STESSI O DIVERSI?

di

Essere gay è normale. Lo sostiene l'ultimo libro dello psicoterapeuta Paolo Rigliano e accende il più interessante dibattito. Gay.it ha chiesto all'autore di spiegarci il suo punto di...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1976 0

La tesi di questo libro è semplice e nuova: non esiste prova né biologica né psicologica che lo sviluppo omosessuale segua vie differenti da quello eterosessuale. A sostenerlo non è un dilettante o un sognatore ma uno psicoterapeuta, responsabile di una struttura psichiatrica territoriale presso l’Ospedale "San Carlo" di Milano che ha già condotto vari e importanti studi di psicologia.

Abbiamo rivolto qualche domanda al dottor Paolo Rigliano autore di «Amori senza scandalo: cosa vuol dire essere lesbica e gay» (Feltrinelli, 2001, Lire 30.000 / Euro 15,49).

Insomma dottor Rigliano dopo questo suo libro ci possiamo considerare finalmente delle persone normali?

Non solo normali, ma assolutamente valide, sane e libere. Il giudizio che i gay hanno dato su se stessi è sempre stato, da due secoli in qua, assai vario ma sempre incerto, non ben fondato e "risolto" spesso per via ideologica; ovvero basato su presunte certezze scientifiche, ridicole come quelle psicoanalitiche. Anche quando molti gay si consideravano e si considerano "normali", qualunque cosa si intenda con questo termine, questa è molte volte "un’impressione", una vuota rivendicazione o un desiderio: assai raramente una piena coscienza di sé, fondata su una radicale visione alternativa, scientificamente affidabile e libera dai pregiudizi del senso comune che molte volte le persone lesbiche e gay hanno condiviso. Ecco: il mio libro affronta la sfida di pensare non solo al di fuori e contro le categorie che rendono l’affettività omosessuale deviante e minoritaria, ma vuole tentare di fondare una visione che accomuni ogni legame amoroso come possibilità dello sviluppo psicologico "normale" di tutti, senza che ci siano meccanismi e fattori speciali per un gruppo "differente".

A parte gli scherzi, mi sembra che il suo saggio non abbia precedenti nella letteratura psicologica e psicanalitica, o no?

È vero: sulla base dell’analisi critica delle ricerche esistenti, ho cercato di non avere preconcetti e strade obbligate che ingabbiassero la mia ricerca, e ho confrontato modelli, discipline, approcci, metodi di differente origine, valutandone i risultati. Senza nessun senso di obbedienza a miti e a Verità precostituite, ho posto e mi sono posto domande scientifiche, in linea con i risultati degli approcci rivoluzionari che si stanno delineando nella psicologia dello sviluppo; e ho analizzato sia dall’interno che dall’esterno "la filosofia" delle "spiegazioni" che oggi pretendono di spiegare tutto con il guasto o l’anomalia biologica o psicologica o sociale. Ho fatto questo, però, con una bussola cruciale: il punto di vista del diverso, dell’oppresso, che è tale anche perché svalorizzato alla radice dell’essere, e la relazione che gli omosessuali hanno avuto con i "normali".

In queste settimane ha raccolto pareri contrari alla tesi del suo libro? Mi pare che non siano pochi coloro che sono convinti di una causa biologica dell’omosessualità.

Anch’io penso che parecchi gay credono (o confidano?) nella causa biologica, ma ancora non ho raccolto pareri diversi: spero proprio di far riflettere chi ritiene di essere una anomalia o una variante biologica, e che ci si chieda come mai le persone gay e lesbiche ci tengano alla loro differenza causata biologicamente: mi pare che nel libro ci sia materiale anche divertente per un bel confronto al riguardo. Perché mentre altri autori si mantengono nel vago e nel confuso, io prendo posizione e giudico i risultati dell’approccio biologico inconcludenti, falsi e rifiutati dai suoi stessi sostenitori. E, soprattutto, cerco di individuare gli errori concettuali alla base delle ricerche biologiche, per cui esse mai potranno rispondere agli interrogativi sulle cause dell’omosessualità. Ma, per me, già parlare di causa è fuorviante, perché appartiene a una visione riduttiva dell’essere umano.

Leggi   James Trevino: muscoli, libri e creatività su Instagram

Ma perché l’omosessualità inquieta? Esiste secondo lei una ragione che va oltre i pregiudizi storici e religiosi?

Perché nella nostra visione del mondo, l’omosessualità esce dall’ordine del mondo sociale e della natura: va contro la giusta forma di sé che ognuno deve assumere per avere un valore agli occhi altrui e, dunque, propri. Inquieta come tutte le cose vicine e possibili, la cui esistenza può far parte della nostra stessa esperienza, e perciò concretizza un desiderio troppo simile a quello di tutti ma troppo lontano dalla norma dominante. Ma prima ancora, perché sembra chiamare a una realizzazione affettiva libera e autentica, contraria al modo di essere in cui ognuno è stato abituato a riconoscere e riconoscersi il proprio valore. L’omosessualità è inquientante, inoltre, perché rivela che l’eterosessualità non è l’assoluto naturale o divino, ma solo una costruzione personale e sociale, ottenuta grazie all’esclusione di affettività differenti.

Secondo la sua esperienza sono ancora molte le persone che fanno resistenza verso la propria omosessualità o verso quella dei propri cari?

Guarda una storia
d'amore Viennese.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...