La prima ha infatti ieri chiesto l’espulsione dal Pd di “tutti coloro i quali sostengono l’esistenza di una lobby gay”, cominciando proprio dalla Costa, rea di aver accusato la “lobby Lgbt” nel Parlamento europeo di pressioni perché fosse bocciata la condanna della maternità surrogata nel documento recentemente approvato.

Ma la mediazione vorrebbe servire anche a fare l’impossibile: convincere una parte dell’Ncd a votare il testo che Renzi vuole portare a casa, evitando così strappi eccessivamente laceranti nella maggioranza. Alcuni fanno notare ad esempio come il Senatore Renato Schifani ieri usasse toni molto diversi nei confronti dell’affido rafforzato da quelli ultimativi di Alfano. E c’è chi sussurra che altri lo seguirebbero attirati da un possibile posto nel prossimo minirimpasto di governo. Rimane poi il problema del 5 Stelle e capire quale sarà il loro comportamento, se la linea ufficiale del PD cambiasse su un tema così discusso in questi mesi, quello della stepchild, che per molti ormai rappresenta – a torto o a ragione, poco importa – la cartina di tornasole della qualità della legge che sarà approvata.

Insomma, il testo del nuovo eventuale emendamento farebbe la differenza. Perché occorre quanto scontenterà il movimento LGBT e, conseguentemente, se indurrà il Movimento 5 Stelle – molto più attento agli umori dell’associazionismo gay del Partito Democratico – a votare o no la legge nel suo complesso. Il Senatore Airola in una intervista con noi era stato chiaro sul fatto che se passava l’affido rinforzato, ci aveva detto, non avrebbero votato la legge: “Se il Pd, pur di non votare con il M5S, arriverà al punto di peggiorare la legge Cirinnà introducendo l’affido rafforzato al posto delle stepchild adoption, – ci aveva detto il Senatore Airola – dimostrerà per l’ennesima volta che gli interessano più le logiche di partito che i diritti civili” e “il M5S non si presterà a questa ennesima strumentalizzazione”.

In tutto questo il ministro degli Interni sembra ormai deciso a cavalcare l’onda della contrarietà al Ddl Cirinnà per distinguersi dal Pd e catturare le simpatie del mondo cattolico moderato. Anche a costo di apparire più realista del re. Perché se è vero che la Cei si è già espressa chiaramente contro la stepchild adoption, gli stessi vescovi frenano sull’ipotesi di un family day nella volontà di non creare un fronte di scontro aperto con l’esecutivo, diversamente da quanto appariva ieri (ve ne abbiamo parlato in questo articolo).

Quanto al Partito Democratico, sarà poi un’assemblea dei senatori del Pd (o forse dello stesso partito) a dare l’indicazione, ferma restando la possibilità del voto di coscienza previsto sui temi etici. Ma fonti bene informate assicurano che non sarà Matteo Renzi a parteciparvi, coerentemente con quanto detto a fine anno (“non è una questione che investe direttamente il governo”): la palla passerà tutta alla ministra Boschi, che per i prossimi giorni ha il compito di compattare il più possibile il Pd sul testo Cirinnà, condizione affinché sia votato anche dal M5s e da Sel. La data probabile è quella del 18 gennaio.

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