CONTRO IMPOTENZA E MICROPENE

Sono queste le due patologie per cui più frequentemente i gay si rivolgono all'andrologo. Ce ne parla Alessandro G. Littara, professionista esperto sui problemi sessuali degli uomini.

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MILANO – Alessandro G. Littara è un giovane medico dall’aria affabile, e nella sua carriera ne ha viste di tutti i colori. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pisa nel 1990, e specializzato in “Chirurgia Generale” nel ’95, si è perfezionato in “Operatore di moduli di Andrologia” e “Sessuologia” l’anno seguente. Opera in tre ambulatori a Milano, Viareggio e Roma e ha attivato un sito web, www.androweb.it, ricco di informazioni in grado di chiarire tutti i dubbi sul sesso e il suo strumento maschile.
Il dottor Littara è, dunque, la persona giusta per capire quali siano le problematiche che affliggono la vita sessuale degli uomini, e, in particolare, degli uomini gay. Lo abbiamo intervistato.
Nella sua esperienza, si rivolgono più facilmente a un andrologo gli uomini eterosessuali o gli omosessuali?
Attualmente la maggioranza è costituita da eterosessuali. Ovviamente per il numero proporzionalmente più alto, ma anche perché per un omosessuale la visita di un andrologo è considerata come un momento particolarmente imbarazzante, durante il quale rivelare i propri segreti e le proprie inclinazioni. In realtà, non sarebbe strettamente necessario dichiarare le proprie tendenze, e tuttavia dopo una comprensibile fase iniziale di “imbarazzo”, spesso si stabilisce un rapporto amichevole, basato sulla stima e sulla fiducia reciproca, che è importante per identificare bene l’eventuale problema e trattarlo adeguatamente.
Quali sono le patologie di cui più spesso si lamentano i gay?

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Due su tutte: l’impotenza e l’insicurezza derivante dalle dimensioni del pene. Nel primo caso spesso si tratta di “ansia da prestazione”, che si verifica più frequentemente all’inizio di nuovi rapporti, quando la scarsa intimità e conoscenza del partner può determinare una condizione di ansia nei confronti della prestazione, che vorremmo fosse sempre al “top”. In realtà, durante un fase d’ansia si verifica una accentuata liberazione da parte del cervello (il primo degli organi sessuali) di alcuni mediatori chimici, in primis l’adrenalina, che essendo un potente vasocostrittore, riduce l’afflusso sanguigno al pene, con il risultato di avere problemi a mantenere o addirittura ad ottenere un valida erezione per tutta la durata del rapporto. Si crea quindi un circolo vizioso di ansia-calo dell’erezione-depressione che tende ad essere ripresentato in occasione di nuovi rapporti, e che ha spesso come conseguenza un calo della libido e il rifuggire situazioni di potenziale confronto. E’ vero che spesso alcuni uomini concepiscono il sesso come una prova, come un esame attraverso il quale dimostrare quanto veramente si vale, e non come un mezzo per ricevere e dare piacere, per comunicare e per amare. È quella che i sessuologi chiamano “aspettativa”: una delle dee più ferocemente nemiche dell’amore e del sesso. L’insicurezza legata alle dimensioni del pene ha radici antiche, ed è accentuata dal ruolo che il simbolo fallico ha assunto nel costituire il concetto di supposta “virilità”. Molto spesso il problema è solo psicologico, essendo veramente rari i casi di reale micropene. Non di meno, l’argomento è evidentemente molto sentito, perché stretta è sempre stata l’ identificazione misure = virilità, con tutto ciò che ne consegue. Quello che storicamente ha sempre imbarazzato l’uomo è la sensazione di “inadeguatezza” che si prova nel mostrare il proprio “bagaglio”, piuttosto che la reale capacità di soddisfare il partner. Tale sensazione deriva dalla consapevolezza di avere dimensioni inferiori alla media, come dimostrano osservazioni ripetute di amici o compagni fatte sotto le docce di una palestra, o visionando film pornografici, o ancora evidenziate da commenti sarcastici di partner occasionali. Anche affermazioni secondo le quali “certe dimensioni non sono fondamentali, ma di certo fanno piacere…” come si può leggere su riviste più o meno credibili, hanno la loro importanza nel determinare uno stato di ansia che non può non ripercuotersi, alla lunga, sulla qualità della vita sessuale e di riflesso in quella di relazione.
Esistono dei comportamenti generali che possono prevenire i problemi andrologici come le disfunzioni erettili?
A parte accettare qualche episodio di stanchezza e non ingaggiare gare con se stessi, c’è altro che possiamo fare per essere sempre “potenti”, e cioè:
– non bere troppo
– non mangiare grassi
– non fumare
– non essere sedentari
Guarda caso la ricetta è la stessa per campare bene, a lungo e il più possibile liberi da malanni cardiovascolari e tumorali. Infatti le stesse cose che ci abbreviano la vita sono i nemici giurati della potenza virile. Anzi, sono talmente specifici nemici che gli scienziati hanno potuto dimostrare che l’impotenza precede in media di 10 anni ben altri malanni, spesso fatali. È come un campanello di allarme, una spia rossa che si accende in tempo per cambiare stile di vita. Il cervello è senza dubbio il primo e il più importante degli organi sessuali.
Un problema diffuso riguarda le dimensioni del pene: rispetto alla quantità di persone che se ne lamentano, quale percentuale, secondo la sua esperienza, necessita davvero di interventi chirurgici? E quali altre soluzioni possono presentarsi?

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Attualmente molti uomini si rivolgono agli specialisti per modificare le dimensioni del proprio organo sessuale. Solo in Italia, lo scorso anno sono stati effettuati oltre 3.000 interventi di falloallungamento. La cosa più importante da stabilire è l’effettiva necessità dell’intervento: mi riferisco non tanto alle reali dimensioni, in quanto il concetto di “misure soddisfacenti” varia da individuo a individuo, quanto all’aspettativa che si crea per i risultati dell’intervento stesso. Vi sono uomini con evidenti problemi interpersonali, altri con blocchi psicologici, altri ancora che credono di suscitare maggior considerazione ed ammirazione con un pene più lungo e/o più largo. Pensare di risolvere questi problemi semplicemente allungando il pene di 2-3 cm. significa avere aspettative non realistiche, con il risultato di accentuare la depressione una volta realizzato di non aver soddisfatto le proprie necessità. Solo dopo attenta valutazione psicosessuologica potrà essere ipotizzato il reale beneficio che si potrà trarre da queste pratiche, oggi molto più sicure e soddisfacenti che in passato. A proposito delle tecniche di modifica delle dimensioni del pene, oggi assistiamo ad un vero e proprio fiorire di soluzioni, molte delle quali “estemporanee”, i cui risultati non sono però all’altezza delle aspettative. Sempre più spesso si legge, soprattutto su internet, di miracolosi “esercizi di trazione” (jelq), di pomate dagli effetti sbalorditivi, di pasticche costituite da miscugli di erbe, di testosterone, di dispositivi di estensione (semplici, o con effetto vacuum compreso). Purtroppo però, tutte queste tecniche non hanno alcuna validità dal punto di vista scentifico, ed i risultati ottenibili sono quasi sempre insoddisfacenti, oltre al rischio di ledere strutture particolarmente delicate, come le vene e le arterie del fascio vascolo-nervoso del pene, con la conseguenza di poter determinare da semplici ematomi fino a danni evidenti e permanenti della funzionalità stessa. Attualmente l’unica metodica efficace rimane la chirurgia, peraltro molto sicura se eseguita da mani esperte.
Per dubbi o per contattare il dottor Littara, visitate www.androweb.it

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