Adrian Ghenie: umiliare con l’arte i demoni oscuri del XX secolo

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Tragedia e umiliazione; commedia e terrore: le tele di Adrian Ghenie ci mostrano i lati oscuri del nostro XX secolo, tra Nazismo e tragicommedia.

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Nato nel 1977 in Romania e attivo da soli 10 anni, Adrian Ghenie ha presto attirato su di sé l’attenzione e l’entusiasmo di critici d’arte e compratori abbienti. Dall’aspetto inquietante e turbolento, le sue tele si pongono come riflessione sia sulla storia dell’arte e dell’uomo, sia sul potenziale maligno insito in ognuno di noi – lo stesso che ha portato figure del XX secolo, come Hitler, Stalin o Nicolae Ceaușescu (dittatore comunista rumeno sotto cui visse in giovane età) ad instaurare regimi basati sul terrore e la persecuzione, senza mai dimenticare che anche loro, come noi, altro non erano che uomini.

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Il Padiglione Romania della scorsa Biennale di Venezia ha ospitato una serie di opere dell’artista, il cui filo conduttore, come il titolo della mostra suggerisce – Darwin’s Room – era la figura, le scoperte e il lascito di Charles Darwin, da lui ritenuto il padre fondatore dell’era moderna.

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Darwin and the Satyr, 2014 © Adrian Ghenie

La pubblicazione de L’Origine delle Specie, nel 1859, ha innegabilmente deviato la direttrice della storia umana e scientifica, ma ciò di cui l’artista si interessa sono anche i modi oscuri in cui tale avanzamento scientifico è stato utilizzato. Piegando a letture indebite e corrotte il concetto di “selezione naturale” che sta alla base dell’evoluzione delle specie, figure come Adolf Hitler e il Dottor Josef Mendele hanno trasformato una straordinaria scoperta scientifica in falsa giustificazione per dare adito a persecuzioni razziali e sessuali. Ricordiamoci che l’artista si interessa alla sottile linea che divide il bene dal male, sia questo nell’uomo o nella scienza.

E’ anche la rappresentazione stessa di tali figure ad interessare il giovane artista rumeno: come lo stesso Adrian Ghenie sostiene, a causa dei retrogradi strumenti dell’epoca, fotografie e video che li immortalano mancano di texture – di consistenza: è come osservare “un volume bidimensionale con barba e baffi”. La macchina propagandistica era molto attiva, infatti, nel rendere queste figure sovrumane – inattaccabili visivamente, ed è qui che la forza artistica di Adrian Ghenie entra in scena, scavando sotto quei cliché visuali di proselitismo politico per estrarre la texture della pelle che sotto gli strati della storia giace.

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(Sinistra) Untitled, 2012, © Adrian Ghenie;                       (Destra) “Dr. Mengele 2”, 2011 © Adrian Ghenie
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Darwin as a Young Man, 2013 © Adrian Ghenie

Dopo attenta osservazione possiamo intravedere tratti riconducibili ad Adolf Hitler e Josef Mendele (noto per aver fatto esperimenti medici e di eugenetica ad Auschwitz, usando i deportati come cavie umane), ma anche lo stesso Darwin, le cui deformità si fanno simbolo sia della corruzione a cui le sue scoperte furono sottoposte, sia alla malattia della pelle di cui soffriva in vita – un aspetto assente da tutte le sue raffigurazioni ufficiali.

Elevando a luce maestra l’arte di Francis Bacon, la cui plurima rivisitazione del Ritratto di (Papa) Innocenzo X di Velazquez si pose come punto di rottura e grande simbolico addio ai cliché dell’arte pittorica, Adrian Ghenie rivisita a sua volta i lati bui del XX secolo e l’immaginario ad esso associato. Utilizzando film, fotografie, archivi storici e Google, l’artista rumeno esamina il potenziale visivo di ciò che osserva: preso nella sua interezza, questo insieme assurge a una condizione diversa e più astratta.

Tramite l’utilizzo di questo immaginario – come abbiamo visto, spesso legato al Nazismo e ai poteri totalitaristici – Adrian Ghenie stravolge quello che Jung definiva l’ “inconscio collettivo”, quindi quella parte dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani, lasciando che la sintesi estetica raggiunta indugi nella nostra mente più del dovuto. In questo modo, i suoi soggetti deformati ritardano ad attivarsi: le scene e i ritratti risvegliano immagini che si rivelano oscure e catastrofiche solo dopo un titubante riconoscimento, che ne accresce il turbamento emotivo una volta rivelato.

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(Sinistra) Berghof, 2012 ;                                              (Destra) Pie Fight Interior, 2012  © Adrian Ghenie
Adrian Ghenie, That Moment, 2007, Oil on canvas, 17.5 x 23 cm, © Adrian Ghenie.
That Moment, 2007 © Adrian Ghenie

Ne è un esempio That Moment (qui sopra) del 2007, che si pone come raffigurazione del momento in cui Eva Braun ed Adolf Hitler si tolsero la vita il 30 aprile 1945 per non essere catturati vivi dai sovietici ormai entrati a Berlino.

Tra alcune delle serie pittoriche più emblematiche e riconoscibili di Adrian Ghenie, troviamo le Pie Fights, locuzione traducibile in italiano con “Lanci di torte”. Rimandandosi a scenette prese da “Stanlio&Olio” o “I Tre Marmittoni”, questo gesto comunemente associato alla comicità viene usato come pretesto per aprire a temi esistenziali, come la frustrazione, l’umiliazione e l’abuso di potere. Come lui stesso afferma, soffermandosi su questi fotogrammi: “Ho realizzato che erano immagini molto psicologiche, molto potenti. Riguardavano anche l’umiliazione,… una delle caratteristiche più importanti delle dittature. Il modo migliore per terrorizzare qualcuno è umiliarlo”.

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