Carrara, vandali assaltano galleria sull’identità di genere, danneggiate le vetrine

La mostra "La pecora nera" di Irene Cordoni e Xenia Guscina sul tema comune: "Love is love non ci basta più".

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carrara tekè gallery
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Violenta manifestazione di disprezzo verso la cultura LGBTQIA+ a Carrara. La vetrina della galleria Tekè situata in via Santa Maria è stata danneggiata. Qualcuno ha manifestato il suo dissenso riguardo alla mostra sull’identità di genere e ha preso a calci il vetro che ospitava l’opera intitolata “La pecora nera” di Irene Cordoni e Xenia Guscina, dedicata ai temi transgender e queer. A riportare la notizia è il quotidiano toscano La Nazione.

È in corso un tentativo di non far crollare il vetro gravemente danneggiato, per salvare la mostra. Lə artistə e le persone titolari di Tekè Gallery stanno valutando l’ipotesi di rivolgersi alle autorità per fare chiarezza su quella che è chiaramente un’aggressione di stampo omobitransfobico.

Il progetto di Tekè prevedeva di trasformare le 17 vetrine esterne in una conversazione visiva sull’intersezione delle lotte civili e sociali, invitando altrettantə artistə a realizzare disegni su sfondo fucsia con la tecnica dello scratching, sul tema comune: “Love is love non ci basta più”.

L’idea era quella di “rivendicare la necessità di affrontare artisticamente il diritto all’identità di genere”. L’opera “La pecora nera” è stata curata dal centro di documentazione Aldo Mieli e Giorgia Redoano, Carrara Città Creativa Unesco, Aps Oltre, Mudac, Carrara Studi Aperti e “La luce rossa“.

Come scritto dall’associazione Tekè di Juan Carlos Allende l’opera “La pecora nera” faceva parte del progetto “Riconciliarsi”, curato da Maria Rosa Sossai, prodotto dal Mudac e sostenuto dal Comune. L’associazione ha evidenziato che l’opera è stata presa a calci, come dimostrano le impronte delle scarpe rimaste sul vetro.  Le vetrine sono state decorate da variə artistə che condividono lo spirito della galleria e del laboratorio di serigrafia “La luce rossa“. Ritengono che l’atto non sia casuale, alla luce delle critiche e delle polemiche ricevute per le opere esposte nelle vetrine e per i temi trattati.

Su Facebook la galleria Tekè scrive:

Ieri pomeriggio, tra le 17:30 e le 18:30, abbiamo ricevuto questo regalo. Due delle 16 vetrine che ospitano la mostra legata alla fanzine “La pecora nera”, allestita nell’ambito del progetto “Riconciliarsi” – curato da Maria Rosa Sossai, prodotto dal mudaC supportato dal Comune di Carrara – sono state prese a calci: Una vetrina con l’illustrazione di Irene Cordoni e l’altra con un’illustrazione di Xenia Guscina. Le due vetrine sono sul lato di via Repetti della galleria Tekè, e una, come potete vedere dalle foto, ha subito gravi danni. E meno male che il progetto tratta di “riconciliare”. Le vetrine sono state disegnate da divers* artist* che condividono con noi lo spirito della galleria e del laboratorio di serigrafia La luce rossa; trovarci un’opera danneggiata è per noi un immenso dolore. In questo progetto abbiamo chiesto a* artist* di realizzare un’opera illustrata sul tema “Love is Love non ci basta più”, per parlare, ognun* con il proprio metodo espressivo, di intersezionalità e tematiche transfemministe/queer. Vorremmo augurarci che questo sia “solo” un gesto senza motivazioni ben precise, cosa che invece sospettiamo fortemente, date le critiche e le polemiche ricevute proprio per alcune opere esposte nelle vetrine, per i temi trattati. Noi crediamo in una Carrara libera e libertaria, resistente e solidale. Questo schifo non è degno di questa città, e non accettiamo queste forme di violenza gratuita.
Adesso noi cercheremo di fare chiarezza su quanto è avvenuto.
Carrara di sangue grosso si dice, Carrara culla di arte, anarchia, pecore nere, ma anche Carrara di montagne aperte e di (alcune) menti chiuse.
Noi vogliamo una Carrara di comunità, dialogo, solidarietà, libertà di espressione. Siamo orgoglios* di aver introdotto una discussione che è sempre più chiaro fosse necessaria ed urgente. VIVA LA LIBERTÀ!! 

 

Un progetto sulla “riconciliazione” preso a calci nell’Italia della cultura omobitransfobica.

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