Camere Separate di Pier Vittorio Tondelli, la recensione del romanzo

Un classico imperituro, uno di quei libri-faro su cui ogni tanto bisogna tornare per confrontarsi su come invecchia la letteratura lgbt.

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Non solo film a tematica LGBT in streaming (ecco i nostri consigli Netflix e Amazon), ma anche libri. Grandi classici letterari da riscoprire insieme ai tempi della quarantena, costretti in casa. Dopo Un uomo solo di Christopher Isherwood, in Italia edito da Adelphi, passiamo oggi a Camere Separate di Pier Vittorio Tondelli, edito da Bompiani.

Un classico imperituro, uno di quei libri-faro su cui ogni tanto bisogna tornare per confrontarsi su come invecchia la letteratura lgbt. Stiamo parlando del capolavoro Camere separate di Pier Vittorio Tondelli, romanzo definitivo su amore e Aids, ma è alquanto riduttivo incatenarlo in una definizione simile. Perché Camere separate è il sunto lirico di un’intera generazione, una delle massime vette espressive di ciò che significa raccontare l’amore gay e la sua perdita dolorosa.

Tre parti, anzi, tre ‘movimenti’ quasi sinfonici per raccontare di Leo, trentaduenne di successo, scrittore affermato, amante del rum di marca e gran viaggiatore tra presentazioni di libri e conferenze. Due anni prima ha perso il compagno di una vita, Thomas, giovane musicista tedesco, andatosene a poco più di 25 anni in un ospedale di Monaco di Baviera. Un amore profondo e totalizzante ma vissuto in ‘camere separate’, perché Leo voleva viverlo come “un rapporto di continuità e appartenenza ma mai di possesso”. Aveva desiderato rimanere un ‘amante separato’ per vivere questo amore in una dimensione quasi onirica, in grado di evitare qualsiasi contaminazione con la quotidianità più ordinaria.

Inizia così per Leo un periodo di elaborazione del lutto, che lo condurrà a una sofferta e faticosa conquista dell’accettazione del concetto di solitudine, in fuga dal dolore e aiutato dalla famiglia ‘allargata’ degli amici di Thomas. La solitudine come modus vivendi che renda accettabile la privazione di un amore così speciale. Tornerà così nella terra d’origine, quella bassa Padania scandita dai ritmi delle funzioni religiose e della campagna, alla ricerca delle proprie radici dimenticate (“Io non posso amare la religione del cilicio e della pena. Io vorrei amare la religione della pienezza”). E torna alla memoria anche la relazione con Herman, il fidanzato precedente, la cui relazione si era persa tra droga e violenze, tradimenti e abbandoni.

L’autore ha definito così Camere separate: “La storia di un percorso scandita in tre movimenti-capitoli concentrici e contigui come un’operetta di musica ambientale. Il tema della morte, del lutto per la perdita di un compagno, la religiosità, la madre, il paese, i viaggi, l’amicizia, costituiscono il tessuto narrativo di una complessa ricerca di interiorità e di approfondimento”. Ma Camere separate è molto di più, è un dolente romanzo sulla solitudine la cui tematica può ricordare a tratti Un uomo solo di Christopher Isherwood ma arricchito da una sonorità di linguaggio unica e raffinata, dove nessuna parola è mai superflua ma sempre secca, tagliente, una lingua stratificata in cui è un vero piacere immergersi. L’omosessualità non è vista come diversità tout court: “La sua diversità, quello che lo distingue dagli amici del paese in cui è nato, non è tanto il fatto di non avere un lavoro, né una casa, né un compagno, né figli, ma proprio il suo scrivere, il dire continuamente in termini di scrittura quello che gli altri sono ben contenti di tacere”.

Camere separate è l’ultimo romanzo di Pier Vittorio Tondelli ed è uscito nel 1989, due anni prima che l’autore morisse per Aids.

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