STESSI O DIVERSI?

Essere gay è normale. Lo sostiene l’ultimo libro dello psicoterapeuta Paolo Rigliano e accende il più interessante dibattito. Gay.it ha chiesto all’autore di spiegarci il suo punto di vista.

La tesi di questo libro è semplice e nuova: non esiste prova né biologica né psicologica che lo sviluppo omosessuale segua vie differenti da quello eterosessuale. A sostenerlo non è un dilettante o un sognatore ma uno psicoterapeuta, responsabile di una struttura psichiatrica territoriale presso l’Ospedale "San Carlo" di Milano che ha già condotto vari e importanti studi di psicologia.

Abbiamo rivolto qualche domanda al dottor Paolo Rigliano autore di «Amori senza scandalo: cosa vuol dire essere lesbica e gay» (Feltrinelli, 2001, Lire 30.000 / Euro 15,49).

Insomma dottor Rigliano dopo questo suo libro ci possiamo considerare finalmente delle persone normali?

Non solo normali, ma assolutamente valide, sane e libere. Il giudizio che i gay hanno dato su se stessi è sempre stato, da due secoli in qua, assai vario ma sempre incerto, non ben fondato e "risolto" spesso per via ideologica; ovvero basato su presunte certezze scientifiche, ridicole come quelle psicoanalitiche. Anche quando molti gay si consideravano e si considerano "normali", qualunque cosa si intenda con questo termine, questa è molte volte "un’impressione", una vuota rivendicazione o un desiderio: assai raramente una piena coscienza di sé, fondata su una radicale visione alternativa, scientificamente affidabile e libera dai pregiudizi del senso comune che molte volte le persone lesbiche e gay hanno condiviso. Ecco: il mio libro affronta la sfida di pensare non solo al di fuori e contro le categorie che rendono l’affettività omosessuale deviante e minoritaria, ma vuole tentare di fondare una visione che accomuni ogni legame amoroso come possibilità dello sviluppo psicologico "normale" di tutti, senza che ci siano meccanismi e fattori speciali per un gruppo "differente".

A parte gli scherzi, mi sembra che il suo saggio non abbia precedenti nella letteratura psicologica e psicanalitica, o no?

È vero: sulla base dell’analisi critica delle ricerche esistenti, ho cercato di non avere preconcetti e strade obbligate che ingabbiassero la mia ricerca, e ho confrontato modelli, discipline, approcci, metodi di differente origine, valutandone i risultati. Senza nessun senso di obbedienza a miti e a Verità precostituite, ho posto e mi sono posto domande scientifiche, in linea con i risultati degli approcci rivoluzionari che si stanno delineando nella psicologia dello sviluppo; e ho analizzato sia dall’interno che dall’esterno "la filosofia" delle "spiegazioni" che oggi pretendono di spiegare tutto con il guasto o l’anomalia biologica o psicologica o sociale. Ho fatto questo, però, con una bussola cruciale: il punto di vista del diverso, dell’oppresso, che è tale anche perché svalorizzato alla radice dell’essere, e la relazione che gli omosessuali hanno avuto con i "normali".

In queste settimane ha raccolto pareri contrari alla tesi del suo libro? Mi pare che non siano pochi coloro che sono convinti di una causa biologica dell’omosessualità.

Anch’io penso che parecchi gay credono (o confidano?) nella causa biologica, ma ancora non ho raccolto pareri diversi: spero proprio di far riflettere chi ritiene di essere una anomalia o una variante biologica, e che ci si chieda come mai le persone gay e lesbiche ci tengano alla loro differenza causata biologicamente: mi pare che nel libro ci sia materiale anche divertente per un bel confronto al riguardo. Perché mentre altri autori si mantengono nel vago e nel confuso, io prendo posizione e giudico i risultati dell’approccio biologico inconcludenti, falsi e rifiutati dai suoi stessi sostenitori. E, soprattutto, cerco di individuare gli errori concettuali alla base delle ricerche biologiche, per cui esse mai potranno rispondere agli interrogativi sulle cause dell’omosessualità. Ma, per me, già parlare di causa è fuorviante, perché appartiene a una visione riduttiva dell’essere umano.

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Ma perché l’omosessualità inquieta? Esiste secondo lei una ragione che va oltre i pregiudizi storici e religiosi?

Perché nella nostra visione del mondo, l’omosessualità esce dall’ordine del mondo sociale e della natura: va contro la giusta forma di sé che ognuno deve assumere per avere un valore agli occhi altrui e, dunque, propri. Inquieta come tutte le cose vicine e possibili, la cui esistenza può far parte della nostra stessa esperienza, e perciò concretizza un desiderio troppo simile a quello di tutti ma troppo lontano dalla norma dominante. Ma prima ancora, perché sembra chiamare a una realizzazione affettiva libera e autentica, contraria al modo di essere in cui ognuno è stato abituato a riconoscere e riconoscersi il proprio valore. L’omosessualità è inquientante, inoltre, perché rivela che l’eterosessualità non è l’assoluto naturale o divino, ma solo una costruzione personale e sociale, ottenuta grazie all’esclusione di affettività differenti.

Secondo la sua esperienza sono ancora molte le persone che fanno resistenza verso la propria omosessualità o verso quella dei propri cari?

Si, sicuramente sono ancora troppe: basta guardare al fenomeno delle lesbiche e dei gay sposati che conducono una doppia vita, sono un esercito. Non bisogna affatto presumere di sapere "come stanno oggi le cose": troppe sono le zone d’ombra ed enorme la rimozione, la falsa coscienza e l’oppressione contro la propria affettività. Né bisogna confondere il proprio ambiente "emancipato" con la totalità della società: l’Italia, come il mondo, è fatto di piccole città e di piccoli paesi, e le vite "negate" che lì si vivono è probabile ci saranno per sempre ignote.

Crede che la Chiesa cattolica riuscirà mai a elaborare principi contrari o meno lesivi di quelli fino a oggi sostenuti contro gli omosessuali?

Meno lesivi senz’altro: ci vuole talmente tanto poco a diminuire la ferocia del pensiero ufficiale della Chiesa cattolica! Come ho cercato di dimostrare nel libro, il sistema di pensiero delle gerarchie cattoliche è assai acuto, intelligente e sofisticato, una vera e propria macchina di violenza e svalorizzazione. Anche se di fronte alle critiche interne il pensiero si sposta sempre più su presunti "fondamenti", come i passi del Genesi, questi aggiustamenti superficiali del modello persecutorio della Chiesa cattolica sono fallimentari e vani: la Chiesa dovrà necessariamente cambiare, pentirsi e convertirsi! E noi dobbiamo, con la forza della lotta nonviolenta, promuovere questa evoluzione della chiesa. Anche per nostro preciso e diretto interesse. Questo è uno dei punti del libro cui sono più affezionato.

C’è un bellissimo concetto che lei esprime a proposito del rapporto omosessuale contrapposto all’idea che l’amore debba avere come unico fine la procreazione, l’idea cioè che l’omosessualità rivela una ricerca di libertà propria della specie umana, l’amore che ha in sé e solo in sé il proprio fine.

Certo. Contrariamente alla scelta di chi ritiene sciocco e superfluo confrontarsi con gli argomenti del senso comune o dei cattolici, nel libro affronto ad uno ad uno questi capisaldi della visione oppressiva dell’omosessualità, e indubbiamente l’infecondità omosessuale è una delle questioni più abusate e "scontate". Io ho cercato di offrire una riflessione e una visione più profonde, ricche, umane perché rispettose. L’amore omosessuale è sempre l’incontro di due persone integrali e produttive di senso e di bene, perciò feconde: perché oggi dobbiamo essere capaci di realizzare la visione per cui esistono molti modi di intendere, creare e esprimere la fecondità: non solo generando figli. Perché si può donare, realizzare, produrre significato e valore ad ogni livello di interazione umana, in tante forme e finalità e in ambiti differenti. Nell’esistenza individuale e collettiva, la vita si genera in molteplici realizzazioni e ognuno produce valore, ricchezza e possibilità umane agendo nelle forme più consone alla propria indole e alle scelte con cui cerca di realizzarle.

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Ma come la mettiamo con quegli omosessuali che hanno voglia di adozione?

La mettiamo imparando a giocare la partita più importante per il nostro futuro: noi dobbiamo imparare e diffondere una visione per cui ogni realtà personale e sociale si compone di molteplici piani, che si intrecciano e si interrelano in tante forme e modi differenti, sia sociali che intimamente personali perché rispondenti ai progetti che ognuno costruisce per se stesso. Noi per primi dobbiamo imparare ad acquisire una visione "plurale", di reale rispetto delle diversità, che non è un luogo comune, ma la base di ogni coscienza realmente democratica. Allora, proprio questo rivela "la pretesa" di genitorialità degli omosessuali: il piano della relazione affettiva con un compgenitorialitàesso sesso non elimina affatto il piano del desiderio e della relazione genitoriale. L’amore omosessuale non impedisce in alcun modo né la paternità né la maternità efficaci e responsabili. Solo l’oppressione sociale e una coscienza di sé impoverita impediscono di vedere in questa unione amorosa una scelta positiva e "normale", che rende capaci di allevare figli felici e realizzati. Oggi dobbiamo fare lo sforzo di accogliere la fecondità della libertà: essa rende possibile molte più esperienze nuove di quanto la pigrizia e i luoghi comuni ci costringano a fare. Attenzione però, ancora una volta: questo non è affatto un evento che si pone oggi per la prima volta, ma anzi uno degli elementi e delle esperienze che sempre hanno accompagnato la storia e l’esperienza delle persone omosessuali. Solo che oggi l’esigenza di realizzarsi anche su questo piano si pone in termini totalmente nuovi, e ne deriva una esperienza di valore inestimabile e di portata rivoluzionaria.

Fra i tanti pregi del libro, spicca quello di prendere in considerazione la sessualità omo soprattutto in funzione dell’esperienza affettiva, rigettando l’immagine di lesbiche e gay come esclusivamente rivolti verso la sfera sessuale. Una fissazione che quando c’è colpisce a mio parere indistintamente etero e omo. Lei cosa ne pensa?

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È verissimo, questo è uno dei miti più diffusi e fuorvianti contro cui porto la mia proposta innovativa. Bisogna saper considerare la sessualità come una sfera e un’espressione del soggetto, dotata certo di una propria autonomia, ma sempre connessa con la globalità e la complessità psichica della persona. In particolare, con le immagini, le rappresentazioni di relazioni e, ancor di più, connessa alle emozioni cruciali, fortissime, radicali e positive della persona, suscitate dal desiderio di unirsi al compagno d’amore che, con lo sviluppo, sarà individuato anche come compagno erotico, e a quel punto diventerà definitivo e completo: la trama trasversale della personalità tutta intera.

Un’altra cosa che colpisce nel suo saggio è l’invito a una serena coscienza di essere lesbica e gay: ritiene che sia ancora un processo faticoso per gli omosessuali?

Anche se meno di un tempo, è ancora un processo faticoso, ma soprattutto perché avviene senza possibili orientamenti, senza modelli di valorizzazione di sé, senza criteri di risposta che consentano alla persona in formazione di affrontare il nucleo più intimo del proprio essere: perché sono omosessuale?, cosa vuol dire? cos’è questa cosa? Il mio lavoro mira a fornire a tutti gli omosessuali, i giovani per primi, delle categorie, dei criteri, delle ipotesi e dei metodi per pensare a se stessi in modo libero, consapevole, complesso, responsabile.

Che consigli darebbe a un gay o a una lesbica che vogliano intraprendere una terapia psicoanalitica, anche non necessariamente per problemi relativi alla propria accettazione omosessuale?

Di non affidarsi affatto alla cieca a uno psicoterapeuta, senza prima chiedere di sapere quale sia la sua visione dell’amore omosessuale: cosa pensa che sia, come lo giudica, come lo vive, quale sia stata la sua esperienza con persone omosessuali, non solo in veste di pazienti. E, inoltre, quale significato assegna alla affettività gay in psicoterapia. Ci sono purtroppo casi ancora frequenti di psicoterapeuti che, soprattutto in forme indirette, comunicano che un gay non è.. veramente un gay, che lui/lei sta fuggendo dall’impegno, dalla maturità, dal confronto con la diversità dell’altro; oppure che vuol solo fuggire da se stesso e che l’omosessualità è solo una copertura, una difesa. Al di là di questi casi aberranti, tra psichiatri e psicoterapeuti sussiste ancora una teoria non detta, per cui solo l’eterosessualità è normale, l’omosessualità essendo solo una deviazione costituzionale o causata biologicamente, che i gay e le lesbiche siano per natura più fragili, narcisisti, nevrotici, egocentrici, conflittuali. Ogni gay e lesbica che entra in psicoterapia deve prima di ogni altra cosa chiarire bene questi punti, spesso ben occultati: solo dopo può stabilire un contratto psicoterapeutico emancipativo e rispettoso. Perché prima viene sempre il rispetto integrale della dignità e della validità dell’amore omosessuale.

Grazie dottor Rigliano del tempo che ha voluto dedicarci ma soprattutto grazie di questo libro che infonde una grande fiducia a tutte le persone lesbiche e gay che fanno ancora fatica a trovare la propria strada.

di Alberto Bartolomeo